Vaticano – Papa Francesco e la risurrezione

Papa – E’ la fede nella risurrezione dei morti e, dunque, la vita eterna al centro delle parole di Papa Francesco all’Angelus di questa domenica. Il brano odierno del Vangelo presenta Gesù che dialoga con alcuni sadducei a proposito della risurrezione in cui essi non credevano. Per questo gli propongono un caso insidioso: “Di chi sarà moglie, nella risurrezione, una donna che ha avuto sette mariti successivi, tutti fratelli tra loro, i quali uno dopo l’altro sono morti?” La risposta di Gesù si colloca su un altro piano: dice che i risorti non prendono più moglie o marito, e che non possono più morire perché sono simili agli angeli.

 

“Cari fratelli e sorelle, buongiorno!” ha esordito Papa Francesco.

 

“L’odierna pagina evangelica (cfr Lc 20,27-38) ci offre uno stupendo insegnamento di Gesù sulla risurrezione dei morti. Gesù viene interpellato da alcuni sadducei, i quali non credevano nella risurrezione e perciò lo provocano con un quesito insidioso: di chi sarà moglie, nella risurrezione, una donna che ha avuto sette mariti successivi, tutti fratelli tra loro, i quali uno dopo l’altro sono morti? Gesù non cade nel tranello e replica che i risorti nell’al di là «non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio» (vv. 35-36). Così risponde Gesù.

 

Con questa risposta, Gesù anzitutto invita i suoi interlocutori – e anche noi – a pensare che questa dimensione terrena in cui viviamo adesso non è l’unica dimensione, ma ce n’è un’altra, non più soggetta alla morte, in cui si manifesterà pienamente che siamo figli di Dio. Dà grande consolazione e speranza ascoltare questa parola semplice e chiara di Gesù sulla vita oltre la morte; ne abbiamo tanto bisogno specialmente nel nostro tempo, così ricco di conoscenze sull’universo ma così povero di sapienza sulla vita eterna.

 

Questa limpida certezza di Gesù sulla risurrezione si basa interamente sulla fedeltà di Dio, che è il Dio della vita. In effetti, dietro l’interrogativo dei sadducei se ne nasconde uno più profondo: non solo di chi sarà moglie la donna vedova di sette mariti, ma di chi sarà la sua vita. Si tratta di un dubbio che tocca l’uomo di tutti i tempi e anche noi: dopo questo pellegrinaggio terreno, che ne sarà della nostra vita? Apparterrà al nulla, alla morte?

 

Gesù risponde che la vita appartiene a Dio, il quale ci ama e si preoccupa tanto di noi, al punto di legare il suo nome al nostro: è «il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» (vv. 37-38). La vita sussiste dove c’è legame, comunione, fratellanza; ed è una vita più forte della morte quando è costruita su relazioni vere e legami di fedeltà. Al contrario, non c’è vita dove si ha la pretesa di appartenere solo a sé stessi e di vivere come isole: in questi atteggiamenti prevale la morte. È l’egoismo. Se io vivo per me stesso, sto seminando morte nel mio cuore.

 

La Vergine Maria ci aiuti a vivere ogni giorno nella prospettiva di quanto affermiamo nella parte finale del Credo: «Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà». Aspettare l’al di là”.

 

 

Al termine della preghiera mariana dell’Angelus, Papa Francesco ha espresso il desiderio di visitare il Sud Sudan l’anno prossimo. Già in occasione dell’udienza al presidente della Repubblica del Sud Sudan, Salva Kiir, il Papa aveva affermato questa sua volontà.

 

Il “pensiero speciale al caro popolo del Sud Sudan”, arriva mentre in questi giorni il Paese è stato colpito da ingenti inondazioni a seguito delle quali circa 490mila minori hanno bisogno di assistenza umanitaria. Un’emergenza che si aggiunge alla precaria situazione politica che vede ancora in stallo la trattativa tra il presidente Salva Kiir e l’ex leader ribelle Riek Machar per formare un governo di unità nazionale.

 

A tal proposito il Pontefice ha ricordato il ritiro spirituale per le Autorità del Paese, svoltosi in Vaticano nell’aprile scorso, e ha rinnovato il suo invito a tutti gli attori del processo politico nazionale” a cercare ciò che unisce e a superare ciò che divide, in spirito di vera fratellanza”, esortando tutti a pregare per il Sud Sudan:

 

Il popolo sud-sudanese ha sofferto troppo negli ultimi anni e attende con grande speranza un futuro migliore, soprattutto la fine definitiva dei conflitti e una pace duratura. Esorto pertanto i responsabili a proseguire, senza stancarsi, l’impegno in favore di un dialogo inclusivo nella ricerca del consenso per il bene della Nazione. Esprimo inoltre l’auspicio che la comunità internazionale non trascuri di accompagnare il Sud Sudan nel cammino di riconciliazione nazionale. Vi invito tutti a pregare insieme per questo Paese, per il quale nutro un affetto particolare.

 

Papa Francesco ha affidato alle preghiere dei fedeli anche la situazione dell’amata Bolivia, dove oggi il presidente Evo Morales ha annunciato nuove elezioni presidenziali.

 

Nel dopo Angelus, il Santo Padre ha inoltre ricordato le figure di Maria Emilia Riquelme y Zayas, proclamata beata ieri a Granada, in Spagna, e di San Bartolomeo Fernandes dei Martiri del quale si svolge oggi a Braga, in Portogallo, la Messa di ringraziamento per la canonizzazione equipollente:

 

La nuova Beata fu esemplare nel fervore dell’adorazione Eucaristica e generosa nel servizio ai più bisognosi; mentre il nuovo Santo fu un grande evangelizzatore e pastore della sua gente. Un applauso ad ambedue i beati!

 

Il Papa ha infine omaggiato la Giornata Nazionale del Ringraziamento per i frutti della terra e del lavoro che si celebra oggi in Italia. Nella cornice di questa ricorrenza, il Santo Padre si è associato ai vescovi “nel richiamare il forte legame tra il pane e il lavoro, auspicando coraggiose politiche occupazionali che tengano conto della dignità e della solidarietà e prevenendo i rischi di corruzione”.

 

Sabato altro evento festoso nella capitale: Celebrando la Messa in occasione delle Dedicazione della Basilica Lateranense, Papa Francesco ha esortato la sua diocesi a vivere una nuova stagione di evangelizzazione con leggerezza spirituale, cogliendo la presenza di Dio in ogni angolo della città di Roma.

 

Papa Francesco, nell’omelia della Messa, richiama il versetto del Salmo responsoriale – “Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio” –  per ricordare che i cristiani di Roma “sono come il fiume che scaturisce dal tempio: portano una Parola di vita e di speranza capace di fecondare i deserti dei cuori”. Impetuosi come un torrente, trasformano il terreno arido in “un giardino con alberi sempre verdi e foglie e frutti dal potere medicinale”, diventano “annunciatori gioiosi” perché determinati a condividere il tesoro della Parola, a lavorare per il bene comune. “E’ Dio – afferma il Papa – il segreto di questa forza di vita nuova!”

 

Che il Signore possa gioire nel vederci in movimento, pronti ad ascoltare con il cuore i suoi poveri che gridano a Lui. Che la Madre Chiesa di Roma possa sperimentare la consolazione di vedere ancora una volta l’obbedienza e il coraggio dei suoi figli, pieni di entusiasmo per questa nuova stagione di evangelizzazione. Incontrare gli altri, entrare in dialogo con loro, ascoltarli con umiltà, gratuità e povertà di cuore… Vi invito a vivere tutto questo non come uno sforzo gravoso, ma con una leggerezza spirituale: invece di farsi prendere da ansie di prestazione, è più importante allargare la percezione per cogliere la presenza e l’azione di Dio nella città. È una contemplazione che nasce dall’amore.

 

Ai pastori, Papa Francesco chiede di tenere lontano la comunità “da ogni mondanità, dai cattivi compromessi”; di difenderla dai lupi rapaci” che la vorrebbero allontanare dal Vangelo, unico fondamento di ogni edificio spirituale. “Come Paolo – aggiunge il Papa – anche voi siete saggi architetti”, saggi perché ben consapevoli che solo dalla Parola di Dio nasce la Chiesa al di là del successo e delle gratificazioni immediate. Pastori che sono da sempre vicini alla gente ma capaci di volare in alto.

 

Da quando sono Vescovo di Roma ho conosciuto più da vicino molti di voi: ho ammirato la fede e l’amore per il Signore, la vicinanza alle persone e la generosità nella cura dei poveri. Conoscete i quartieri della città come nessun’altro e custodite nel cuore i volti, i sorrisi e le lacrime di tanta gente. Avete messo da parte contrapposizioni ideologiche e protagonismi personali per fare spazio a quello che Dio vi chiede. Il realismo di chi ha i piedi per terra e sa “come vanno le cose di questo mondo” non vi ha impedito di volare in alto con il Signore e di sognare in grande.

 

Un cambio di passo, un’inversione di rotta è quella che ha operato Gesù purificando, ad esempio, il Tempio trasformato in un mercato. Anche i santi, spiega il Papa, hanno agito secondo una logica non compresa dagli uomini ma suscitata dallo Spirito. E’ la fiducia nella conversione operata da Dio che deve animare le équipe pastorali, a cui Francesco consegna il mandato, andando a cercare chi è lontano dalla fede e dalla Chiesa.

 

Non c’è cuore umano in cui il Cristo non voglia e non possa rinascere. Nelle nostre esistenze di peccatori spesso ci capita di allontanarci dal Signore e di spegnere lo Spirito. Distruggiamo il tempio di Dio che è ciascuno di noi. Eppure questa non è mai una situazione definitiva: al Signore bastano tre giorni per ricostruire il suo tempio dentro di noi!

 

In maniera spesso misteriosa ma reale il Signore apre nei cuori nuovi spiragli, desideri di verità, di bene e di bellezza, che fanno spazio all’evangelizzazione. A volte si possono incontrare diffidenze e ostilità: non bisogna lasciarsi bloccare, ma custodire la convinzione che a Dio bastano tre giorni per risuscitare suo Figlio nel cuore dell’uomo. È la storia anche di alcuni di noi: conversioni profonde frutto dell’azione imprevedibile della grazia!

 




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