Vaticano – Papa Francesco tra diocesi, sinti e istituto biblico

Papa – Un’altra giornata densa di appuntamenti quella di ieri per Papa Francesco.  Tre gli appuntamenti del Papa nella mattinata in Vaticano. Andando a ritroso, nel tardo pomeriggio l’incontro di Bergoglio con la diocesi di Roma.

A San Giovanni in Laterano Papa Francesco si è così concluso il cammino diocesano portato avanti durante l’anno pastorale insieme al cardinale vicario Angelo De Donatis, ai vescovi ausiliari, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose e a centinaia di laici

L’incontro ha avuto inizio con un momento di preghiera seguito dalla lettura di un testo biblico; quindi l’intervento del Pontefice e al termine, la preghiera della Compieta. All’appuntamento hanno partecipato il cardinale vicario Angelo De Donatis, i vescovi ausiliari, i sacerdoti, i religiosi e le religiose e centinaia di laici provenienti dalle parrocchie e dalle altre realtà ecclesiali della diocesi di Roma, nonché i rappresentanti delle aggregazioni ecclesiali, delle cappellanie e delle scuole cattoliche della città.

Il cardinale De Donatis, con una lettera indirizzata alla diocesi ha parlato di un successo. “Il cammino di questo anno pastorale è stato molto fecondo. Dopo aver ‘celebrato’ la memoria degli anni trascorsi nella crescita della comunione diocesana, siamo entrati nella dimensione della riconciliazione. So che le celebrazioni penitenziali di prefettura sono state vissute con intensità e hanno rappresentato un ‘segno’ bello di comunione e di rinnovamento. Le visite pastorali nelle parrocchie mi rincuorano tanto e vedo segni molto incoraggianti di partecipazione e di sensibilità. Siamo, dunque, pronti per entrare nella terza parte del nostro cammino annuale, in cui desideriamo vivere l’ascolto della città”. Qui si inserisce l’incontro con il Santo Padre, grazie al quale sono state impostate impostate le “tappe” successive di questo itinerario”. Le indicazioni che il Papa ha dato sono la filigrana del percorso di  maggio e giugno e che proseguiremo nel prossimo anno.

Precedentemente era stato scandito dalla preghiera e da alcune testimonianze l’incontro di Papa Francesco, nella Sala Regia, con il popolo rom e sinti. Il Papa ha sottolineato che la vera strada da percorrere è quella della fratellanza.

Il Papa, dopo aver ascoltato alcune testimonianze, ha detto che il vero problema, prima di essere politico e sociale, è legato ad una distanza: è questo il problema di oggi. Se voi mi dite che è un problema politico, un problema sociale, che è un problema culturale, un problema di lingua: sono cose secondarie. Il problema è un problema di distanza tra la mente e il cuore. L’aggettivo, il definire alcune persone attraverso stereotipi, ha spiegato il Papa, “è una delle cose che crea distanze tra la mente e il cuore”. Francesco ha sottolineato poi che effettivamente “ci sono cittadini di seconda classe”: ma i veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano la gente: questi sono di seconda classe, perché non sanno abbracciare.

Rivolgendosi al popolo rom, il Pontefice  ha sottolineato che “tutti abbiamo sempre un pericolo”: “la debolezza forse di lasciar crescere il rancore”, ma vi chiedo, per favore, il cuore più grande, più largo ancora: niente rancore. E andare avanti con la dignità: la dignità della famiglia, la dignità del lavoro, la dignità di guadagnarsi il pane di ogni giorno – è questo che ti fa andare avanti – e la dignità della preghiera. Papa Francesco ha concluso con queste parole: “Per questo vi dico: niente distanza; a voi e a tutti: la mente con il cuore. Niente aggettivi, no: tutte persone, ognuno meriterà il proprio aggettivo, ma non aggettivi generali, secondo la vita che fai. Abbiamo sentito un bel nome, che include le mamme; è un bel nome questo: “mamma”. È una cosa bella. Vi ringrazio tanto, prego per voi, vi sono vicino. E quando leggo sul giornale qualcosa di brutto, vi dico la verità, soffro. Oggi ho letto qualcosa di brutto e soffro, perché questa non è civiltà, non è civiltà. L’amore è la civiltà, perciò avanti con l’amore”.

Gli appuntamenti giornalieri erano iniziati, nella Sala Clementina, con i docenti e gli studenti del Pontificio Istituto Biblico.

“Per amare chi ci sta accanto abbiamo bisogno di conoscerlo, spesso trovando il modo di superare antichi pregiudizi”. Il pensiero di Francesco coincide con la finalità del Convegno – “Gesù e i farisei. Un riesame interdisciplinare”- che si è concluso ieri a Roma e che ha indagato su origine e storia del gruppo religioso dei farisei, tanto presente nelle Sacre Scritture, in vari momenti del Vangelo e della vita di Gesù, e sul quale gli stereotipi si sono stratificati con diverse conseguenze, tra cui l’antisemitismo.

Nel discorso non pronunciato ma solo consegnato ai convegnisti ebrei, protestanti e cattolici provenienti da America, Asia e Europa, che il papa ha voluto salutare uno ad uno, il pontefice ha ricordato i 110 anni del Pontificio Istituto Biblico, organizzatore del Convegno, e la sua missione di promozione della dottrina biblica, poi, in merito allo specifico tema del Convegno – frutto anche delle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane sancite dalla Nostra Aetate- è andato al cuore della questione che si snoda in particolare tra cristiani ed ebrei. “Tra i cristiani e nella società secolare”,  ha scritto nel messaggio, “la parola fariseo significa persona ipocrita o presuntuoso, anche se per molti ebrei i farisei sono i fondatori del giudaismo rabbinico”. Siamo davanti dunque ad una storia dell’interpretazione che, anche senza una base concreta nei Vangeli, ha favorito “immagini negative dei farisei” e spesso ad attribuirle sono stati i cristiani”. Nel nostro mondo, tali stereotipi negativi sono diventati purtroppo molto comuni. Uno degli stereotipi più antichi e più dannosi è proprio quello di “fariseo”, specialmente se usato per mettere gli ebrei in una luce negativa. Recenti studi riconoscono che oggi sappiamo meno dei Farisei di quanto pensassero le generazioni precedenti. Siamo meno certi delle loro origini e di molti dei loro insegnamenti e delle loro pratiche. Pertanto, la ricerca interdisciplinare su questioni letterarie e storiche riguardanti i Farisei affrontate da questo convegno aiuterà ad acquisire una visione più veritiera di questo gruppo religioso, contribuendo anche a combattere l’antisemitismo.

San Paolo si diceva “quanto alla Legge, Fariseo” e Gesù  ha avuto molto in comune con i farisei: discussioni, fede nella Risurrezione, interpretazioni della Torah per non parlare di uno tra i momenti più significativi del Vangelo di Giovanni cioè l’incontro di Gesù con uno dei capi dei Giudei, il fariseo Nicodemo che lo difenderà e poi lo assisterà nella sepoltura e al quale nessuno degli stereotipi comuni si applica.

Ma il legame più grande sta nella cosiddetta “regola d’oro”: Amerai il tuo prossimo come te stesso, che Gesù avrebbe consegnato – stando al Vangelo di Matteo – interpellato da uno scriba, un fariseo. Ciò, ha scritto il Papa, dimostra “l’alta stima che Gesù ha avuto per quei capi religiosi che erano davvero vicini al regno di Dio”. La conferma verrebbe anche da uno dei rabbini più famosi del secondo secolo, erede dell’insegnamento dei Farisei, Rabbi Aqiba “che indicava il passo del Levitico 19,18: «amerai il tuo prossimo come te stesso» come un grande principio della Torah. Secondo la tradizione, egli morì come martire con sulle labbra lo Shema’, che include il comandamento di amare il Signore con tutto il cuore,  l’anima e la forza (cfr Dt 6,4-5)”. Dunque una totale sintonia tra Gesù, il rabbino e i farisei del tempo passato e presente.

Quindi, l’amore per il prossimo costituisce un indicatore significativo per riconoscere le affinità tra Gesù e i suoi interlocutori Farisei. Esso costituisce certamente una base importante per qualsiasi dialogo, specialmente tra ebrei e cristiani, anche oggi. In effetti, per amare meglio i nostri vicini, abbiamo bisogno di conoscerli, e per sapere chi sono spesso dobbiamo trovare il modo di superare antichi pregiudizi.

Per questo, ha concluso Papa Francesco nel testo consegnato, il Convegno in corso alla Pontificia Università Gregoriana, con il suo spirito interdisciplinare permetterà di presentare i farisei in modo più appropriato nell’insegnamento e nella predicazione” e contribuirà “positivamente alla relazioni tra ebrei e cristiani in vista di un dialogo sempre più profondo e fraterno”.

R. Dicembrino




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