Il mare al tempi del coronavirus

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Mare – Una spedizione subacquea ha raggiunto il relitto della Haven per verificare come il blocco delle attività umane abbia favorito la ripresa della vita nei fondali marini.

Un’esperienza unica quella vissuta dai subacquei che si sono immersi in questi tempi di lockdown. Sono bastati pochi mesi di interruzione delle attività umane perché la natura si riappropriasse dei suoi spazi e l’ambiente marino tornasse cristallino, come doveva essere quando le grosse eliche delle navi non spazzavano i sedimenti dei fondali.

Una esperienza unica che i subacquei dell’equipe guidata da Andrea Bada hanno potuto vivere grazie ad un progetto scientifico e cinematografico condotto in sinergia tra la Marina Militare Italiana, la Capitaneria di porto di Genova e la casa di produzione multimediale E-motion. L’obiettivo della missione era per l’appunto quello di documentare gli effetti che il blocco delle attività umane a causa dell’emergenza Coronavirus, ha avuto sul mare. 

La squadra, oltre che da Andrea Bada, un vero e proprio Indiana Jones dei fondali al quale Liguria Nautica aveva già dedicato un articolo, era composta da due esperti subacquei tecnici come Andrea Mescalchi e Ivano Predari. Per raccogliere queste preziose testimoniane, i sub hanno scelto due celebri relitti del Mar Tirreno.

Il subacqueo tecnico Andrea Bada che ha guidato l’immersione sulla Haven

Il primo relitto è quello della petroliera Haven: una enorme nave container battente bandiera cipriota naufragata nel golfo di Genova l’11 aprile del 1991. Il suo affondamento, lo ricordiamo tutti, causò un disastro ecologico perché furono riversate in mare migliaia di tonnellate di petrolio. Oggi la superpetroliera che giace su una fondale dalla ragguardevole profondità di 80 metri, è uno dei relitti più ambiti dai subacquei sportivi ed è la palestra ideale per sub tecnici che si specializzano nelle immersioni a miscela. Facilmente raggiungibile in barca dal porto di Arezzano, la Haven è stata meritatamente classificata da Liguria Nautica come una delle migliori immersioni d’Europa. 

Il secondo relitto scelto dai subacquei del progetto targato E-motion, è stato quello del sommergibile tedesco U 455, al largo di Punta Chiappa. Un’immersione davvero per pochi, perché il sommergibile, affondato il 6 Agosto 1944, si trova a ben 118 metri di profondità ed ha richiesto una decompressione di oltre 3 ore al team subacqueo. Il materiale video raccolto, però, assicura una nota della casa di produzione cinematografica genovese, valeva tutta la fatica e l’impegno profuso nell’avventura.

Lo hanno garantito anche i biologi marini ai quali è stato sottoposto e che ne hanno parlato ai giornali come di “un emozionante viaggio nel tempo” che ha aperto una finestra su come doveva essere il mare agli inizi del secolo scorso. Un miracolo dovuto solo a pochi mesi di fermo delle attività nautiche ed industriali ed il mare si è giovato di tutto questo.




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