Vaticano- Papa Francesco e la Messa di Pasqua

Pasqua – Cristo è risorto, è davvero risorto. Dopo duemila anni, la gioia e lo stupore provato dalle tre Marie e dagli apostoli Pietro e Giovanni davanti alla pietra rotolata via dal Santo Sepolcro sono le stesse che animano la folla di fedeli – romani e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo – che hanno preso parte alla Santa Messa della domenica di Pasqua in Piazza San Pietro.

La cerimonia iniziata con il ‘Resurrexit’

Sotto il cielo coperto dalle nuvole, il tripudio di colori è offerto da 55 mila fiori, un dono floreale proveniente dall’Olanda e dalla Slovenia. Papa Francesco ha presieduto la celebrazione che si tenuta sul sagrato della Basilica Vaticana e che ha avuto inizio con il rito del ‘Resurrexit’, con cui si rivive la testimonianza della resurrezione fatta da Pietro.

I gesti solenni del Pontefice

Il Pontefice si è quindi fermato a venerare l’icona acheropita del Santissimo Salvatore posta sull’altare e ha incensato la statua lignea della Madonna con il Bambino posta sul sagrato, invocando la benedizione del Padre. Tutto è solenne nella Messa di Pasqua, i riti e i gesti del Papa esigono tempi e modi diversi perché lo scopo è comunicare profondi sentimenti di fede, che vengono suscitati anche dai canti del coro della Cappella Sistina, seguiti con grande intensità da tutta l’assemblea.

La liturgia della Parola

La cerimonia è proseguita con l’aspersione dell’acqua come atto penitenziale accompagnata dal canto “Ecco l’acqua che sgorga dal tempio di Dio”. Dopo la colletta, la liturgia della Parola con la prima lettura dagli Atti degli apostoli e la seconda lettura tratta dalla Lettera di San Paolo ai Corinzi, passaggi che celebrano la vittoria del Cristo sulla morte. Si rinnova così il trionfo del Signore della vita. Successivamente, la lettura del Vangelo di Giovanni che racconta la corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro. Lo stesso brano è stato letto prima in latino e poi in greco come vuole la tradizione pasquale. Una consuetudine che serve ad esprimere in maniera universale, nello spazio e nel tempo, il messaggio di salvezza del Risorto.

La risurrezione spezza la psicologia del sepolcro

E la corsa verso il sepolcro dei due discepoli rimanda a quella ricerca di una presenza che viene delusa dall’assenza, all’esperienza dello sbigottimento che provano tutti i fedeli. Dunque la sorpresa spezza quella psicologia del sepolcro che porta a seppellire la speranza, di cui ha parlato Papa Francesco ieri nella Veglia, e cambia la vita di chi crede.

La preghiera dei Fedeli

Dopo l’ascolto della parola, il Santo Padre ha benedetto l’assemblea con il Vangelo prima della preghiera dei fedeli in cui è stato invocato il Signore per la Santa Chiesa di Dio, per i governanti, per i moribondi e per i poveri.

Liturgia eucaristica

Si è giunti quindi alla liturgia eucaristica che si è aperta con il Papa che ha ricevuto le offerte portate da tre famiglie – una spagnola, una francese e una indonesiana –, doni poi incensati dallo stesso Santo Padre per innalzarli al cospetto di Dio. L’incensazione è infatti vissuta come una sorta di ossequio al corpo e al sangue di Cristo che prederanno forma sull’altare con l’Eucarestia.

Il rito arriva al momento più inteso con il Papa che ha presentato l’ostia consacrata e il calice per poi genuflettersi davanti ad essi in adorazione. I riti della comunione sono stati annunciati dall’antifona eseguita dal coro e tramite la comunione tutti sono stati incoraggiati a mettersi in cammino anche se la pietra sembra troppo grossa, perché importante è guardare la realtà con gli occhi della resurrezione.

Prima di lasciare il sagrato e dismettere i paramenti sacri il Pontefice è tornato a pregare davanti la statua lignea della Madonna con Bambino, mentre l’antifona di resurrezione dedicata a Maria risuonava in tutta Piazza San Pietro.

Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”. (Gv 21, 3 – 8)

Nel testo evangelico, come era stato un angelo ad annunciare ai pastori la nascita di Gesù, così è un angelo a dare alle donne l’annuncio della Resurrezione, della vittoria di Cristo sulla morte. Due angeli a fare da mittenti ed entrambe le volte persone “semplici” sono i destinatari. Solo in seguito, Pietro e Giovanni vanno al sepolcro: Giovanni è più giovane e veloce, ma si ferma e fa entrare prima Pietro in segno di rispetto. È allora che “vedono e credono”. È allora che la paura si dilegua: Gesù ha mantenuto la sua promessa.

Le origini ebraiche: la Pasqua di “liberazione”

Ci sono molte analogie tra la Pasqua ebraica e quella cristiana. L’antico termine aramaico Pesah indica il “passaggio” e infatti la Pasqua ebraica celebra la fuga del popolo eletto attraverso il Mar Rosso e la liberazione dalla schiavitù in Egitto, ma anche il segno sulla porta delle case d’Israele in modo che l’angelo della morte potesse “passare oltre”. Anche Gesù, che è il Messia, con la sua Pasqua di Resurrezione ci libera da una schiavitù molto più profonda: quella dal peccato e della morte, ci indica la nostra nuova vita e ci mostra concretamente qual è il destino dell’uomo, mantiene, cioè, la sua promessa di salvezza.

Evento e mistero pasquale

La Domenica di Pasqua è il giorno della gioia, il giorno della prova che Gesù Risorto è davvero il Figlio di Dio, Redentore di tutte le cose che esistono e che possono essere salvate. Ma mentre la Pasqua come evento storico, essendosi verificato migliaia di anni fa, è in sé concluso e irripetibile, non così è il mistero che questa solennità porta con sé: cioè l’evento non più storico, ma salvifico che a ogni celebrazione del rito si rinnova. È un giorno nuovo, in cui Dio conferma l’alleanza con l’uomo attraverso Gesù, il Figlio prediletto che con la sua obbedienza ha realizzato il progetto originario che Dio aveva fin dai tempi della Creazione.

Le decisioni del Concilio di Nicea

Nel Concilio di Nicea del 325 fu stabilito che la Pasqua fosse celebrata nello stesso giorno per tutti i cristiani, adottando il calcolo del rito occidentale, che la fissa nella domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera, che all’epoca si considerava cadesse convenzionalmente sempre il 21 marzo. Ne consegue che la Domenica di Pasqua ogni anno può slittare dal 22 marzo (si dice Pasqua bassa) al 25 aprile (Pasqua alta), come calcolò già Dionigi il Piccolo nel V secolo. Nelle Chiese d’Oriente, tuttavia, il calcolo viene effettuato secondo il calendario giuliano, pertanto la Pasqua può cadere tra il 4 aprile e l’8 maggio.




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