Pio IX – Il 16 Giugno 1846, Il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti viene eletto papa 

Pio IX – Il 16 Giugno 1846, Il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti viene eletto papa al secondo giorno di conclave, assumendo il nome di Pio IX.   Pio IX, nonostante fosse il Pontefice, amava definirsi un “parroco di campagna”

Ricordava spesso l’importanza di pregare Gesù Eucaristico, al quale si poteva confidare tutto. Al principe Cavalletti, che intendeva offrirgli in segno di devozione una sedia pontificale d’oro e di diamanti e gli proponeva il titolo di papa Pio Magno, il Papa gli rispose di impiegare il denaro per la sedia per il riscatto dei seminaristi dal servizio militare e declinò con molta umiltà il titolo onorifico, perché riteneva che tutti gli onori fossero riservati al Signore

Pio IX è stato il 255º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 1846 al 1878 e 163º e ultimo sovrano dello Stato Pontificio dal 1846 al 1870. Il suo pontificato, di 31 anni, 7 mesi e 23 giorni, rimane il più lungo della storia della Chiesa cattolica dopo quello di san Pietro, Fu terziario francescano ed è stato proclamato beato nel 2000.

Nato il 13 maggio 1792 a Senigallia con il nome di Giovanni Maria Battista Pietro Pellegrino Isidoro Mastai Ferretti, fu il nono figlio di Girolamo (membro della famiglia dei conti Mastai Ferretti) e Caterina Solazzi. Venne battezzato lo stesso giorno di nascita nel Duomo della città dallo zio canonico Angelo Mastai Ferretti. Ricevette la cresima il 9 giugno 1799 dal cardinale Bernardino Honorati, vescovo di Senigallia, e la prima comunione il 2 febbraio 1803. Compì gli studi classici nel celebre collegio dei Nobili di Volterra, diretto dai padri scolopi, dal 1803 al 1808; gli studi furono comunque sospesi per improvvisi e ripetuti attacchi epilettici, causati da un pregresso trauma cranico riportato in un gravissimo incidente in cui incorse cadendo in un torrente nell’ottobre 1797.

In quegli anni, fu spesso ospite a Mondolfo dalla sorella, andata in sposa a un rampollo della nobile famiglia Giraldi della Rovere, dilettandosi con buoni risultati nel gioco del pallone col bracciale assieme ad altri ragazzi del luogo. Nel 1812, la malattia gli fece ottenere l’esonero dalla chiamata di leva nelle Guardie d’onore del Regno. Dal 1814 fu ospite a Roma dello zio Paolino Mastai Ferretti, canonico di San Pietro, e qui proseguì gli studi di filosofia e di teologia nel Collegio Romano. Nel 1815 entrò a far parte della Guardia Nobile Pontificia ma, a causa del suo male, ne fu presto dimesso. Profondamente amareggiato, in quell’occasione conobbe un giovane Vincenzo Pallotti che lo consolò e gli vaticinò il pontificato. Lo stesso anno si recò in pellegrinaggio a Loreto dove incontrò papa Pio VII il quale voleva ringraziare la Madonna per la propria liberazione da Napoleone. Quando il giovane Mastai Ferretti gli confidò la malattia che da anni lo assediava, il pontefice gli disse: “Crediamo che questo crudele male non vi tormenterà mai più”; in effetti, dopo tale visita col Papa, non ebbe più attacchi epilettici e attribuì la guarigione alla grazia ricevuta dalla Vergine di Loreto.

Dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, tornò a Roma al seguito di Pio VII e frequentò l’Università romana. In questo periodo fu seminarista e si prodigò presso il “Tata Giovanni“, un ospizio per i ragazzi abbandonati che ricevevano un’educazione, un’istruzione e imparavano un mestiere. Fu tra questi futuri falegnami, sarti, calzolai che cominciò il suo apostolato per i poveri che lo segnerà sempre nella sua vita.

Essendo guarito dalla malattia, poté continuare i suoi studi. Il 5 gennaio 1817 prese gli ordini minori, il 20 dicembre 1818 venne ordinato suddiacono e il 6 marzo 1819 diacono. Il 10 aprile 1819 fu ordinato sacerdote dal cardinale Fabrizio Sceberras Testaferrata, vescovo di Senigallia. Celebrò la prima messa il giorno dopo, giorno della Pasqua, nella chiesa del “Tata Giovanni“, sant’Anna dei Falegnami, tra i suoi poveri. Si dedicò all’apostolato nella sua città natale e contemporaneamente fu direttore del “Tata Giovanni”, a Roma.

Dichiarò di non volere cariche ecclesiastiche e professò nel terzo ordine francescano, nella chiesa romana di San Bonaventura al Palatino dove si ritirava a pregare. All’interno una lapide in marmo ricorda la professione del futuro Pontefice.

Dal luglio 1823 al giugno 1825 fece parte, per volere di papa Pio VII, del corpo diplomatico del Cile, guidato dal delegato monsignor Giovanni Muzi. Qui però la delegazione si trovò di fronte a un duro governo anticlericale e fu costretta a tornare a Roma. Durante il soggiorno in Cile si prodigò per gli ammalati e per amministrare i sacramenti. Diede conforto e aiuto a un ufficiale inglese protestante, gravemente malato. Nel 1825 fu richiamato in Italia, e si fermò per alcuni mesi a Senigallia. Poi papa Leone XII gli conferì l’incarico di dirigere l’ospizio di San Michele a Ripa, dove si accudivano anziani, ex-meretrici, e giovani abbandonati.

Nonostante il suo proposito di non volere cariche, fu comunque nominato dal papa nel 1827, a soli 35 anni di età, arcivescovo di Spoleto. Fu consacrato il 3 giugno dal cardinale Castiglioni, futuro papa Pio VIII, nella chiesa romana di San Pietro in Vincoli. A Spoleto applicò l’esperienza del “Tata Giovanni” fondando anche in questa città un istituto analogo. Mostrò rigore per la disciplina religiosa e molta carità per i poveri, arrivando a impegnare i propri mobili per aiutare i più bisognosi. Durante l’insurrezione del 1831 fu nominato delegato straordinario di Spoleto e Rieti e con un’abile mediazione salvò la città da un inutile spargimento di sangue. Convinse i generali pontifici a non aprire il fuoco e ai rivoltosi concesse, alla deposizione delle armi, soldi e passaporti. Tale atteggiamento di moderazione contribuì, al momento della sua elezione a papa, a far pensare ai patrioti italiani che fosse uomo di idee liberali e aperto alla causa nazionale. In tale periodo salvò la vita al ventitreenne Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, il futuro Napoleone III, che stava per essere fatto prigioniero dagli austriaci proprio a Spoleto. Il 13 gennaio 1832 la città di Spoleto subì un grave terremoto. Essendo vescovo diresse subito gli aiuti, organizzando un piano specifico e andando di persona sui luoghi del disastro. Da allora si impegnò per la ricostruzione nel più breve tempo possibile, prima del sopraggiungere dell’inverno, ottenendo fondi da papa Gregorio XVI. In considerazione dei successi in Umbria nel 1832papa Gregorio XVI lo inviò nella sanguigna e rivoltosa Romagna, nominandolo vescovo di Imola. Il futuro pontefice si dedicò a questo nuovo magistero con particolare impegno, tanto che la sua opera fu premiata alcuni anni più tardi, quando all’età di soli quarantotto anni fu creato cardinale – sempre da Gregorio XVI – nel concistoro del 14 dicembre 1840.

Il conclave del 1846, che seguì la morte di papa Gregorio XVI, si svolse in un periodo molto turbolento per la storia della penisola italiana. Per questo motivo molti cardinali stranieri decisero di non partecipare al conclave: furono presenti, infatti, soltanto 46 dei 62 cardinali. Il cardinale Mastai Ferretti era considerato un liberale, in specie per avere sostenuto vari cambiamenti amministrativi negli anni precedenti alla guida delle diocesi di Spoleto e di Imola.

I cardinali si separarono subito nella fazione conservatrice, che supportava il cardinale Luigi Lambruschini (segretario di Stato del precedente pontefice), e in quella progressista, che supportava due candidati: il cardinale Tommaso Pasquale Gizzi e il cinquantaquattrenne cardinale Ferretti. Al primo scrutinio i voti si divisero egualmente fra i diversi candidati, ma a quel punto i favoriti Lambruschini e Gizzi sembravano fuori gioco. Il 16 giugno, secondo giorno di conclave, Mastai Ferretti fu eletto al soglio pontificio assumendo il nome di Pio IX: scelse questo nome in onore a papa Pio VII che aveva incoraggiato la sua vocazione al sacerdozio.

Nonostante la breve esperienza in Cile, il nuovo papa era inesperto in questioni diplomatiche. Per questo motivo l’Impero austriaco aveva mandato a Roma l’arcivescovo di Milano, il cardinal Gaisruck, per porre il veto all’elezione di Mastai Ferretti, ma egli arrivò troppo tardi: questi era già stato acclamato papa. Pio IX fu incoronato il 21 giugno e scelse subito il cardinale Tommaso Pasquale Gizzi, nativo di Ceccano, come Segretario di Stato. L’Europa liberale applaudì alla sua elezione.

Il primissimo provvedimento che prese, appena un mese dopo la sua elezione, fu la concessione dell’amnistia (16 luglio 1846) per i reati politici. Il provvedimento concedeva a 400 carcerati di uscire di prigione e a 400 esiliati politici di tornare in Patria.

Nei primi anni di pontificato governò lo Stato Pontificio con una progressiva apertura alle richieste liberali della popolazione. Fu l’epoca delle grandi riforme dello Stato Pontificio: la Consulta di Stato (istituita il 19 aprile 1847), la libertà agli ebrei, la libertà di circolazione dei giornali (15 marzo 1847), l’istituzione di nuove casse di risparmio (Cassa di Risparmio di Civitavecchia), unita a una moderazione della censura preventiva, l’inizio delle ferrovie e la costituzione del Municipio di Roma. Promosse inoltre la costituzione di una Lega doganale tra gli Stati italiani preunitari, che rappresentò il più importante tentativo politico-diplomatico dell’epoca volto a realizzare l’unità d’Italia per vie federali. L’istituzione della Guardia civica, il 5 luglio, provocò le dimissioni del Segretario di Stato, Tommaso Pasquale Gizzi, che si era dimostrato contrario al provvedimento.

Il primo presidente del Consiglio fu il cardinal Gabriele Ferretti. Il 5 luglio ricostituì la Guardia Civica,che era stata sciolta durante la parentesi napoleonica.

Il 2 gennaio 1848 nacque il nuovo governo, affidato al cardinale Giuseppe Bofondi, che proveniva da ambienti con simpatie liberali e che aprì, per la prima volta, il governo a rappresentanti laici (a Giuseppe Pasolini Dall’Onda fu affidata la delega “per il Commercio, l’agricoltura, l’industria e le belle arti”.

l 14 marzo 1848, a seguito dei moti rivoluzionari che avevano investito fin dall’inizio dell’anno tutta l’Europa, papa Pio IX concesse la costituzione (Statuto Fondamentale pel Governo Temporale degli Stati della Chiesa), seguendo l’esempio del sovrano delle Due Sicilie. Lo Statuto istituiva due Camere legislative e apriva le istituzioni (sia legislative sia esecutive) ai laici.

Alla fine dello stesso mese, in occasione delle Cinque giornate di Milano giunsero al pontefice forti pressioni per seguire l’esempio del Granduca di Toscana e del Re di Napoli, che avevano inviato proprie truppe al fronte. Pio IX permise soltanto la costituzione di un esercito di volontari, con la sola missione di proteggere i confini dello Stato con il Regno Lombardo-Veneto (Impero austriaco). Furono formati due corpi: uno, di soldati regolari, comandato dal generale Giovanni Durando (1804-1869) fratello del generale Giacomo Durando, l’altro di volontari, comandato dal generale Andrea Ferrari. Lo Stato Pontificio si trovò di fatto impegnato in una guerra contro l’Austria, potenza cattolica, per l’indipendenza italiana. Il 17 aprile fu convocata una commissione di cardinali per discutere della situazione. La commissione persuase il Papa a ritirare il proprio appoggio alla coalizione.

Il 29 aprile 1848 Pio IX, con l’allocuzione Non semel al concistoro dei cardinali mise in evidenza la particolare posizione del Papa che, come capo della Chiesa universale e allo stesso tempo capo di uno Stato italiano, non poteva mettersi in guerra contro un regno cattolico: “Fedeli agli obblighi del nostro supremo apostolato, Noi abbracciamo tutti i Paesi, tutte le genti e Nazioni in un istintivo sentimento di paterno affetto”.

Dopo le dimissioni del presidente del Consiglio Odoardo Fabbri (15 settembre), il pontefice nominò, avendo considerato le sue qualità, suo successore Pellegrino Rossi, già ministro dell’interno e convinto federalista.

Quest’atto può essere visto come un tentativo da parte del pontefice di cercare un compromesso con le forze rivoluzionarie interne allo Stato Pontificio, oltre ad un tentativo di portare avanti il progetto federativo iniziato con la Lega Doganale. Il programma di Rossi cercava di conciliare le istanze rivoluzionarie da un lato e le esigenze pontificie dal’altro, ma il progetto federalista era inviso a chi voleva unire l’Italia in uno stato centralizzato sul modello francese. Inoltre, il fatto che Rossi mirasse a una confederazione di Stati, significava affermare la piena autonomia dello Stato della Chiesa e rimanere neutrali nel caso di un’eventuale ripresa della guerra tra Carlo Alberto e Leopoldo II contro l’esercito di Radetzky.

A seguito dell’assassinio del Rossi i rivoluzionari, guidati da Ciceruacchio, pretesero di dettare condizioni per la formazione del nuovo governo. Pio IX, non volendo scendere a patti con essi, ma avendo capito che un’azione repressiva avrebbe potuto innescare una guerra civile, decise di lasciare Roma.

Il 24 novembre 1848 il pontefice partì nottetempo, vestito da semplice sacerdote, con destinazione Gaeta, nel territorio del Regno delle Due Sicilie. Invitato da Luigi Napoleone, a quel tempo presidente della neo-costituita Seconda Repubblica francese, a trasferirsi nella sua nazione, preferì rimanere in territorio italiano.

Pio IX, dopo un esilio di diciassette mesi, al rientro a Roma fece seguire una profonda opera di restaurazione, annullando parecchi atti della Repubblica Romana: abolì la Costituzione, ripristinò la pena di morte che era stata soppressa, fece abbattere la statua eretta in memoria di Giordano Bruno, ripristinò l’isolamento degli ebrei nel Ghetto con relativi balzelli e divieti.

Nel 1859, Pio IX ordinò la creazione di un codice penale unificato. Ordinò anche una riforma delle carceri papali e delle case penali. La polizia fu sottoposta al Segretario di Stato e ricevette più autorità e potere contribuendo a una significativa riduzione della criminalità.  Vennero erette anche scuole per bambini attive tutto il giorno, garantendo così l’accudimento dei figli i cui genitori erano assenti durante l’orario di lavoro.

Nei due decenni che precedettero l’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia, furono in massima parte completati i lavori di bonifica dell’Agro romano e cominciati quelli relativi alla rete idrica per il soddisfacimento del fabbisogno di acqua potabile degli abitanti di Roma che tuttavia vennero portati a compimento solo dopo l’unione della città allo Stato italiano.

L’8 dicembre 1854 proclamò il dogma dell’Immacolata concezione con la bolla Ineffabilis Deus, tradotta in 400 lingue e dialetti.

Pio IX si trovò a gestire il momento storico della nascita anche in Italia di un moderno stato nazionale unitario.

Il 18 settembre 1860, in seguito alla battaglia di Castelfidardo, le truppe piemontesi sconfissero le truppe svizzere conquistando le Marche e l’Umbria, che poi furono annesse al Regno di Sardegna a seguito di un plebiscito. Il territorio posseduto dalla Chiesa fu ridotto al solo LazioVittorio Emanuele II si era impegnato con l’imperatore francese a non attaccare Roma, che non fu coinvolta nella campagna del 1860.

L’8 dicembre 1864 papa Pio IX pubblicò l’enciclica Quanta cura e il Sillabo, una raccolta di ottanta proposizioni considerate dal Papa stesso non conciliabili con la fede cattolica, divise in dieci rubriche. Il 2 maggio 1868 approvò la Società della Gioventù Cattolica italiana, fondata da Mario Fani e Giovanni Acquaderni il 29 giugno 1867.

L’11 aprile 1869 furono organizzate solenni celebrazioni in tutto il mondo cattolico per il suo giubileo sacerdotale e il 7 dicembre 1869 aprì il Concilio Vaticano I.

Lo scontro con il neo costituito Regno d’Italia giunse all’apice quando nel 1870, alla caduta di Napoleone III, le truppe dei Savoia entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, ponendo fine alla sovranità temporale dei Papi e alla loro podestà su Roma.

Il Papa si ritirò nel Vaticano rifiutando di riconoscere il nuovo Stato e dichiarandosi prigioniero politico. Questa situazione, indicata come Questione romana, perdurò fino ai Patti Lateranensi del 1929, sottoscritti in accordo col governo fascista.

Conseguentemente Pio IX, in data 10 settembre 1874, promulgò il famoso non expedit con il quale veniva palesemente sconsigliata la partecipazione di ecclesiastici e cattolici alla vita politica del neo Stato italiano, nato da un violento atto contro lo Stato della Chiesa.

Il 13 maggio 1871 fu promulgata la Legge delle Guarentigie, con la quale lo Stato italiano stabiliva unilateralmente i diritti e i doveri dell’autorità papale. Il 21 agosto 1871 Pio IX scrisse a re Vittorio Emanuele II, esprimendo le ragioni per cui non poteva accettare la legge. Fino alla sua morte il Papa continuò a definirsi «prigioniero dello Stato italiano».

Papa Pio IX morì a Roma il 7 febbraio 1878 dopo aver ripetuto più volte Parti o anima cristiana, baciando il crocifisso e l’immagine della Madonna. Fu sepolto in Vaticano.

Nel proprio testamento, il pontefice aveva designato come luogo definitivo di sepoltura la basilica di San Lorenzo al Verano.Nel luglio del 1881 avvenne la traslazione della salma.

La cerimonia fu interrotta da un gruppo di anticlericali che tentarono di impossessarsi del feretro, al grido di «al fiume il papa porco», attaccando il corteo funebre con sassi e bastoni nell’evidente intento di gettare la salma di Pio IX nel Tevere. I fedeli, tranne pochi animosi, rimasero sostanzialmente passivi.Solo la pronta reazione della polizia evitò gravi incidenti; furono richiamati rinforzi provenienti dall’esercito (ai militari, infatti, era stato imposto di restare consegnati in caserma in via precauzionale). Solo dopo alcune ore il corteo funebre poté riprendere la processione sino a San Lorenzo in una situazione di relativa tranquillità.

L’episodio ebbe risonanza internazionale: l’Italia apparve come un paese in cui era possibile attaccare una persona anche oltraggiandone le spoglie mortali. Vi furono conseguenze politiche: il prefetto di Roma venne rimosso dall’incarico e il governo Depretis dovette rispondere a numerose interrogazioni parlamentari sulla vicenda. Il ministero degli Esteri inviò una lettera circolare alle monarchie europee per spiegare l’origine degli scontri.




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