L’Avvento, viaggio incontro a Gesù

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Avvento – Domenica 29 novembre, è iniziato l’Avvento, un periodo che ci prepara al Natale. usto importante periodo dell’anno ha il compito di rinnova in ciascuno di noi la speranza, perché la certezza della venuta di Gesù ci induce a guardare con fiducia al futuro.

La parola Avvento deriva dal latino adventus., che nell’antica Roma indicava l’arrivo in forma solenne dell’imperatore o di un alto funzionario in una data città. Si tratta di una cerimonia già in uso in età ellenistica e conosciuta nell’iconografia fino al Medioevo. Momento culminante era il sacrificio dell’imperatore nel tempio dedicato alle divinità tutelari più importanti, dimostrando una profonda compenetrazione tra potere e religione. Tale pratica fu interrotta da Costantino, che si rifiutò di sacrificare alla Triade capitolina. Fatto di non poco conto, perché il culto capitolino rappresentava l’unità politica e religiosa di Roma stessa e ne celebrava il potere. L’atto di Costantino ha diviso nettamente l’ambito civile da quello religioso.Con l’affermazione della nuova religione, il cammino dell’imperatore da trionfale si trasforma in pellegrinaggio. L ‘itinerario seguito dal corteo sposta il suo asse verso la basilica di San Pietro. Il primo attestato è quello di Onorio, nel 403, e raccontato in modo vivace da sant’Agostino in un’omelia dove egli si chiede quale sarebbe stato il luogo su cui si sarebbe soffermato l’imperatore. Infatti Onorio, avanzando, lambisce la tomba di Adriano, l’attuale Castel Sant’Angelo, ma la supera e giunge infine presso la “memoria del pescatore” ˗ cioè la basilica di San Pietro ˗ dove, presso la sua tomba “Deposto il diadema , si batte il petto “( Sermo 360 B , Cum pagani ingrederentur 26).

L’origine del tempo di Avvento è più tardiva, infatti viene individuata tra il IV e il VI secolo. La prima celebrazione del Natale a Roma è del 336, ed è proprio verso la fine del IV secolo che si riscontra in Gallia e in Spagna un periodo di preparazione alla festa del Natale. Per quanto la prima festa di Natale sia stata celebrata a Roma, qui si verifica un tempo di preparazione solo a partire dal VI secolo. Senz’altro non desta meraviglia il fatto che l’Avvento nasca con una configurazione simile alla quaresima, infatti la celebrazione del Natale fin dalle origini venne concepita come la celebrazione della risurrezione di Cristo nel giorno in cui si fa memoria della sua nascita. Nel 380 il concilio di Saragozza impose la partecipazione continua dei fedeli agli incontri comunitari compresi tra il 17 dicembre e il 6 gennaio. In seguito verranno dedicate sei settimane di preparazione alle celebrazioni natalizie. In questo periodo, come in quaresima, alcuni giorni vengono caratterizzati dal digiuno. Tale arco di tempo fu chiamato “quaresima di s. Martino”, poiché il digiuno iniziava l’11 novembre. Di ciò è testimone s. Gregorio di Tours, intorno al VI secolo

Le letture del Vangelo hanno nelle singole domeniche una loro caratteristica propria: si riferiscono alla venuta del Signore alla fine dei tempi (I domenica), a Giovanni Battista (Il e III domenica); agli antefatti immediati della nascita del Signore (IV domenica). Le letture dell’Antico Testamento sono profezie sul Messia e sul tempo messianico, tratte soprattutto dal libro di Isaia. Le letture dell’Apostolo contengono esortazioni e annunzi, in armonia con le caratteristiche di questo tempo.

Si ha una duplice serie di letture: una dall’inizio dell’Avvento fino al 16 dicembre, l’altra dal 17 al 24. Nella prima parte dell’Avvento si legge il libro di Isaia, secondo l’ordine del libro stesso, non esclusi i testi di maggior rilievo, che ricorrono anche in domenica. La scelta dei Vangeli di questi giorni è stata fatta in riferimento alla prima lettura. Dal giovedì della seconda settimana cominciano le letture del Vangelo su Giovanni Battista; la prima lettura è invece o continuazione del libro di Isaia, o un altro testo, scelto in riferimento al Vangelo. Nell’ultima settimana prima del Natale, si leggono brani del Vangelo di Matteo (cap. 1) e di Luca (cap. 1) che propongono il racconto degli eventi che precedettero immediatamente la nascita del Signore. Per la prima lettura sono stati scelti, in riferimento al Vangelo, testi vari dell’Antico Testamento, tra cui alcune profezie messianiche di notevole importanza.

 Alcuni episodi della vita di Gesù sono ricollegabili ai significati simbolici dell’adventus pagano, soprattutto quelli inclusi dai vangeli gnostici sempre ridondanti di particolari. Tuttavia, l’esempio veramente calzante rimane l’ingresso in Gerusalemme rappresentato in modo speculare alle scene con gli imperatori ritratti su rilievi e monete, dove sullo sfondo di paesaggi urbani, gli imperatori incedono solennemente, spesso a cavallo, tra la folla.

L’episodio è raccontato da tutti i Vangeli canonici ma in Giovanni (12, 12-19) appare il termine greco ὑπάντησιj ( upàntesis ), corrispondente al latino adventus.

Nell’iconografia Gesù appare simile a un imperatore, raffigurato di profilo e con una postura regale a cavallo di un asinello, presso la porta di Gerusalemme, tra gente festante che agita rami di palma o stende mantelli al suo passaggio. Questa figurazione riscuote grande fortuna e appare nelle opere fin dal IV secolo, ad esempio nel sarcofago di Giunio Basso, e continua nel tempo, per citare gli esempi più famosi e mirabili, nel Codex Purpureus Rossanensis di Rossano Calabro (VI secolo), quindi negli  negli affreschi di Sant’Angelo in Formis a Capua, e nelle opere di Giotto agli Scrovegni di Padova e di Pietro Lorenzetti nella Basilica Inferiore di Assisi. Tale figurazione viene in seguito ereditata e ripresa nei cortei di dignitari medioevali e rinascimentali.

Nella meditazione patristica greca e latina l’ adventus Domini  non era solo la venuta di Cristo fra gli uomini nell’incarnazione  (adventus in carne  o  in humilitate),  ma anche la venuta definitiva nel giudizio finale  (adventus in maiestate). 

Vi è anche una venuta intermedia, di cui parlano alcuni padri e soprattutto san Bernardo di Chiaravalle: “Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi, e le loro anime ne sono salvate. Nella prima venuta dunque egli venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell’ultima verrà nella maestà della gloria. Quindi questa venuta intermedia è, per così dire, una via che unisce la prima all’ultima ”( Disc . 5 sull ‘ Avvento , 1-3).

Papa Francesco, riallacciandosi a queste parole spiega le tre visite di Gesù all’umanità: La prima visita – sappiamo tutti – è avvenuta con l’Incarnazione, la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme; la seconda avviene nel presente: il Signore ci visita continuamente, ogni giorno, cammina al nostro fianco ed è una presenza di consolazione; infine, ci sarà la terza, l’ultima visita, che professiamo ogni volta che recitiamo il Credo: «Di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi ei morti »…

E il Papa prosegue, ricordando come la venuta sarà improvvisa, nel mezzo del quotidiano di ciascuno. E per questo motivo, continua Francesco “ viene anche un invito alla sobrietà, a non essere dominati dalle cose di questo mondo, dalla realtà materiali, ma piuttosto a governarle. Se, al contrario, ci lasciamo condizionare e sopraffare da esse, non possiamo percepire che c’è qualcosa di molto importante: il nostro incontro finale con il Signore: e questo è l’importante. Quello, quell’incontro. E le cose di ogni giorno devono avere questo orizzonte, devono essere indirizzate a quell’orizzonte ” ( Angelus, 27 novembre 2016 ).

La famosa citazione di Eliot “The journey, Not the destination matters”, Ciò che conta è il viaggio e non la destinazione , riflette un pensiero dell’uomo moderno: ciò che conta è la ricerca anche se rimane circoscritta a se stessa. Una disposizione d’animo che si risolve in un cammino mai concluso, in movimento perpetuo, senza meta, come quello di un Ulisse infelice. Si tratta però di un pensiero privo di senso alla luce del cristianesimo, dal momento che il cammino trova invece un traguardo sicuro nell’incarnazione del Signore. I versi di Joseph Folliet, sacerdote francese del secolo scorso che operò nei quartieri urbani più poveri e nelle realtà rurali emarginate francesi and germanche, lo spiegano con profonda efficacia:

Al termine della strada, non c’è la strada, ma il traguardo.

Al termine della scalata, non c’è la scalata ma la vetta.

Al termine della notte, non c’è la notte ma l’aurora.

Al termine dell’inverno, non c’è l’inverno ma la primavera.

Al termine della disperazione, non c’è la disperazione, ma la speranza.

Al termine della morte, non c’è la morte, ma la vita.

Al termine dell’umanità, non c’è l’uomo ma l’Uomo-Dio.

Alla fine dell’Avvento non c’è l’Avvento, ma il Natale!

Avvento  significa:   Stare svegli e pregare. Il sonno interiore nasce dal girare sempre attorno a noi stessi e dal restare bloccati nel chiuso della propria vita coi suoi problemi, le sue gioie ei suoi dolori, ma semper girare intorno a noi stessi. E questo stanca, questo annoia, questo chiude alla speranza… ( Angelus 2 dicembre 2018 ).

Quando pensiamo all’Avvento, ci sentiamo immersi in una particolare atmosfera fatta di luce e di penombra, di silenzio e insieme di musica, di stupore e gioia sommessa. E un periodo di quattro settimane che trascorre muovendosi verso il Natale. Ci spinge al cammino e allo stesso tempo ci pone in attesa. Attendere il Signore significa preparare il nostro cuore, i nostri intendimenti, dare un corso nuovo alla nostra vita. Papa Francesco ce lo spiega: “L’Avvento ci invita a un impegno di vigilanza guardando fuori da noi stessi, allargando la mente e il cuore per aprirci alle necessità della gente, dei fratelli, al desiderio di un mondo nuovo. È il desiderio di tanti popoli martoriati dalla fame, dall’ingiustizia, dalla guerra; è il desiderio dei poveri, dei deboli, degli abbandonati. Questo tempo è opportuno per aprire il nostro cuore, per farci domande concrete su come e per chi spendiamo la nostra vita ”  ( Angelus 2 dicembre 2018 ).

Il 29 Novembr 2008 l’allora Papa Benedetto XVI ebbe a dire:

L’Avvento è per eccellenza la stagione spirituale della speranza, e in esso la Chiesa intera è chiamata a diventare speranza, per se stessa e per il mondo. Tutto l’organismo spirituale del Corpo mistico assume, per così dire, il “colore” della speranza. 

Tutto il popolo di Dio si rimette in cammino attratto da questo mistero: che il nostro Dio è “il Dio che viene” e ci chiama ad andargli incontro. In che modo? Anzitutto in quella forma universale della speranza e dell’attesa che è la preghiera, che trova la sua espressione eminente nei Salmi, parole umane in cui Dio stesso ha posto e pone continuamente sulle labbra e nei cuori dei credenti l’invocazione della sua venuta. Soffermiamoci perciò qualche istante sui due Salmi che abbiamo pregato poco fa e che sono consecutivi anche nel Libro biblico: il 141 e il 142, secondo la numerazione ebraica.

Signore, a te grido, accorri in mio aiuto; / ascolta la mia voce quando t’invoco. / Come incenso salga a te la mia preghiera, / le mie mani alzate come sacrificio della sera” (Sal 141,1-2).

Così inizia il primo salmo dei primi Vespri della prima settimana del Salterio: parole che all’inizio dell’Avvento acquistano un nuovo “colore”, perché lo Spirito Santo le fa risuonare in noi sempre nuovamente, nella Chiesa in cammino tra tempo di Dio e tempi degli uomini.

Signore … accorri in mio aiuto” (v. 1). E’ il grido di una persona che si sente in grave pericolo, ma è anche il grido della Chiesa fra le molteplici insidie che la circondano, che minacciano la sua santità, quell’integrità irreprensibile di cui parla l’apostolo Paolo, che deve invece essere conservata per la venuta del Signore. E in questa invocazione risuona anche il grido di tutti i giusti, di tutti coloro che vogliono resistere al male, alle seduzioni di un benessere iniquo, di piaceri offensivi della dignità umana e della condizione dei poveri. All’inizio dell’Avvento la liturgia della Chiesa fa proprio nuovamente questo grido, e lo innalza a Dio “come incenso” (v. 2). L’offerta vespertina dell’incenso è infatti simbolo della preghiera, dell’effusione dei cuori rivolti al Dio, all’Altissimo, come pure “le mani alzate come sacrificio della sera” (v. 2).

Nella Chiesa non si offrono più sacrifici materiali, come avveniva anche nel tempio di Gerusalemme, ma si eleva l’offerta spirituale della preghiera, in unione a quella di Gesù Cristo, che è al tempo stesso Sacrificio e Sacerdote della nuova ed eterna Alleanza. Nel grido del Corpo mistico, riconosciamo la voce stessa del Capo: il Figlio di Dio che ha preso su di sé le nostre prove e le nostre tentazioni, per donarci la grazia della sua vittoria.

Questa identificazione di Cristo con il Salmista è particolarmente evidente nel secondo Salmo (142). Qui, ogni parola, ogni invocazione fa pensare a Gesù nella passione, in particolare alla sua preghiera al Padre nel Getsemani. Nella sua prima venuta, con l’incarnazione, il Figlio di Dio ha voluto condividere pienamente la nostra condizione umana. Naturalmente non ha condiviso il peccato, ma per la nostra salvezza ne ha patito tutte le conseguenze. Pregando il Salmo 142, la Chiesa rivive ogni volta la grazia di questa com-passione, di questa “venuta” del Figlio di Dio nell’angoscia umana fino a toccarne il fondo. Il grido di speranza dell’Avvento esprime allora, fin dall’inizio e nel modo più forte, tutta la gravità del nostro stato, il nostro estremo bisogno di salvezza. Come dire: noi aspettiamo il Signore non alla stregua di una bella decorazione su un mondo già salvo, ma come unica via di liberazione da un pericolo mortale.

E noi sappiamo che Lui stesso, il Liberatore, ha dovuto patire e morire per farci uscire da questa prigione (cfr v. 8).

Insomma, questi due Salmi ci mettono al riparo da qualsiasi tentazione di evasione e di fuga dalla realtà; ci preservano da una falsa speranza, che forse vorrebbe entrare nell’Avvento e andare verso il Natale dimenticando la drammaticità della nostra esistenza personale e collettiva.
In effetti, una speranza affidabile, non ingannevole, non può che essere una speranza “pasquale”, come ci ricorda ogni sabato sera il cantico della Lettera ai Filippesi, con il quale lodiamo Cristo incarnato, crocifisso, risorto e Signore universale. A Lui volgiamo lo sguardo e il cuore, in unione spirituale con la Vergine Maria, Nostra Signora dell’Avvento. Mettiamo la nostra mano nella sua ed entriamo con gioia in questo nuovo tempo di grazia che Dio regala alla sua Chiesa, per il bene dell’intera umanità. Come Maria e con il suo materno aiuto, rendiamoci docili all’azione dello Spirito Santo, perché il Dio della pace ci santifichi pienamente, e la Chiesa diventi segno e strumento di speranza per tutti gli uomini. Amen! concluse l’attuale Papa emerito

“Carissimi Fratelli e Sorelle! Inizia oggi, con la Prima Domenica di Avvento, un nuovo Anno liturgico. Il Dio dell’Alleanza si è rivelato nella storia, e nella storia la Chiesa celebra il suo mistero di salvezza: l’Incarnazione, la Passione, la Morte e la Risurrezione del Signore Gesù Cristo. Il cammino dei credenti si rinnova così continuamente, proteso tra il “già” realizzato da Cristo e il “non ancora” della sua piena manifestazione.

Dio è il futuro dell’uomo e del mondo. Se perde il senso di Dio, l’umanità si chiude al futuro e smarrisce inevitabilmente la prospettiva del suo pellegrinare nel tempo. Perché nascere, perché morire? Perché sacrificarsi, perché soffrire?

A questi interrogativi il Cristianesimo offre una risposta appagante. Per questo Cristo è la speranza dell’umanità. E’ Lui il senso vero del nostro presente, perché è il nostro sicuro futuro. L’Avvento ci ricorda che Egli è venuto, ma che anche verrà. E la vita dei credenti è continua e vigile attesa della sua venuta”.
(Giovanni Paolo IIAngelus, 1 dicembre 2002)

Nel frattempo si moltiplicano i ritiri e gli strumenti online per aiutare lo spirito: è, per esempio, il caso del tradizionale calendario dell’Avvento irlandese che si arricchisce di preghiere, video, parole di Papa Francesco tratte dall’esortazione apostolica Christus vivit, gesti e suggerimenti per rendere il Natale più sostenibile e per prendersi cura della casa comune. Segnalazioni di libri, musica ed eventi in diocesi e parrocchie, con indicazioni per farsi prossimo alle famiglie più bisognose.

Una serie di video, la cui realizzazione è stata promossa dalla Conferenza episcopale del Canada e disponibili on line ogni settimana, potranno aiutare i fedeli cattolici a prepararsi alla celebrazione della nascita di Gesù. Si propone un “Viaggio attraverso l’Avvento”, con riflessioni sul Vangelo per ogni domenica di questo tempo forte e sul vero significato del Natale. L’auspicio dei presuli è che sia un canale di conforto e di profonda preparazione per tutti.

La Conferenza episcopale spagnola ha predisposto una nuova app per pregare la Liturgia delle Ore, mentre dalla Svizzera su www.lumierequandmeme.ch è partita una iniziativa ecumenica che offre spunti per vivere diversamente l’Avvento e il periodo natalizio, in tre ambiti: “Celebrare comunque – In connessione comunque – Solidarietà comunque”. Oltre a testi meditativi e a gesti concreti, si presentano progetti solidali da sostenere o legati alla pandemia in Svizzera e all’estero.

Su avent.retraitedanslaville.org i domenicani di Lille propongono un “Avvento in città”, un percorso di accompagnamento con riflessioni, canti dell’Avvento e quattro meditazioni di altrettanti relatori di alto profilo. Un modo per prepararsi perché “il Natale non sia una banale gioia ma un evento spirituale per la nostra vita”. I temi approfonditi: la pace nelle famiglie e nelle comunità cristiane; l’azione dello Spirito per la pace tra i popoli; Gesù come Principe della Pace nella vita di ogni uomo. Monsignor David Macaire, domenicano, arcivescovo di Fort-de-France, nella Martinica, inoltre, ogni settimana illustrerà un metodo concreto per diventare artigiani di pace.

Le sofferenze procurate dalla pandemia, che sta mettendo in ginocchio l’India, sono al centro del “Communio India Sunday”, l’annuale appuntamento celebrato dalle 132 diocesi latine indiane nella prima domenica di Avvento. “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34). è il tema scelto quest’anno. I fedeli saranno invitati a pregare e aiutare le missioni, soprattutto nelle aree rurali.

In Algarve, in Portogallo, tra le iniziative di carità suggerite in questo tempo di attesa, c’è la realizzazione, in famiglia, di “un breve video a tema natalizio da inviare agli anziani che trascorrono il Natale” lontani dai loro cari o da soli, oppure la raccolta di generi alimentari di prima necessità e di kit igienici da destinare alle persone più bisognose. Potrebbe essere utile accompagnare l’allestimento con la lettura di alcuni brani della Lettera apostolica di Papa Francesco Admirabile signum, dedicata proprio al significato e al valore del presepe.

Infin, il Messaggero dei Ragazzi, la rivista mensile per i più giovani dell’editrice Messaggero di Sant’Antonio di Padova, propone #AccadeSoloSeCiCredi, l’Avvento social per ragazzi e ragazze dai 9 ai 14 anni. Sul portale meraweb.it i preadolescenti potranno seguire ogni giorno sul proprio telefonino, o su quello dei propri genitori, messaggi, riflessioni, attività per prepararsi al Natale. Il direttore responsabile del periodico, fra Fabio Scarsato, nei panni di fra Simplicio, dialogherà in chat con i giovanissimi per “camminare” con loro verso la grotta di Betlemme. A fare da filo rosso è una originalissima e provocatoria versione della storia di Babbo Natale, che ribalta tutte le tradizioni. Non sarà il rassicurante nonno che porta i regali ai bambini, ma uno spregiudicato signore che passa la sua vita cercando di arricchirsi, finché si ritrova senza più nulla; da lì, l’idea di partire, in cerca di fortuna e anonimato, per un paesino della Palestina: Betlemme.




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