INGV – 29 marzo 2022, terremoto profondo nel Mar Tirreno

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INGV – Segnali sismici del terremoto profondo (421 km) avvenuto nel Mar Tirreno la notte tra il 28 e il 29 marzo 2022 alle 3:48 (ora italiana), ordinate per distanze (sull’asse delle x, da 0 a 3 gradi, circa 300 km). Si vedono i primi arrivi delle onde P (linea rossa) mentre la linea blu indica i tempi di arrivo teorici delle onde S. In alto, circa 400 secondi dopo il terremoto del Tirreno, si nota una fase inizialmente “misteriosa”, poi rivelatasi un’onda PkP (ossia che ha traversato il nucleo terrestre). Si tratta di un terremoto avvenuto quasi agli antipodi dell’Italia (alle Isole Vanuatu nel Pacifico) e registrato dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale.

L’origine dei terremoti nel Tirreno Meridionale

I terremoti nel Tirreno Meridionale sono “legati a un processo di subduzione, lo slab, lo sprofondamento della litosfera oceanica ionica che avviene al di sotto dell’arco calabro con sprofondamento nel Tirreno, un processo che ha generato l’apertura del bacino tirrenico, che non esisteva fino a pochi milioni di anni fa. Il pezzo della litosfera che sprofonda è attivo e genera frequenti terremoti profondi al largo della Calabria e della Sicilia orientale,” ha spiegato ai microfoni di MeteoWeb Alessandro Amato, sismologo e Responsabile del Centro Allerta Tsunami INGV.
In genere sono eventi “superficiali verso la Calabria e andando verso il Tirreno diventano più profondi, seguendo la forma che ha la litosfera in subduzione“. Spesso vengono generati terremoti scarsamente avvertiti dalla popolazione, “ma che comunque non sono strani per la zona: avvengono proprio dove devono avvenire, diventano più superficiali man mano che si avvicinano alla costa“.

A livello storico, andando indietro fino al 1985, “si sono verificati diversi terremoti con magnitudo maggiore di 5, in particolare un paio M 5.8: uno è avvenuto durante la sequenza sismica di Amatrice, il 28 ottobre 2016, a nord della Sicilia, con ipocentro a 481 km, quindi nella parte dello slab più profonda. Poi un sisma M 5.8 è avvenuto il 26 ottobre 2006, più vicino alla Calabria“. Tornando ancora più indietro, guardando al catalogo antico dei terremoti dal 1900 in poi, “si sono verificate una ventina di scosse con magnitudo superiore a 5, tra cui un evento M 5.6 nel 1978“.
E’ quindi “una zona molto attiva con la caratteristica subduzione ionica sotto il Tirreno“, ma, precisa l’esperto INGV, “questi terremoti non devono sorprendere, non fanno danni salvo siano molto forti, ma anche in questo caso, essendo profondi, l’energia si attenua. Proprio a causa della profondità si propagano maggiormente e si possono avvertire anche nel resto d’Italia, cioè hanno un ampio raggio di risentimento, ma comunque non sono tsunamigenici, non danno luogo a maremoti“. Proprio l’importante profondità di questi eventi è tipica e unica del Tirreno meridionale: eventi profondi “si registrano anche sotto l’Appennino settentrionale, ma si va su 80-90 km, così come nell’arco ellenico, ma non si arriva a profondità di questo tipo“.




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