Vaticano – Frate Antenucci ed il silenzio

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Vaticano – In un’epoca dominata dal rumore e dall’iperconnessione, fra Emiliano Antenucci, Rettore del Santuario Madonna del Silenzio di Avezzano (AQ), invita a riscoprire il valore del silenzio come “grembo” di parole autentiche e profonde. Il libro “Il potere del silenzio e delle parole” (edizioni Appunti di Viaggio), spiega come il silenzio positivo apra alla meraviglia e all’ascolto di Dio, contrapponendosi a quello negativo dell’omertà. Specialmente per i giovani, la sfida è passare dalla moltiplicazione dei contatti all’approfondimento spirituale, praticando la sosta contemplativa davanti al presepe per ritrovare il senso vero della vita.

L’Intervista

Nel suo ultimo lavoro lei riflette sul binomio tra silenzio e parole, in un’epoca dominata dal rumore. Perché è così importante parlarne oggi?

“Perché sia il silenzio che le parole hanno un doppio volto. Esiste un silenzio positivo, che è quello che ci apre alla meraviglia, alla curiosità e all’ascolto profondo di noi stessi, di Dio e degli altri. Ma esiste anche un silenzio negativo: pensiamo all’omertà o al mutismo, che sono veri e propri muri comunicativi. Nel libro dedico un intero capitolo al silenzio omertoso; dobbiamo chiedere al Signore di guarire questi silenzi negativi per far crescere, invece, lo stupore e l’ascolto”.

Questo vale anche per il linguaggio? Spesso pensiamo che le parole siano “solo” parole…

“Esattamente. Le parole possono benedire, cioè “dire bene”, o maledire, “dire male”. Viviamo in una società iperconnessa dove moltiplichiamo i messaggi, ma spesso carichi di violenza o drammi. Il silenzio dovrebbe essere il “grembo” delle parole autentiche. Dobbiamo usare parole di coraggio, amore e umiltà, non parole “boomerang” o parole-coltello che feriscono. Contrariamente a quanto cantava Mina, ogni parola non è solo informativa, ma “performativa”: perfora l’anima, la mente e il cuore. Le parole hanno un peso e un valore profondo”.

fra Emiliamo Antenucci e Papa Francesco (foto: fra Emiliano)

Lei si rivolge spesso ai giovani, che oggi sembrano schiacciati dalla necessità di moltiplicare rapporti e contenuti. Come possono riscoprire la presenza di Dio in questo caos?

“Il segreto è imparare ad ascoltare la presenza di Dio proprio nel silenzio. Poco tempo fa il Papa ha citato Fra Lorenzo della Risurrezione, un carmelitano che scopriva Dio tra le pentole e i lavori più umili. Questo ci insegna che è possibile vivere il deserto nella città e il silenzio nel rumore. Io consiglio a tutti una pratica quotidiana: quindici minuti o mezz’ora di silenzio ogni giorno per invocare lo Spirito Santo e ascoltare se stessi, Dio e gli altri”.

Siamo nel cuore della Novena di Natale. In un periodo fatto di suoni, luci e confusione, come possiamo esercitarci concretamente a questa spiritualità?

“Sembra un paradosso: il Natale è diventato il tempo del rumore, ma il presepe nasce nel silenzio. Papa Francesco ci ricorda spesso di metterci in silenzio davanti alla mangiatoia. Spesso ci preoccupiamo dei regali tra di noi, ma il vero festeggiato è Gesù. Il regalo più grande che possiamo fare agli altri è la nostra presenza e generosità”.

Qual è, dunque, il suo consiglio finale per vivere queste festività con uno spirito diverso?

“Consiglio a tutti di fermarsi davanti al presepe. Restate lì, in silenzio, a contemplare con gli occhi dei pastori, di Maria, di Giuseppe e dei Re Magi. Guardate Gesù, la Stella del Redentore: è in quel silenzio contemplativo che si ritrova il senso vero della vita”.

 

Fonte: In Terris




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