India – I bimbi venduti e gli stupri

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India – I bimbi venduti e gli stupri

Che la vita dei bimbi indiani sia complicata non lo scopriamo certo ora, ma le notizie inquietanti arrivano spesso e con inquietante puntualità. L’ultima in ordine di tempo riguarda il sempre martoriato e mal gestito mondo delle adozioni.

La campagna di adozioni flash dal titolo “Bambini da collocare subito”è stata lanciata in India dall’Autorità centrale per le adozioni (Cara), che in questo modo vuole far adottare in tempi immediati 50 bambini considerati “difficili”, cioè quelli che hanno superato i cinque anni o presentano problemi fisici. L’iniziativa ha sollevato un putiferio di polemiche tra le coppie adottive, che parlano di “svendita dei bambini”, quasi come durante i “saldi di mezzanotte”. Tra chi si è da subito opposto fermamente a questo ‘mercato’ ecco monsignor. Dominic Savio Fernandes, vescovo ausiliare di Mumbai e presidente della Commissione sulla famiglia della regione occidentale della Conferenza episcopale indiana che ha denunciato: “Sono scioccato. Si tratta di una vera e propria mercificazione dei minori, privati della loro dignità umana e trattati come oggetti da vendere o di cui bisogna liberarsi nel più breve tempo possibile. I bambini sono la gioia delle famiglie e della società”.
“Bambini da collocare subito” è stata attivata il 26 settembre. Tutte le coppie adottive registrate sul sito dell’Autorità – 10mila in tutto – hanno ricevuto due comunicazioni, via mail e per messaggio sul cellulare. Aprendo il messaggio, le coppie hanno trovato il link diretto al sito dove si potevano “prenotare” i bambini.
Una volta esauriti i 50 posti disponibili, aggiudicati dalle coppie più veloci, le altre non hanno più potuto fare l’accesso. Alcune di quelle escluse hanno lamentato l’impossibilità di collegarsi al sito a causa del traffico eccessivo, altre hanno bollato la manovra come “patetica”. “Somiglia ai saldi di beni essenziali – ha scritto una coppia sul forum delle adozioni – è davvero vergognoso”.
In India le pratiche per le adozioni sono gestite dal Cara. In media i controlli preadottivi e la selezione dei minori durano dai due ai quattro anni. Il processo prende in considerazione l’età del piccolo, il sesso e il luogo di provenienza.
Al termine dell’abbinamento genitori-figli, alla coppia vengono presentati sei possibili bambini tra cui scegliere. Se la scelta non ricade su nessuno di essi, la coppia retrocede all’ultimo posto nella lista d’attesa. Invece l’offerta di ieri prevede che in caso di rifiuto dei genitori dopo l’incontro con il minore, essi non perderanno il loro posto nella lista.
Deepak Kumar, segretario del Cara, ha giustificato l’iniziativa come un tentativo di velocizzare le pratiche, in particolare per quei bambini che nessuno vuole. “Questi – ha detto – di solito trascorrono negli orfanotrofi anche due o tre mesi, mentre gli altri (più piccoli o senza disabilità), vengono adottati in pochi giorni”.
Il titolare dell’agenzia governativa ha spiegato che nella sua lunga esperienza ha notato “che alcune coppie prendono in considerazione i bambini più grandi solo quando viene data loro la possibilità. Questo sistema offre una seconda chance sia ai bambini che ai genitori”.
Secondo mons. Fernandes, la campagna è inaccettabile: “La specie più a rischio nel mondo è quella dei bambini, soprattutto le femmine. Essi sono uccisi nell’utero materno dove, per ironia della sorte, dovrebbero essere al sicuro; oppure quelli che scampano all’aborto sono abbandonati nei bidoni dell’immondizia o lasciati a morire per le strade”.
Il vescovo ausiliare di Mumbai condanna la pratica dell’aborto, “che priva molti bambini del loro fondamentale diritto alla vita. Quelli che invece sono abbandonati ma sopravvivono, vengono ospitati negli orfanotrofi, o in altre case, e poi tocca alle autorità gestire la loro adozione”. “All’inizio – conclude – i bambini venivano dati in adozione solo quando le autorità erano certe che essi sarebbero stati amati e curati. L’attenzione era sempre centrata sul loro benessere. In questo modo non saranno più considerati esseri umani da amare e rispettare. È una triste considerazione sul cammino di insensibilità del genere umano”.
Ma le brutte notizie dall’india non si fermano qui: infatti poche ore fa laa polizia del Madhya Pradesh ha scoperto una vendita illegale di neonati nell’ospedale Palash di Morar, nel distretto di Gwalior. Il personale medico, con la connivenza del direttore, aveva istituito una “fabbrica di bambini”, nella quale le donne potevano portare a termine gravidanze indesiderate in modo segreto. Poi i medici rivendevano i nascituri al prezzo di 1.500 dollari (circa 1.300 euro).
Le forze dell’ordine hanno arrestato cinque medici, compreso il dirigente sanitario. I neonati venivano venduti in maggioranza a coppie sterili che vivono nell’area. Prateek Kumar, funzionario di polizia, riferisce che “tre bambini sono finiti nelle mani di coppie residenti nell’Uttar Pradesh e nel Chhattisgarh”.
Le indagini hanno rivelato che il traffico dei piccoli riguardava quelli nati da relazioni extra coniugali o in seguito a violenze sessuali subite dalle donne. I medici avevano organizzato un vero e proprio racket, e pagavano una banda incaricata di trovare ragazze con gravidanze indesiderate.
Un investigatore ha raccontato: “Quando le donne, o le loro famiglie, si recavano in ospedale per portare a termine la gravidanza, i medici le convincevano (a non interrompere la gestazione) e assicuravano loro un parto sicuro e in segreto”. Poi dopo il parto e le dimissioni della madre, continua, “le autorità dell’ospedale iniziavano la ricerca una coppia ingenua a cui poter vendere il nascituro”.
Gli arrestati sono accusati di crimini gravi: acquisto o riduzione in schiavitù di una persona (art. 370 del codice di procedura penale); commercio recidivo di schiavi (art. 371); acquisto di minori al fine della prostituzione (art. 373).
Secondo alcune stime in India avviene uno stupro ogni 22 minuti e le statistiche, riguardanti solo i casi denunciati, dicono impietosamente che il trend è drammaticamente in crescita. I dati Onu affermano che negli Usa nel 2010 ci sono stati 84.767 stupri, cioè 27,3 casi ogni 100.000 abitanti, mentre in India sono 1,8. Tuttavia un sondaggio della Thomson Reuters definiscel’India il quarto Paese al mondo più pericoloso per le donne e il peggiore del G20. A qualificare l’India in questo modo così cupo non sono quindi solo gli stupri ma tutto un quadro di violente discriminazioni di genere che trovano le forze di polizia compartecipi e la magistratura troppo spesso tollerante.
In India il genere femminile è soggetto a un repertorio di violenze e di discriminazioni rabbrividente che lo accompagna dal concepimento alla morte con cifre per le quali si fa fatica a trovare l’aggettivo giusto. Si stima che più di due milioni di donne manchino alla conta ogni anno in India. Si inizia dall’utero con la piaga degli aborti selettivi, per continuare con l’infanticidio femminile e le discriminazioni nelle cure mediche. Poi occorre considerare i matrimoni precoci e le gravidanze adolescenziali. Infine il quadro delle violenze non può dimenticare la subordinazione tradizionale della dignità della donna al suo essere moglie e soprattutto madre (specie se di maschi) e le aggressioni con l’acido.
Come ha deciso di intervenire l’India per arrestare tali fenomeni nocivi per le donne ma anche per i bambini? Il presidente indiano, Pranab Mukherjee, ha approvato il decreto che comprende la pena di morte contro gli autori di violenze sessuali. Nel riferirlo, il ministro indiano delle Finanze, Palaniappan Chidambaram, ha reso noto che «la condanna a morte sarà prevista come il massimo della pena, nei casi di stupro e conseguente morte o coma prolungato della vittima». La pena capitale verrà prevista anche nel caso di una seconda condanna con l’accusa di violenza sessuale o violenza sessuale aggravata. Pene più severe sono state inoltre introdotte contro il voyeurismo, lo stalking e le aggressioni con l’acido. I gruppi per la difesa dei diritti delle donne hanno criticato le nuove misure, dal momento che «non tengono conto del rapporto presentato dall’ex giudice J. S. Verma, a capo di una commissione per la modifica delle leggi antistupro».
La nuova legislazione non riconosce, secondo quanto osservato dalle attiviste, lo stupro commesso dal coniuge come un reato e non si pronuncia su tutti quei casi di politici accusati di reati a sfondo sessuale, candidati alle elezioni. Secondo Chidambaram, invece, «le nuove leggi tengono conto della maggioranza dei punti discussi dalla commissione capeggiata da Verma». «Il Parlamento avrà poi sei mesi per la ratifica delle nuove leggi, in vigore già da oggi», ha concluso il ministro.




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