Natale e simboli: ecco il presepe di Rieti

Presepe – Il Natale si avvicina a grandi passi e, nonostante la propaganda contro i simboli natalizi che attacca quotidianamente l’Italia cattolica eccovi una bella storia da raccontarvi.

Presso il Salone Papale della Curia vescovile di Rieti è stato presentato il presepe di Natale 2018. Allestita sotto gli Archi di Palazzo Papale, l’opera, realizzata da Francesco Artese, è un capolavoro di artigianato: le oltre settanta statue che la compongono sono pezzi unici e preziosi, plasmati in terracotta a Caltagirone dal maestro Vincenzo Velardita, “vestite” a Napoli dalle sorelle Balestrieri della Nicla Presepi secondo i costumi dell’epoca e dipinte dall’artista Rosa Ambrico. Le campane, le porte e finestre con tanto di cardini e vetri sono autentiche “chicche” realizzate a mano dal reatino Gianni Scacciafratte. Così, come pezzi unici artigianali sono gli animali, le tinozze e le scope, le ceste e gli stendardi, i comignoli e le quasi seimila tegole che ricoprono i tetti, tutte rigorosamente applicate a mano dall’artista, assistito nella realizzazione da Lorenzo Serva.
Unico nel suo genere, il presepe monumentale di Francesco Artese regala al visitatore grande suggestione. Dopo una prima visione d’insieme dei circa quaranta metri quadrati che lo compongono, emergono i particolari sorprendenti del borgo medievale di Greccio che contribuiscono a calare il visitatore nell’atmosfera “magica” del Natale francescano. Dall’alba al tramonto l’opera prende così vita: le luci delle case si accendono, scoprendo arredi in miniatura creati con certosina sapienza artigiana e i protagonisti, inquadrati da tagli di luce teatrale, entrano in scena: ecco allora il nobile superbo, la popolana umile, il mendicante sofferente e tutti gli altri personaggi comunicare oltre la quarta parete le proprie emozioni, attraverso espressioni personalizzate e quasi umane. E’ la rievocazione della notte di Natale del 1223 nello sperduto e povero paesino di Greccio dove San Francesco giunse per realizzare il primo presepe vivente della storia. Una “provocazione da riscoprire” secondo il vescovo di Rieti Monsignor Domenico Pompili. “Nella Chiesa “malata” del suo tempo – afferma il vescovo – in cui non c’era più spazio per la povertà unita alla predicazione del Vangelo, lui ebbe il genio e l’ardire di proporre Gesù che nasce in una mangiatoia, per aprire a tutti, e in particolare ai più poveri, l’accesso a Dio. Un messaggio che attraverso la potenza del presepe francescano arriva oggi ad ognuno di noi, credenti e non, allo scopo di trasformare la nostra tendenza alla ricerca di potenza e successo, spesso alienante e ingannevole, in solidarietà, dono di sé per gli altri…>>. Così il vescovo illustra l’idea base de “La Valle del Primo Presepe”: ambizioso progetto di valorizzazione del territorio – a cui l’opera di Artese da simbolicamente il via, dopo l’edizione zero dello scorso anno – che riconosce nel ruolo storico e culturale del francescanesimo un fiore all’occhiello, come evidenziato anche dall’Assessore alla cultura di Rieti Gianfranco Formichetti e dal Sindaco di Greccio.
Esponente della scuola presepistica meridionale, considerato tra i maggiori e più importanti maestri italiani di quest’arte, Francesco Artese ha realizzato presepi in tutto il mondo. L’artista muove i primi passi nel 1976 nella sua Grassano (in provincia di Matera), nel Convento Madonna del Carmine. Nel 1980 la sua arte arriva a Roma nella Basilica di San Crisogono e l’anno dopo in Via Veneto con un presepe di centoventi metri quadri ispirato ai Sassi di Matera. A seguito del successo di questa esposizione viene chiamato dal consolato italiano a New York a realizzare un’imponente opera di circa 140 metri quadrati nella Chiesa Our Lady of Pompei al Green Which Village di New York. Negli stessi mesi è a Washington. Tornato in Italia, lavora a Policoro, in Basilicata, a San Martino in Valle Caudina e nel 1991 a Benevento. Nello stesso anno l’artista realizza il sogno di allestire il presepe nella terra di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi. Dal 1993 al 1997, anno in cui espone all’Arena di Verona, Artese realizza presepi tra la Basilicata, la Calabria e l’Umbria. Il 1999 segna una tappa importante nel percorso dell’artista: l’Unesco gli chiede di allestire un presepe di ben 90 metri quadrati a Betlemme nella Basilica della Natività. Enorme il successo e straordinario il riscontro da parte della stampa nazionale ed estera e della critica. Tra il 2000 e il 2011 è la volta di Parigi, Lublino e Lubiana e per l’ltalia Milano, Spoleto, il ritorno ad Assisi, e poi Roma e Loreto. Dopo il maestoso presepe di piazza San Pietro nel 2012, ambientato nei Sassi di Matera, che conquistò papa Benedetto XVI e di cui una copia fedele di dimensioni minori è esposto alla Mostra dei Presepi di Buenos Aires (Argentina), l’artista è a Turku, Helsinki (Finlandia) e poi a Goiania (Brasile). Tra il 2015-16 vi è il presepe monumentale nella cattedrale di San Patrick (New York), quello nella Domus Santa Marta (città del Vaticano), residenza del Santo Padre, e presso Palazzo Marino (Milano), mentre per il Natale 2017 l’opera alla Basilica di Santo Spirito a Firenze. Per questo Natale, in concomitanza con il presepe di Rieti che sarà inaugurato sabato 1° dicembre alle 17.30, l’artista ha realizzato anche un’opera per la trasmissione Rai “A sua Immagine” e il presepe del Palazzo del Quirinale a Roma, sede della Presidenza della Repubblica Italiana.

Per chi di voi non rammenta la storia del Presepe eccovi un breve riassunto
Nel 1223 Francesco d’Assisi, recatosi all’Eremo di Greccio, in provincia di Rieti, espresse il desiderio non solo di celebrare il Natale proprio là, ma anche di poter vedere con i suoi occhi come il piccolo Gesù fu adagiato in una mangiatoia.
In quella fredda notte, non vi era una vera e propria riproduzione della natività né statue, bensì una mangiatoia riscaldata dal fiato di un bue e di un asinello (secondo la tradizione dei Vangeli apocrifi, nel tempo esclusi dalla Bibbia) dove celebrare l’eucarestia.
Alla morte di Francesco si continuò a parlare di questo particolare evento, ripetendolo ad ogni anno e facendo sì che il presepe di Greccio non fosse dimenticato.
Nondimeno, consideriamo che la più antica raffigurazione di Maria con il suo bambinello è presente addirittura nelle Catacombe di Priscilla, e si tratta di un dipinto del III secolo nel quale si vede anche una stella: forse la stella cometa?
E’ datata 1021 la prima menzione di un presepe a Napoli anche se è nel ‘400 che si hanno i primi veri scultori di figure del presepe. Ed è nel ‘600 che nasce quella oramai conosciuta teatralità del presepio napoletano capace di mescolare sacro e profano.
La tradizione, rivista da questa città, mette in scena anche arti e mestieri attorno alla natività, mostrando la quotidianità di vie e piazzette in cui il popolo si muove, lavora. Lascia spazio anche ai derelitti, agli umili, facendo nascere là tra loro Gesù, il Gesù appunto degli umili.
Giuseppe Sanmartino, il più grande scultore napoletano del ‘700, fondò una vera e propria scuola del presepe, e a oggi si possono individuare personaggi fondamentali per questa particolare rappresentazione, come per esempio il pescatore, il monaco, la zingara, i due compari, il vinaio e tanti altri con una continua espansione dei personaggi sino ai giorni nostri.

Per un italiano su due il Presepe è il simbolo che rappresenta al meglio il Natale nel proprio immaginario. Questo è quanto dichiarato dagli italiani intervistati (55%) durante l’ultimo sondaggio della Doxa in merito. Dunque il presepe batte l’Albero (21%) tra i simboli della festività più “magica” dell’anno per la popolazione italiana (69%).




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