Vaticano – Giovanni Paolo II – Racconti e ricordi di Papa “Lolek”

Giovanni Paolo II ci ha lasciato tanti ricordi ed alcuni racconti tutti da tramandare…………

1) Fine della Seconda Guerra Mondiale. In una Cracovia semidistrutta a cui si stanno avvicinando i sovietici, un giovanissimo soldato della “Hitlerjungend” di nemmeno 18 anni incontra un seminarista clandestino polacco che sotto la tonaca trasporta pane per i pochi ebrei superstiti. Subito gli punta addosso il fucile.

L’altro resta impavido ma gli dice: “Sappi che io sono destinato a diventare Papa e a sconfiggere quei sovietici che stanno per conquistare il mio e il tuo paese. Se spari, impedirai tutto ciò.”

L’altro si ferma, abbassa il fucile, se ne va. Fatti alcuni passi però si volta:

“D’accordo… Ricordati però che poi toccherà a tutti

2: Roma, 1946. Una donna, vestita poveramente, con il volto triste, entrò in un negozio, si avvicinò al padrone e umilmente gli chiese se poteva prendere alcuni alimenti a credito. Con delicatezza gli spiegò che suo marito era un mutilato di guerra e non poteva lavorare, e i loro sette figli avevano bisogno di cibo.

Il negoziante non accettò e le intimò di uscire dal negozio.

Conoscendo la reale necessità della sua famiglia, la donna supplicò:

« Per favore, signore, glielo pagherò non appena posso! »

Il padrone ribadì che non poteva farle credito, e che lei poteva rivolgersi ad un altro negozio.

In piedi, vicino al banco, si trovava un giovane sacerdote che aveva ascoltato la conversazione tra il padrone del negozio e la donna. Questi si avvicinò e disse al padrone del negozio con accento straniero:

« Sentite, buonuomo, pagherò io quello di cui la signora ha bisogno per la sua famiglia. »

« Voi non avete la somma sufficiente per pagare tutta quella roba! » esclamò con tono villano il negoziante, evidentemente temendo di non essere pagato da quel sacerdote vestito così poveramente.

Allora il sacerdote insistette:

« Facciamo così. La signora metterà la sua lista della spesa sul piatto della bilancia, e voi le darete gratuitamente tanta merce quanto pesa la sua lista. »

« Va bene! » esclamò il negoziante con un ghigno, evidentemente certo di prendersi gioco di quel prete. « Mettete pure qui la vostra lista! »

La donna esitò un attimo e, chinando la testa, cercò nel suo portafoglio un pezzo di carta, vi scrisse su qualcosa e poi posò il foglietto su un piatto della bilancia.

Il negoziante restò di stucco, quando vide il piatto della bilancia dove era stato posato il biglietto abbassarsi di colpo e rimanere abbassato. Il sacerdote invece sorrideva.

Allora il negoziante prese ad aggiungere derrate alimentari sull’altro piatto, ma questo non si abbassava di un millimetro.

Il padrone del negozio, sgranando gli occhi per lo stupore, esclamò: « È incredibile! »

Il giovane sacerdote continuò a sorridere, mentre il commerciante continuava a mettere sacchetti di alimenti sull’altro piatto della bilancia. Solo quando quest’ultimo fu pieno di tutto ciò che la signora desiderava, i due piatti tornarono perfettamente in equilibrio.

La donna mise tutto nella sua sporta, ringraziò il sacerdote ed uscì dal negozio.

Solo allora il negoziante prese il foglietto di carta, e quando lo lesse restò ancora più confuso… Non era una lista della spesa! Era una preghiera, che diceva:

« MIO DIO, TU CONOSCI LA MIA SITUAZIONE E SAI CIÒ DI CUI HO BISOGNO. METTO TUTTO NELLE TUE MANI! »

Il giovane sacerdote sorrise e, pagando i propri acquisti, disse al negoziante:

« Ora sappiamo quanto pesa una preghiera. »

Mentre stava per uscire dal negozio, il padrone gli domandò:

« Un momento… Ma voi, chi siete? »

« Il mio nome è Karol. Karol Wojtyla. »

3: i tre alberi

Tratta da una predica di Karol Wojtyla, giovane sacerdote impegnato nella pastorale giovanile, agli studenti con i quali si recava spesso in gita in barca.

« In un bosco in cima ad una collina vivevano tre alberi. Un giorno iniziarono a discutere dei loro desideri e delle loro speranze.

Il primo albero disse: “Spero di diventare un giorno lo scrigno di un tesoro. Potrei essere riempito d’oro, d’argento e di gemme preziose. Potrei essere decorato con intarsi finissimi ed essere ammirato da tutti.”

Il secondo albero disse: “Io spero di diventare una nave possente. Vorrei portare re e regine attraverso i mari fino agli angoli più reconditi del mondo. Vorrei che per la forza del mio scafo ognuno si sentisse al sicuro.”

Infine il terzo albero disse: “Io vorrei crescere fino a diventare l’albero più alto e più dritto di tutta la foresta. Tutta la gente mi vedrebbe irto sulla cima della collina e ammirando i miei rami contemplerebbe i cieli e penserebbe a Dio, vedendo quanto io gli sia vicino. Sarei il più grande albero di tutti i tempi, e tutti si ricorderebbero di me.”

Trascorse qualche anno, e ogni albero pregava che i suoi desideri si avverassero.

Alcuni taglialegna passarono un giorno vicino ai tre alberi. Uno di questi si avvicinò al primo albero e disse: “Questo sembra un albero molto resistente, riuscirò sicuramente a venderne la legna ad un falegname”. E iniziò a tagliarlo.

L’albero era felice perché sapeva che il falegname lo avrebbe trasformato in uno scrigno prezioso.

Giunto presso il secondo albero un altro taglialegna disse: “Questo sembra un albero molto resistente, credo che riuscirò a venderlo ad un cantiere navale.”

Il secondo albero era felice perché sapeva che stava per diventare una nave possente.

Quando i taglialegna si avvicinarono al terzo albero, l’albero era spaventato perché sapeva che se fosse stato tagliato i suoi sogni non si sarebbero mai avverati. Uno dei taglialegna disse: “Non ho ancora deciso cosa ne farò del mio albero. Ma intanto lo taglierò”. E subito lo tagliò.

Quando il primo albero fu consegnato al falegname fu trasformato in una cassa per contenere mangime per animali. Fu portato in una grotta e riempito di fieno. Ciò non era certamente quello per cui l’albero aveva pregato.

Il secondo albero fu tagliato e trasformato in una piccola barca da pesca. I suoi sogni di diventare una nave possente e trasportare re e regine era terminato.

Il terzo albero fu tagliato in due tronconi e abbandonato nel buio in un deposito.

Gli anni passarono e gli alberi dimenticarono i loro sogni. Finché, un giorno, un uomo e una donna giunsero alla grotta. La donna partorì e il neonato fu adagiato nella cassa per il mangime degli animali che era stata fabbricata con il legno del primo albero.

L’uomo aveva sperato di poter costruire una culla per il bambino, ma fu la mangiatoia a divenirlo. L’albero avvertì l’importanza di questo evento e capì che aveva accolto il più grande tesoro di tutti i tempi.

Anni dopo, alcuni uomini erano sulla barca da pesca che era stata realizzata con il secondo albero. Uno degli uomini era stanco e si era addormentato. Mentre si trovavano in mare un violento temporale li sorprese e l’albero pensò che non sarebbe stato abbastanza robusto per proteggere i passeggeri. Gli uomini svegliarono la persona che si era addormentata, la quale, alzandosi in piedi, sgridò il mare: “Taci, calmati.”

La tempesta si placò immediatamente. A questo punto il secondo albero capì di aver trasportato il Re dei Re nella sua barca.

Alla fine, qualcuno arrivò e prese il terzo albero. Un troncone venne fissato nel terreno, mentre l’altra metà venne messa sulle spalle di un uomo condannato a morte.

Mentre veniva trasportato attraverso le strade, la gente scherniva l’uomo che lo sosteneva. Quando si fermarono l’uomo fu inchiodato all’albero, innalzato in aria e lasciato morire in cima ad una collina.

L’albero capì che non solo era stato vicino a Dio, ma lo aveva sostenuto inchiodato su di sé, poiché Egli era stato crocifisso sul suo legno.

Quando le cose non sembrano andare nella direzione che ti aspetti, sappi che Dio ha sempre un piano per te. Se tu hai fiducia in Lui, Lui ti darà grossi doni. Ogni albero ebbe ciò che voleva ma non nel modo che avrebbe immaginato.

Noi non sappiamo sempre ciò che Dio ha riservato per noi. Sappiamo che le Sue vie non sono le nostre vie, ma le sue vie sono sempre le migliori! »

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4: Nessuno è perfetto

Karol Woytyla amava spesso raccontare questo apologo, non si sa se scritto da lui o realmente accaduto.

« Un monaco del deserto della Tebaide viveva in eremitaggio da vent’anni pregando e digiunando spesso. Un giorno chiese al Signore: “Dimmi se il mio modo di comportarmi è perfetto.”

“Ti manca ancora qualcosa”, gli rispose il Signore Dio.

“Mostrami allora un uomo perfetto, in modo che possa conformarmi al suo esempio.”

“Vai a Tebe nella casa che ti indicherò, e vedrai un uomo perfetto.”

Il giorno dopo il monaco lasciò l’eremitaggio e si recò a Tebe, la grande città. All’indirizzo indicato trovò la casa di un ciabattino.

“Come può essere un ciabattino in questa rumorosa metropoli migliore di me?” si chiese stupito l’eremita. Comunque entrò in casa del ciabattino, che lo trattò con tutti gli onori.

In quel mentre arrivò un ricco cliente che si lamentò delle scarpe fattegli dal ciabattino, lo insultò e lo costrinse a restituirgli i suoi soldi. Quando se ne fu andato, disgustato dall’ottusa arroganza del ricco, il monaco chiese al ciabattino: “Ma hai visto come si è comportato quel peccatore?”

“Ho visto”, rispose il ciabattino, “ma sicuramente quel peccatore andrà in Paradiso, ed io no.”

Si misero a tavola. La sera alcuni giovani passarono sotto le finestre del ciabattino, urlando sconce canzoni da taverna. Il monaco sbottò:

“Non senti come offendono il Signore Iddio?”

“Li sento”, replicò l’uomo con un sorriso disarmante, “ma loro avranno accesso al Paradiso ed io no.”

Il monaco capì cosa intendeva dirgli il Signore, e ritornò nel deserto più umile e più disposto a riconoscersi imperfetto come tutti i mortali, perchè chi si umilia sarà esaltato.

Hai compreso? Vai anche tu e fai lo stesso. »

5: le cose non sono mai quelle che sembrano

Ad un sacerdote che si lamentava del fatto che Dio aveva permesso l’instaurarsi in Polonia della dittatura comunista, così ostile alla Chiesa, l’arcivescovo Karol Wojtyla raccontò questa parabola.

« Due angeli viaggiavano per le vie del mondo sotto forma di un uomo giovane e di un anziano, per adempiere a qualche comando del Signore.

Venne la notte ed essi chiesero ospitalità a casa di persone benestanti. La famiglia era sgarbata e si rifiutò di alloggiare gli angeli nella stanza degli ospiti.

Diedero invece agli angeli una piccola stanza fredda nell’interrato. Mentre si prepararono il letto sul pavimento duro, l’angelo più anziano vide un buco nel muro e lo riparò.

Quando l’angelo più giovane chiese il perchè,l’angelo più anziano rispose:

“Le cose non sono mai quelle che sembrano.”

La notte seguente la coppia si fermò presso la casa di un contadino e di sua moglie, molto poveri ma molto ospitali.

Dopo aver condiviso il po’ di cibo disponibile, fecero si che gli angeli dormissero nel loro letto, permettendo così loro di avere una buona notte di riposo.

Quando il sole si levò il mattino seguente, gli angeli trovarono il contadino e sua moglie in lacrime. La loro unica mucca, il cui latte era la loro unica fonte di guadagno, era lì che giaceva morta nel campo.

L’angelo più giovane si infuriò e chiese al più anziano come aveva potuto permettere che ciò accadesse. Accusandolo disse:

“Il primo uomo aveva tutto e l’hai aiutato. La seconda famiglia aveva poco ma era desiderosa di condividere tutto, e gli hai lasciato morire la mucca.”

“Le cose non sono mai ciò che sembrano”, rispose l’angelo più anziano.

“Quando eravamo nell’interrato della grande casa, ho notato che nel buco c’era conservato dell’oro. Visto che l’uomo era così ossessionato dall’avidità e non era tanto desideroso di condividere la sua fortuna, ho sigillato il muro, così non lo troverà mai più.

Ieri sera, mentre dormivamo nel letto del contadino, l’angelo della morte venne per prendersi sua moglie. Io l’ho convinto a prendersi la mucca in sua vece.”

A volte è esattamente ciò che accade quando ci sembra che le cose non vadano così come dovrebbero. Se hai fede, figlio mio, deve tenere per certo che qualsiasi cosa ti accade, anche la più spiacevole, è comunque a tuo vantaggio. Forse non lo capirai se non più tardi…

Qualcuno ei tuoi parrocchiani forse ha bisogno che tu gli narri questa parabola. Non togliere mai la speranza a qualcuno: forse è tutto ciò che ha! »

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6: diversità di carismi

Un giorno, durante un pranzo con alcuni cardinali, il Santo Padre Giovanni Paolo II raccontò questa facezia.

« Stanno insieme a tavola un Benedettino, un Cappuccino, un Domenicano, un Gesuita ed un Canonico del Clero diocesano.

Stanno cantando tutti insieme il “Benedicite” prima di pranzo. A questo punto, va via la luce. Con il black out, si fanno avanti le diversità di vocazioni.

Il benedettino, che sa a memoria il canto, continua a cantare imperterrito.

Il cappuccino si getta a terra, si percuote il petto, comincia a gridare che è successo a causa dei suoi peccati e che tutto vada in sconto, espiazione e riparazione dei suoi e di quelli del mondo intero. Il domenicano, Ordo Predicatoris, si lancia in un sermone: “La Luce. Si fa presto a dire Luce. Cos’è la luce? E poi, quale luce? Luce Increata, cioè Dio Stesso. Luce creata si deve distinguere: luce del primo giorno o luce del quarto giorno? Se è luce del primo giorno è la luce del Fiat Lux. Se è la luce del quarto giorno è la luce del sole. Bla, bla, bla, etc…”.

Il gesuita cambia la lampadina. E così tutti hanno modo di vedere che il canonico stava già mangiando!!

Affinché la Chiesa e la società possano andare avanti c’è bisogno di tutte le vocazioni. Forse in certi tempi c’è più bisogno di alcune e meno di altre, ma tutte sono ugualmente indispensabili. Instaurare Omnia in Christo! »

7: Christòs anèsti!

Già anziano e malato, a chi gli chiedeva delle sue battaglie vinte contro il comunismo, Giovanni Paolo II amava raccontare quanto segue.

Al tempo della propaganda antireligiosa in Russia, un commissario del popolo aveva presentato brillantemente le ragioni del successo definitivo della scienza. Si celebrava il primo viaggio spaziale: era il momento di gloria del primo cosmonauta, Juri Gagarin. Ritornato sulla terra, aveva affermato che aveva avuto un bel cercare in cielo: Dio proprio non l’aveva visto. Il commissario tirò la conclusione proclamando la sconfitta definitiva della religione.

Il salone era gremito di gente e la riunione era ormai alla fine. “Ci sono domande?” domandò trionfalmente il commissario.

Dal fondo della sala un vecchietto che aveva seguito il discorso con molta attenzione disse sommessamente:

“Christòs anèsti”, cioè “Cristo è risorto”.

Il suo vicino ripeté un po’ più forte: “Christòs anèsti”.

Un altro si alzò e lo gridò; poi un altro e un altro ancora. Infine tutti si alzarono gridando: “Christòs anèsti”, “Cristo è risorto”. Il commissario si ritirò confuso e sconfitto.

A vincere le battaglie è sempre e soltanto il Cristo Risorto!!




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