Papa in Madagascar alle monache di clausura: “Obbedienza, coraggio e carità antidoto alla mondanità”

Papa – Francesco sottolinea l’importanza dei piccoli gesti d’amore, perché sono questi che salvano il mondo, e raccomanda alle monache di vincere ogni ombra interiore con la preghiera e l’apertura del cuore.

Il suo discorso prende avvio da una parola della Lettura appena fatta “coraggio” e dice che per seguire il Signore ci vuole sempre un po’ di coraggio, ma osserva, vedo che il lavoro più pesante lo fa Lui, noi dobbiamo avere il coraggio di lasciarlo fare.

La vita comunitaria: tanti piccoli atti d’amore

Poi racconta un’immagine che lo ha aiutato tanto nella sua vita sacerdotale e di fede. E’ quella di due suore, una giovane e una anziana, che una sera, uscendo dal Coro dove avevano pregato, camminavano verso il refettorio e la vecchietta non poteva quasi camminare. La giovane cercava di aiutarla, ma l’anziana si innervosiva: “non toccarmi che cado”, diceva, ma la giovane l’accompagnava sempre con il sorriso. Non è una favola, è una storia di vita, dice Francesco e svela i nomi delle due consorelle. La giovane era santa Teresa del Bambin Gesù . E’ una storia vera, dice, che riflette un pezzetto della vita comunitaria, che fa vedere lo spirito con cui si può vivere la vita comunitaria. La carità nelle piccole e nelle grandi cose. Facendo ciò che chiede l’obbedienza. So, dice il Papa, che tutte voi siete venute per essere vicine al Signore e per cercare la perfezione, ma la perfezione si trova in questi piccoli passi di amore. Piccoli passi che sembrano niente, ma sono piccoli passi che fanno schiavo, che imprigionano Dio. Questo pensava santa Teresina, e queste corde, ripete il Papa, sono i piccoli atti d’amore che noi possiamo fare. Ci vuole il coraggio di fare i piccoli passi, il coraggio di credere che nella mia piccolezza Dio è felice e Dio porterà la salvezza del mondo. Se tu vuoi cambiare non solo la vita religiosa, ma salvare il mondo, esorta ancora Francesco, comincia con questi piccoli atti d’amore che imprigionano Dio.

Il monastero e il richiamo del mondo

Torna poi alla storia della giovane e dell’anziana e dice che un’altra sera, mentre le due suore andavano dal Coro al refettorio, Teresa sentì arrivare della musica dalla città, musica di festa, di ballo e lei ha pensato ai giovani che ballavano, a un matrimonio, un compleanno e forse ha sentito che sarebbe stato bello stare lì, ma subito ha detto al Signore che mai avrebbe scambiato per quella festa mondana uno dei piccoli gesti che faceva nel monastero, perché questi la facevano felice più di tutti i balli del mondo.
Sicuramente, dice il Papa, anche a voi la mondanità arriverà in tanti modi: sappiate discernere con la priora con la comunità, discernere le voci della mondanità, che non entrino nel monastero di clausura. Quando ti vengono pensieri di mondanità pensa ai piccoli atti d’amore, questi salvano il mondo. Teresa preferì stare con l’anziana.

Quando c’è qualcosa che non va parlate subito

Ognuna di voi, prosegue il Papa, per entrare in convento ha fatto tante lotte, tante cose buone e ha vinto: vinto lo spirito mondano, il peccato, il diavolo. Il diavolo se n’è andato triste, quando una di voi è entrata in monastero, ma poi vedendo un’anima così bella ritorna e vuole entrare in lei e chiede l’aiuto di altri diavoli più furbi di lui. Ma loro non possono entrare facendo rumore come fossero ladri, devono entrare educatamente e così i diavoli educati suonano il campanello, chiedono educatamente di entrare. E così la condizione di quell’anima è ancora peggiore. Ma non ti sei accorta che era il diavolo?, si chiede il Papa. E adesso è ormai troppo tardi. Ma non hai parlato con la priora, con il Capitolo, con qualche sorella della Comunità? Il diavolo non vuol essere riconosciuto e prende le vesti di una persona nobile. Tante volte è perfino l’assistente spirituale. Quindi l’accorato invito: per favore se senti che c’è qualcosa che non va, parla subito. Parlate subito quando c’’è qualcosa che vi toglie la tranquillità prima ancora della pace. Questo è l’aiuto per difendere la santità, per difendere il monastero. Ma, potreste dire, noi ci difendiamo bene dal diavolo perché abbiamo una doppia grata e anche una tenda in mezzo. Ma non sono sufficienti. Nemmeno 100 tende. La difesa è la carità e la preghiera. Così faceva Teresa del Bambin Gesù, parlava con la priora anche se la priora non le voleva bene. Ma era per lei Gesù.

La lotta interiore va combattuta fino alla fine

Papa Francesco riprende il racconto e dice che poi santa Teresa si è ammalata e poco a poco le è sembrato di aver perso la fede. Sembrava non saper come fare per allontanare il diavolo che le girava intorno negli ultimi mesi della sua vita. Chiamava le suore perché gettassero acqua santa sul suo letto, perché accendessero le candele. La lotta nel monastero è fino alla fine, ma è bella, conclude il Papa. per poi commentare interpretando forse il pensiero di qualcuna: ma questo Papa invece di parlarci di cose teologiche, ci ha parlato come a delle bambine, magari foste tutte bambine nello spirito, afferma, con quella dimensione della fanciullezza che il Signore ama tanto. E termina dicendo che santa Teresina adesso è colei che accompagna un vecchio, lui stesso, e che lui ne ha voluto dare testimonianza. Ha voluto parlare alle Carmelitane della sua esperienza con una santa per dire a tutte: “Avanti e coraggiose!”.

“…..Grazie a tutte le persone e le istituzioni che hanno reso possibile questo viaggio, in particolare al popolo malgascio che ci accoglie con grande ospitalità.Nel preambolo della Costituzione della vostra Repubblica, avete voluto sigillare uno dei valori fondamentali della cultura malgascia: il fihavanana, che evoca lo spirito di condivisione, aiuto reciproco e solidarietà. Include anche l’importanza dei legami familiari, dell’amicizia e della benevolenza tra gli uomini e verso la natura. Così si rivelano “l’anima” del vostro popolo e quei tratti peculiari che lo contraddistinguono, lo costituiscono e gli permettono di resistere con coraggio e abnegazione alle molteplici avversità e difficoltà che deve affrontare quotidianamente. Se dobbiamo riconoscere, valorizzare e apprezzare questa terra benedetta per la sua bellezza e la sua inestimabile ricchezza naturale, non è meno importante farlo anche per quest’“anima” che vi dà la forza di rimanere impegnati con l’aina (vale a dire con la vita), come ha ben ricordato padre Antonio di Padova Rahajarizafy, S.J.

MADAGASCAR STORIA

Dopo che la vostra Nazione ha riguadagnato la sua indipendenza, essa aspira alla stabilità e alla pace, attuando un’alternanza democratica positiva che attesta il rispetto della complementarità degli stili e dei progetti. E questo dimostra che «la politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo» (Messaggio per la 52ª Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2019) quando è vissuta come servizio alla collettività umana. È chiaro, quindi, che la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida continua per coloro che hanno la missione di servire e proteggere i propri concittadini, in particolare i più vulnerabili, e di favorire le condizioni per uno sviluppo dignitoso e giusto, coinvolgendo tutti gli attori della società civile. Perché, come ricordava San Paolo VI, lo sviluppo di una nazione «non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (Enc. Populorum progressio, 14).

In questa prospettiva, vi incoraggio a lottare con forza e determinazione contro tutte le forme endemiche di corruzione e di speculazione che accrescono la disparità sociale e ad affrontare le situazioni di grande precarietà e di esclusione che generano sempre condizioni di povertà disumana. Da qui la necessità di introdurre tutte le mediazioni strutturali che possano assicurare una migliore distribuzione del reddito e una promozione integrale di tutti gli abitanti, in particolare dei più poveri. Tale promozione non può limitarsi alla sola assistenza, ma chiede il riconoscimento di soggetti giuridici chiamati a partecipare pienamente alla costruzione del loro futuro (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 204-205).

Inoltre, abbiamo imparato che non possiamo parlare di sviluppo integrale senza prestare attenzione alla nostra casa comune e prendercene cura. Non si tratta solo di trovare gli strumenti per preservare le risorse naturali, ma di cercare «soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (Enc. Laudato si’, 139).

Ambiente

La vostra bella isola del Madagascar è ricca di biodiversità vegetale e animale, e questa ricchezza è particolarmente minacciata dalla deforestazione eccessiva a vantaggio di pochi; il suo degrado compromette il futuro del Paese e della nostra casa comune. Come sapete, le foreste rimaste sono minacciate dagli incendi, dal bracconaggio, dal taglio incontrollato di legname prezioso. La biodiversità vegetale e animale è a rischio a causa del contrabbando e delle esportazioni illegali. È vero che, per le popolazioni interessate, molte di queste attività che danneggiano l’ambiente sono quelle che assicurano per il momento la loro sopravvivenza. È dunque importante creare occupazioni e attività generatrici di reddito che siano rispettose dell’ambiente e aiutino le persone ad uscire dalla povertà. In altri termini, non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future.

Su questa strada, dobbiamo impegnarci tutti, compresa la comunità internazionale. Molti suoi rappresentanti sono presenti oggi. Bisogna riconoscere che l’aiuto fornito da queste organizzazioni internazionali allo sviluppo del Paese è grande e che rende visibile l’apertura del Madagascar al mondo. Il rischio è che questa apertura diventi una presunta “cultura universale” che disprezza, seppellisce e sopprime il patrimonio culturale di ogni popolo. La globalizzazione economica, i cui limiti sono sempre più evidenti, non dovrebbe portare ad una omogeneizzazione culturale. Se prendiamo parte a un processo in cui rispettiamo le priorità e gli stili di vita originari e in cui le aspettative dei cittadini sono onorate, faremo in modo che l’aiuto fornito dalla comunità internazionale non sia l’unica garanzia dello sviluppo del Paese; sarà il popolo stesso che progressivamente si farà carico di sé, diventando l’artefice del proprio destino.

Ecco perché dobbiamo prestare un’attenzione e un rispetto particolari alla società civile locale, al popolo locale. Sostenendo le sue iniziative e le sue azioni, la voce di coloro che non hanno voce sarà resa più udibile, così come le varie armonie, anche contrastanti, di una comunità nazionale che cerca la propria unità. Vi invito a immaginare questo percorso nel quale nessuno è messo da parte, o va da solo o si perde.

CHIESA

Come Chiesa, vogliamo imitare l’atteggiamento di dialogo della vostra connazionale, la Beata Victoire Rasoamanarivo, che san Giovanni Paolo II beatificò nella sua visita di trent’anni fa. La sua testimonianza d’amore per la sua terra e le sue tradizioni, il servizio ai più poveri come segno della sua fede in Gesù Cristo ci mostrano la via che anche noi siamo chiamati a percorrere.

Signor Presidente, Signore e Signori, desidero riaffermare la volontà e la disponibilità della Chiesa Cattolica in Madagascar di contribuire, in un dialogo permanente con i cristiani delle altre confessioni, con i membri delle altre religioni e con tutti gli attori della società civile, all’avvento di una vera fraternità che valorizzi sempre il fihavanana, promuovendo lo sviluppo umano integrale, affinché nessuno sia escluso.

Con questa speranza, chiedo a Dio di benedire il Madagascar e coloro che vi abitano, di conservare la vostra bella isola pacifica e accogliente, e di renderla prospera e felice! Grazie.




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