PAPA FRANCESCO PRESIEDE LA PASSIONE

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PAPA – Papa Francesco nella Basilica Vaticana per la celebrazione del Venerdì Santo. A tenere l’omelia è il cardinale Raniero Cantalamessa: la sua riflessione parte dalla diversa narrazione della morte di Dio che si è diffusa nell’Occidente condannandolo al nichilismo.

Alle ore 17 in San Pietro la celebrazione della Passione del Signore presieduta da Papa Francesco. Gesù muore sulla croce. Non ci sarà la consacrazione del Pane eucaristico oggi, dopo le letture – la prima dal Libro di Isaia (52,13-53,12); la seconda dalla Lettera agli Ebrei (4,14-16; 5, 7-9) e il brano del Vangelo della Passione del Signore di Giovanni (18,1-19,42) – la Chiesa pronuncerà quella che viene detta la Preghiera universale invocando la grazia di Dio sulla Chiesa, sui credenti e sui non credenti, sugli uomini e le donne che vivono un momento di difficoltà, sui governanti, su quanti soffrono a causa della guerra. Celebrante all’altare è il cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica di San Pietro, a tenere l’omelia è il predicatore della Casa pontificia, il cardinale Raniero Cantalamessa. Circa 4 mila i fedeli presenti.

“Da duemila anni, la Chiesa annuncia e celebra, in questo giorno, la morte del Figlio di Dio sulla croce – afferma il porporato dando inizio alla sua riflessione – un’altra morte di Dio, però, viene proclamata da un secolo e mezzo ad oggi, nel nostro mondo occidentale secolarizzato” della quale non possiamo far finta di niente. Il predicatore indica in Nietzsche la “perfetta espressione” di questa diversa morte di Dio che egli mette in bocca all’ “uomo folle” che alla città annuncia la fine di Dio, ma più tardi, in un altro testo del filosofo, sarà descritto aggirarsi nel vuoto: “Dov’è andato Dio? Ve lo dico io! Siamo stati noi a ucciderlo: voi ed io!… Non ci fu mai un’azione più grande. // Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci moviamo noi? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla?” Al posto di Dio, commenta padre Cantalamessa, Nietzsche mette l’uomo, “più precisamente il “super-uomo”, o “l’oltre-uomo”. Alla paura del vuoto, l’”uomo folle” risponde con l’assicurazione che “non vagheremo in un infinito nulla” perché l’uomo assolverà il compito di Dio, invece, prosegue il porporato, “è esattamente quello che è successo e che sta succedendo! Stiamo vagando come attraverso un infinito nulla”. Cantalamessa cita un altro “grido di battaglia” lanciato da Nietzsche: “Al di là del bene e del male” ma, commenta, “al di là del bene e del male c’è solo ‘la volontà di potenza’, e noi sappiamo dove essa conduce, dove ci sta conducendo”. Esamina quindi le conseguenze del pensiero del filosofo e afferma che l’idea della morte di Dio è stata declinata “nei modi e con i nomi più diversi, fino a diventare una moda, un’atmosfera che si respira negli ambienti intellettuali dell’Occidente “post-moderno”. Il denominatore comune di tutte queste diverse declinazioni è il totale relativismo in ogni campo: etica, linguaggio, filosofia, arte e, naturalmente, religione. Nulla è più solido; tutto è liquido, o addirittura vaporoso”. Il predicatore della Casa pontificia prosegue vedendo nel “nichilismo” del presente il guizzo di una fiamma “mai spenta dall’inizio del mondo”, cioè “in quello “spirito della negazione” che non accettò di esistere in grazia di un altro” e che da allora cerca di coinvolgere altri a cominciare dai progenitori Adamo ed Eva.

È vero, afferma ancora il cardinale Cantalamessa, che Gesù di Nazareth è morto in croce per mano nostra, la sua morte è “per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo”, ma “la sua risurrezione ci assicura che questa strada non va verso la disfatta”. E spiega che parlare di questo tema il Venerdì Santo ha lo scopo di “ trattenere i credenti dall’essere attirati dentro questo vortice del nichilismo che è il vero “buco nero” dell’universo spirituale”. Ricorda l’ammonimento sempre attuale di Dante Alighieri nel Paradiso: “Siate, Cristiani, a muovervi più gravi: non siate come penna ad ogni vento, e non crediate ch’ogni acqua vi lavi”

Continuiamo perciò, conclude il porporato, a ripetere con gratitudine le parole che il sacerdote pronuncia in ogni Messa: “Annunciamo la tua morte Signore. Proclamiamo la tua Risurrezione. Nell’attesa della tua venuta!”.