Papa Francesco in Romania: incontro con le autorità religiose e Santa Messa

Papa -Ci sono altri due importanti appuntamenti da segnalare nella prima giornata del viaggio di Papa Francesco in Romania: l’incontro con i religiosi e la Santa Messa.

Il Pontefice che da Roma aveva già detto di “pregustarne la gioia”, incontra il Patriarca, monaco e teologo, successore dello stesso Teoctist, e lo fa a poche ore dal suo arrivo in Romania, dopo il saluto alle Autorità e il pranzo in Nunziatura a Bucarest.

“Anch’io oggi sono venuto qui pellegrino, fratello pellegrino – scandisce Francesco nel discorso, citando il predecessore – desideroso di vedere il volto del Signore nel volto dei fratelli”. La fraternità è dunque la cifra del primo incontro ecumenico di questo trentesimo viaggio apostolico, tra i capi di due chiese accumunate dal sangue dei martiri, da quello degli apostoli loro fondatori, Pietro e Andrea, e non solo. Giovanni Paolo II e Teoctist, infatti, è il Patriarca Daniel a ricordarlo nel suo saluto, condivisero l’esperienza spirituale degli anni duri del regime comunista e gioirono insieme della libertà religiosa. Sono loro oggi – afferma il Patriarca- a chiamarci a promuovere la fede e a difendere la famiglia  in una Europa secolarizzata e invecchiata.

Alle origini del cristianesimo, Pietro e Andrea, ricorda dal canto suo Francesco prendendo la parola, furono fratelli di sangue nella testimonianza di Cristo e oggi ricordano a tutti noi che la “fraternità di sangue” precede e sostiene i cristiani “come una silenziosa corrente vivificante”. Essa ci chiama a “non prendere le distanze dal fratello che la condivide”.Quindi il ricordo va alla spietatezza del regime comunista dopo la Seconda guerra mondiale e alle violenze selvagge che dispiegò indiscriminatamente nelle prigioni. Qui – come in tanti altri luoghi ai nostri tempi – avete sperimentato la Pasqua di morte e risurrezione: tanti figli e figlie di questo Paese, di varie Chiese e comunità cristiane, hanno subito il venerdì della persecuzione, hanno attraversato il sabato del silenzio, hanno vissuto la domenica della rinascita. Quanti martiri e confessori della fede!…

E’ quindi necessario camminare insieme. Un “camminare insieme” che per Francesco oggi deve avvenire con “la forza della memoria”, nell’ ”ascolto del Signore” e “ verso una nuova Pentecoste”. La memoria però, non è quella sterile dei “torti”, dei “giudizi e dei pregiudizi”, delle “scomuniche”, ma è la “memoria delle radici” che incoraggia e illumina il cammino, la “memoria dei primi secoli dei martiri”, della “santità quotidianamente vissuta da persone semplici che condividono lo stesso Cristo”. Grazie a Dio le nostre radici sono sane, sono sane e salde e, anche se la crescita ha subito le storture e le traversie del tempo, siamo chiamati, come il salmista, a fare memoria grata di quanto il Signore ha operato in noi, a elevare a Lui un inno di lode gli uni per gli altri. Il ricordo dei passi compiuti insieme ci incoraggia a proseguire verso il futuro nella consapevolezza – certamente – delle differenze ma soprattutto nell’azione di grazie di un’atmosfera familiare da riscoprire, nella memoria di comunione da ravvivare, che come lampada getti luce sui passi del nostro cammino.

Tutto questo, insieme alla “fragilita dei legami” che isola le persone e si ripercuote sulla famiglia, ci chiede lo sforzo – osserva ancora Francesco parlando al Sinodo ortodosso – di andare incontro alle fatiche dei fratelli, specie i più giovani, non scoraggiati come erano i discepoli a Emmaus, ma col desiderio di annunciare la speranza che è Cristo Risorto. E il cammino sarà compiuto grazie alla preghiera insistente che il “Signore resti con noi” : Lui che ci vuole pronti, attivi e collaborativi nel “dare Dio” prima che nel “dire Dio”… Dunque il cammino insieme riparte da questo incontro e rilancia le due Chiese nel servizio ai fratelli perché conoscano e vedano Gesù trasparire dall’unità che si va consolidando.

Nel tardo pomeriggio l’appuntamento con la Messa: nell’omelia il pontefice parla della Vergine Maria sottolineando di lei, una semplice ragazza, la totale fiducia nella grandezza del Signore. L’invito ai fedeli della Romania è di vivere la gioia che nasce dalla presenza potente di Dio in mezzo ai suoi.

“Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci immerge nell’incontro di due donne che si abbracciano e riempiono tutto di felicità e di lode: esulta di gioia il bambino ed Elisabetta benedice la cugina per la sua fede; Maria canta le meraviglie che il Signore ha realizzato nella sua umile serva con il grande inno di speranza per coloro che non possono più cantare perché hanno perso la voce… Canto di speranza che vuole svegliare anche noi e invitarci a intonarlo oggi mediante tre preziosi elementi che nascono dalla contemplazione della prima discepola: Maria cammina, Maria incontra, Maria gioisce.

Maria cammina… da Nazareth alla casa di Zaccaria ed Elisabetta: è il primo dei viaggi di Maria che la Scrittura racconta. Il primo di molti. Andrà dalla Galilea a Betlemme, dove nascerà Gesù; fuggirà in Egitto per salvare il Bambino da Erode; si recherà ancora a Gerusalemme ogni anno per la Pasqua, fino all’ultima in cui seguirà il Figlio sul Calvario. Questi viaggi hanno una caratteristica: non sono stati mai cammini facili, hanno richiesto coraggio e pazienza. Ci dicono che la Madonna conosce le salite, conosce le nostre salite: ci è sorella nel cammino. Esperta nel faticare, sa come prenderci per mano nelle asperità, quando ci troviamo davanti ai tornanti più ripidi della vita. Come buona madre, Maria sa che l’amore si fa strada nelle piccole cose quotidiane. Amore e ingegno materno capace di trasformare una grotta di animali nella casa di Gesù, con poche povere fasce e una montagna di tenerezza (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 286). Contemplare Maria ci permette di rivolgere lo sguardo a tante donne, madri e nonne di queste terre che, con sacrificio e nascondimento, abnegazione e impegno, plasmano il presente e tessono i sogni del domani. Donazione silenziosa, tenace e inosservata, che non teme di “rimboccarsi le maniche” e caricarsi le difficoltà sulle spalle per portare avanti la vita dei propri figli e dell’intera famiglia sperando «contro ogni speranza» (Rm 4,18). È un ricordo vivo il fatto che nel vostro popolo vive e pulsa un forte senso di speranza, al di là di tutte le condizioni che possano offuscarla o cerchino di spegnerla. Guardando Maria e tanti volti materni, si sperimenta e si alimenta lo spazio per la speranza (cfr Documento di Aparecida, 536), che genera e apre il futuro. Diciamolo con forza: nella nostra gente c’è spazio per la speranza. Per questo Maria cammina e ci invita a camminare insieme.

Maria incontra Elisabetta (cfr Lc 1,39-56), già avanti negli anni. Ma è lei, l’anziana, a parlare di futuro, a profetizzare: «colmata di Spirito Santo» (v. 41), la chiama «beata» perché «ha creduto» (v. 45), anticipando l’ultima beatitudine dei Vangeli: beato chi crede (cfr Gv 20,29). Ecco, la giovane va incontro all’anziana cercando le radici e l’anziana rinasce e profetizza sulla giovane donandole futuro. Così, giovani e anziani si incontrano, si abbracciano e sono capaci di risvegliare ognuno il meglio dell’altro. È il miracolo suscitato dalla cultura dell’incontro, dove nessuno è scartato né etichettato, al contrario, dove tutti sono ricercati, perché necessari, per far trasparire il Volto del Signore. Non hanno paura di camminare insieme e, quando questo succede, Dio arriva e compie prodigi nel suo popolo. Perché è lo Spirito Santo Colui che ci incoraggia a uscire da noi stessi, dalle nostre chiusure e dai nostri particolarismi, per insegnarci a guardare oltre le apparenze e regalarci la possibilità di dire bene degli altri – “benedirli” – specialmente di tanti nostri fratelli che sono rimasti esposti alle intemperie, privati forse non solo di un tetto o di un po’ di pane, ma dell’amicizia e del calore di una comunità che li abbracci, che li protegga e che li accolga. Cultura dell’incontro che spinge noi cristiani a sperimentare il miracolo della maternità della Chiesa che cerca, difende e unisce i suoi figli. Nella Chiesa, quando riti diversi si incontrano, quando a venire prima non sono le proprie appartenenze, il proprio gruppo o la propria etnia, ma il Popolo che insieme sa lodare Dio, allora avvengono grandi cose. Diciamolo con forza: beato chi crede (cfr Gv 20,19) e ha il coraggio di creare incontro e comunione.

Maria che cammina e incontra Elisabetta ci ricorda dove Dio ha voluto dimorare e vivere, qual è il suo santuario e in quale luogo possiamo ascoltare il suo palpito: in mezzo al suo Popolo. Lì abita, lì vive, lì ci aspetta. Sentiamo rivolto a noi l’invito del profeta a non temere, a non lasciarci cadere le braccia. Perché il Signore nostro Dio è in mezzo a noi, è un salvatore potente (cfr Sof 3,16-17), è in mezzo al suo popolo. Questo è il segreto del cristiano: Dio è in mezzo a noi come un salvatore potente. Questa certezza, come fu per Maria, ci permette di cantare ed esultare di gioia. Maria gioisce, gioisce perché è la portatrice dell’Emmanuele, del Dio con noi. «Essere cristiani è gioia nello Spirito Santo» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 122). Senza gioia restiamo paralizzati, schiavi delle nostre tristezze. Spesso il problema della fede non è tanto la mancanza di mezzi e di strutture, di quantità, nemmeno la presenza di chi non ci accetta; il problema della fede è la mancanza di gioia. La fede vacilla quando ci si barcamena nella tristezza e nello scoraggiamento. Quando viviamo nella sfiducia, chiusi in noi stessi, contraddiciamo la fede, perché anziché sentirci figli per i quali Dio fa grandi cose (cfr v. 49), rimpiccioliamo tutto alla misura dei nostri problemi e ci dimentichiamo che non siamo orfani; nella tristezza dimentichiamo che non siamo orfani, che abbiamo un Padre in mezzo a noi, salvatore potente. Maria ci viene in aiuto perché, anziché rimpicciolire, magnifica, cioè, “grandifica” il Signore, loda la sua grandezza. Ecco il segreto della gioia. Maria, piccola e umile, comincia dalla grandezza di Dio e, nonostante i suoi problemi – che non erano pochi – sta nella gioia, perché in tutto si fida del Signore. Ci ricorda che Dio può sempre compiere meraviglie se rimaniamo aperti a Lui e ai fratelli. Pensiamo ai grandi testimoni di queste terre: persone semplici, che si sono fidate di Dio in mezzo alle persecuzioni. Non hanno posto la loro speranza nel mondo, ma nel Signore, e così sono andati avanti. Vorrei rendere grazie a questi umili vincitori, a questi santi della porta accanto che ci indicano il cammino. Le loro lacrime non sono state sterili, sono state preghiera che è salita al Cielo e ha irrigato la speranza di questo popolo.

Cari fratelli e sorelle, Maria cammina, incontra e gioisce perché ha portato qualcosa di più grande di sé stessa: è stata portatrice di una benedizione. Come lei anche noi non temiamo di essere portatori della benedizione di cui la Romania ha bisogno. Siate voi i promotori di una cultura dell’incontro che smentisca l’indifferenza, che smentisca la divisione e permetta a questa terra di cantare con forza le misericordie del Signore.




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