{"id":59719,"date":"2026-10-26T22:36:14","date_gmt":"2026-10-26T21:36:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.romanews-lasupervisione24.com\/?p=59719"},"modified":"2026-10-26T22:36:14","modified_gmt":"2026-10-26T21:36:14","slug":"editoriali-il-tempo-si-e-fatto-breve-di-fabio-annovazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romanews-lasupervisione24.com\/index.php\/cultura-e-spettacolo\/editoriali-il-tempo-si-e-fatto-breve-di-fabio-annovazzi\/","title":{"rendered":"EDITORIALI &#8211; IL TEMPO SI E\u2019 FATTO BREVE DI FABIO ANNOVAZZI"},"content":{"rendered":"<p class=\"s3\"><span class=\"s4\">Editoria &#8211; \u201cSperiamo si fermi un attimo per poter rifiatare, sta camminando con un ritmo mostruoso questa mattina.\u201d Pensavo cos\u00ec, tra me e me, in una fredda mattina di inizio novembre mentre col cugino Gianfri facevamo gli ultimi cinquecento metri di strappo prima di giungere ad una<\/span><span class=\"s4\"> agognata <\/span><span class=\"s4\">vetta della nostra amata valle. Ma nonostante nel mio cuore implorassi un minimo rallentamento, senza darlo troppo a vedere &#8211; il montanaro conserva sempre un pizzico di orgoglio anche quando \u00e8 allo stremo &#8211; il cugino procedeva imperterrito<\/span><span class=\"s4\"> con ampie falcate,<\/span><span class=\"s4\"> sorpassando a manetta gli altri giovani escursionisti in zona. Sputavo sangue e sudore ma non ho mollato la sua scia di un millimetro sino alla cima. Ho barcollato come non mai, giungendo stremato ai piedi della croce. <\/span><span class=\"s4\">Senza dubbio u<\/span><span class=\"s4\">na bella metafora per la vita<\/span><span class=\"s4\">,<\/span><span class=\"s4\"> in quel mattino assolato. Allo stesso modo quante volte ho implorato al tempo di fermarsi, di darmi quiete, un attimo di siesta, e invece questi corre imperterrito senza tregua. So per certo che anche<\/span> <span class=\"s4\">questo<\/span><span class=\"s4\"> stesso<\/span><span class=\"s4\">istante<\/span><span class=\"s4\">,<\/span><span class=\"s4\"> in cui scarabocchio due righe sulla tastiera<\/span><span class=\"s4\">,<\/span><span class=\"s4\"> \u00e8 un attimo in meno di vivere, per me e per i miei affetti pi\u00f9 cari. Ritornare indietro non \u00e8 possibile, macchine del tempo programmato per un\u2019inversione a ritroso, nei periodi maggiormente felici dell\u2019esistenza, non sono ancora state inventate, e n\u00e9 mai ne inventeranno. La sabbia della clessidra scorre rapida nella sua discesa, ed \u00e8 agghiacciante non riuscire a bloccare il suo flusso continuo. Sin che si \u00e8 in giovane et\u00e0 ci si pensa minimamente al correre impetuoso di giorni, mesi e anni, anzi sembra quasi che il tempo vada al rallentatore in certi frangenti; mammano si avanza con l\u2019et\u00e0, e la schiena si curva, la visione di vedersi sfuggire di dosso l\u2019esistenza diviene cristallina nella mente. Quindi abbiamo tra le mani un dono prezioso e irripetibile, una miniera che sappiamo benissimo si esaurir\u00e0 presto. Quando spreco tempo in fatuit\u00e0<\/span><span class=\"s4\"> senza alcun costrutto<\/span><span class=\"s4\"> mi sento, col senno di poi, terribilmente in colpa, lo ritengo un peccato mortale<\/span><span class=\"s4\"> tra i <\/span><span class=\"s4\">peggiori. C\u2019\u00e8 un modo per\u00f2 per poter quasi fermare gli orologi biologici umani, arrestandone le lancette, ed \u00e8 quello di spremere ogni istante dell\u2019arco vitale esattamente come si spreme un arancio, senza lasciare una goccia di succo nella buccia. Vivere intensamente ogni nanosecondo che ci \u00e8 donato come se fosse l\u2019ultimo, possibilmente in fraternit\u00e0 col prossimo a noi vicino, senza frenesia e angoscia, ma anche senza perdersi in quisquiglie patetiche. Si spreca tanto cibo nell\u2019opulenta societ\u00e0 attuale, ed \u00e8 un delitto abominevole verso i poveri, ma oggigiorno si sprecano centinaia di ore, che mai pi\u00f9 ritorneranno, in questo mondo virtuale. Quale orrore<\/span><span class=\"s4\">!<\/span><span class=\"s4\"> La societ\u00e0 modernista \u00e8 felice se diveniamo sprecatori seriali di tempo, passando l\u2019esistenza a strusciare un dito davanti al piccolo rettangolo, a cristalli liquidi, delle bermuda. Sazi (di cibo avariato e tossico) e disperati, persi<\/span><span class=\"s4\"> con la mente<\/span><span class=\"s4\"> in una scatoletta magica, mentre consumiamo invano ci\u00f2 che ci resta da vivere. Non c\u2019\u00e8 un giorno che sia migliore degli altri, anche se il Vasco nazionale sosteneva in una sua canzonetta sbilenca negli anni novanta di odiare i luned\u00ec, bisogna far fruttare pienamente tutte le 365 giornate dell\u2019anno.<\/span> <span class=\"s4\">Certamente<\/span><span class=\"s4\"> i giorni festivi sono<\/span><span class=\"s4\">, nella normalit\u00e0 dei casi,<\/span><span class=\"s4\"> i <\/span><span class=\"s4\">pi\u00f9<\/span><span class=\"s4\"> gradevoli da trascorrere<\/span><span class=\"s4\">;<\/span><span class=\"s4\"> ma assai deleterio risulta aspettare con ansia i fine settimana e le ferie augurandosi che arrivi<\/span><span class=\"s4\">no<\/span><span class=\"s4\"> presto, il tempo non torna sui suoi passi e alla fine si paga dazio per aver <\/span><span class=\"s4\">scialacquato istanti<\/span><span class=\"s4\"> preziosi.<\/span><span class=\"s4\"> \u201c<\/span><span class=\"s4\">No, non <\/span><span class=\"s4\">perdertelo<\/span><span class=\"s4\"> il tempo ragazzi, non<\/span><span class=\"s4\"> \u00e8 <\/span><span class=\"s4\">poi tanto quanto si crede<\/span><span class=\"s4\">\u201d, affermava cantando <\/span><span class=\"s4\">Angelo Branduardi<\/span><span class=\"s4\"> in una sua bellissima melodia scritta con sua moglie (<\/span><span class=\"s4\">D<\/span><span class=\"s4\">omenica e luned\u00ec) una trentina di anni fa. Gli attimi presenti evaporano velocemente, galoppando scalcianti come dei cavalli imbizzarriti. Occorre non lasciarsi sfuggire di mano le briglie<\/span><span class=\"s4\">,<\/span><span class=\"s4\"> tenendole saldamente, altrimenti veniamo trascinati a malis modis lungo il sentiero, bruciando annate intere, senza nemmeno rendercene conto. \u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"s3\"><span class=\"s4\">Rimane la memoria a venirci incontro,<\/span><span class=\"s4\"> in certi frangenti torna prepotentemente ad affiorare a galla<\/span><span class=\"s4\"> nel fiume dei pensieri<\/span><span class=\"s4\">,<\/span><span class=\"s4\">ricordandomi<\/span><span class=\"s4\"> episodi di un passato che sembra avvenuto da poche ore.<\/span><span class=\"s4\"> Tutto \u00e8 accaduto in un soffio impetuoso di vento, con una tale rapidit\u00e0 da rimanerne sconcertati. Non sembra possibile essere arrivati alla soglia dell\u2019et\u00e0 pensionabile e ancora vedere nello schermo della memoria, nitidamente, episodi di mezzo secolo fa, nel trapassato remoto. Sono immagini magari un pochino sbiadite, un vecchio film in bianco e nero con i figuranti che camminano buffi come marionette impazzite, ma ripensandoci sembra quasi <\/span><span class=\"s4\">ieri<\/span><span class=\"s4\"> il momento in cui sono avvenuti certi avvenimenti di cui ho preso parte. Il nuovo e ampio tratto del <\/span><span class=\"s4\">piccolo traforo che porta all\u2019ingresso del paese di origini della mia famiglia (Valtorta, provincia di Bergamo) \u00e8 stato aperto nel 1976, cos\u00ec dice il cartello semi arrugginito all\u2019ingresso, prima vi era un percorso tortuoso in una galleria stretta, quasi a imbuto ricurvo, in cui due mezzi motorizzati di buone dimensioni facevano fatica a passare insieme e si sfioravano. Sembra incredibile ma nonostante avessi pochissimi anni di vita, nemmeno tre, ricordo benissimo quando transitavamo in quel tunnel a gomito con la mitica Fiat 112 verde chiaro di mio pap\u00e0, sar\u00e0 forse stato per il gran mal d\u2019auto che era in grado di provocarmi. Porto anche in groppa i ricordi altrui, anche loro rumoreggiano spesso alla porta della memoria per farmi capire che il tempo si \u00e8 fatto breve. Quando ascolto con attenzione le vicende umane di cui vado ghiotto, assorbo e sgocciolo ricordi come una spugna inzuppata. Era ottuagenaria da un pezzo la zia Giovanna eppure sosteneva, con convinzione granitica, che i calendari fossero solo dei gran bugiardoni e non la raccontassero giusta: lei (classe di ferro 1912, vita travagliata al massimo) si rivedeva ancora in braccio a una tizia a me sconosciuta mentre era appena iniziato il primo conflitto mondiale. Lo raccontava talmente tanto bene, con enfasi e con fare particolareggiato, che la scena mi appariva come appena girata dalla cinepresa in diretta, o al massimo in differita. \u00a0 \u00a0 Questo viaggiare vorticoso di secondi, minuti e ore porta in sa anche un\u2019altra grande lezione che sovente dimentichiamo, lo diceva bene Don Raffaele, il parroco che mi ha sposato e ha battezzato il mio primogenito: stiamo al mondo tre giorni, vediamo di non passarli litigandone quattro. Facile a dirsi, pi\u00f9 difficile ad applicarlo nella realt\u00e0 quando ti pestano i calli dolenti dei piedi. La pace del cuore \u00e8 un sommo bene su cui sorreggersi nell\u2019eventuale vecchiaia e la si costruisce pian piano, giorno dopo giorno, evitando di accumulare rabbia inutile e passando oltre certe meschinit\u00e0 puerili. Il tempo \u00e8 un galantuomo e rimette sempre le cose a suo posto: i pagliacci nei circhi e le maschere che coprono i volti le relega a carnevale. \u00a0Ogni alba che sorge e ogni tramonto col sole che scompare sono un dono gratuito di cui ringraziare l\u2019Altissimo, spendendo bene ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 nel mezzo, questa \u00e8 la lezione da trarre e il succo del discorso. Essere in ansia per il futuro nuoce gravemente alla salute cos\u00ec come guardare troppo negli specchietti retrovisori, me lo ripeto ogni giorno; il passato per quanto bello, mitizzato e idilliaco in certe sue sfaccettature, \u00e8 opportuno che si arrenda al presente. \u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Editoria &#8211; \u201cSperiamo si fermi un attimo per poter rifiatare, sta camminando con un ritmo mostruoso questa mattina.\u201d Pensavo cos\u00ec, tra me e me, in una fredda mattina di inizio novembre mentre col cugino Gianfri facevamo gli ultimi cinquecento metri di strappo prima di giungere ad una agognata vetta della nostra amata valle. 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