Papa Francesco ed i neocatecumenali

144

papa francesco in auto
Papa Francesco ha ricevuto il Cammino Neocatecumenale in udienza nell’Aula Paolo VI in Vaticano. il Papa ha colto l’occasione per inviare 50 nuove “missio ad gentes” composte da circa 250 famiglie provenienti dai cinque continenti riconfermando l’opera evangelizzatrice di questa iniziazione cristiana. “Non vi sarà facile la vita in Paesi lontani e in altre culture”, ha detto il pontefice, “ma il mio cuore è con voi”.

L’incontro si è aperto con una presentazione dell’iniziatore e responsabile internazionale del Cammino Neocatecumenale Kiko Argüello. Presenti nell’Aula Paolo VI anche 8.000 membri del Cammino, la maggior parte dei catechisti responsabili del Cammino nei cinque continenti, sacerdoti, seminaristi dei Seminari Diocesani Missionari Redemptoris Mater d’Europa, responsabili di molte comunità e le 250 famiglie inviate dal Papa all’evangelizzazione. Queste riceveranno la destinazione in questa stessa settimana, nel corso di una convivenza internazionale in Italia, dove si costituiranno anche ciascuna delle nuove “missio ad gentes”.

“Vorrei sottolineare”, ha esordito il Papa, “tre parole che il Vangelo vi ha appena consegnato, come un mandato per la missione: unità, gloria e mondo”.
Poi ha avvertito che ogni missione si svolge all’interno della Chiesa che non è un’ “organizzazione” che va avanti seguendo le proprie idee e ha citato Sant’Ignazio sul fatto che è fondamentale “respirare nella Chiesa e con la Chiesa”: «Sottolineo questo aspetto: la Chiesa è nostra Madre», ha ricordato il Pontefice. «Come i figli portano impressa nel volto la somiglianza con la mamma, così tutti noi assomigliamo alla nostra Madre Chiesa. Dopo il Battesimo non viviamo più come individui isolati, ma siamo diventati uomini e donne di comunione, chiamati ad essere operatori di comunione nel mondo. Perché Gesù non solo ha fondato la Chiesa per noi, ma ha fondato noi come Chiesa.
La Chiesa non è uno strumento per noi: noi siamo Chiesa. Da lei siamo rinati, da lei veniamo nutriti con il Pane di vita, da lei riceviamo parole di vita, siamo perdonati e accompagnati a casa. Questa è la fecondità della Chiesa, che è Madre: non è una organizzazione che cerca adepti, o un gruppo che va avanti seguendo la logica delle sue idee, ma è una Madre che trasmette la vita ricevuta da Gesù».

La fecondità della Chiesa, ha ricordato il Papa, «si esprime attraverso il ministero e la guida dei Pastori. Anche l’istituzione è infatti un carisma, perché affonda le radici nella stessa sorgente, che è lo Spirito Santo. Lui è l’acqua viva, ma l’acqua può continuare a dare vita solo se la pianta viene ben curata e potata».

Il Vescovo di Roma ha poi raccomandato di mantenere vive l’unità e la comunione: «Il Diavolo è “il divisore” e comincia spesso col farci credere che siamo buoni, magari migliori degli altri: così ha il terreno pronto per seminare zizzania», ha detto. «È la tentazione di tutte le comunità e si può insinuare anche nei carismi più belli della Chiesa».
Il Santo padre ha indicato anche quale deve essere lo stile della missione: «Familiarizzate con le culture, le lingue e gli usi locali, rispettandoli e riconoscendo i semi di grazia che lo Spirito ha già sparso», la sua raccomandazione. Ha invitato a non cedere «alla tentazione di trapiantare modelli acquisiti», e di seminare «il primo annuncio: «È la buona notizia che deve sempre tornare, altrimenti la fede rischia di diventare una dottrina fredda e senza vita»

Al termine, prima della benedizione dei crocifissi che il Papa è solito consegnare ai (33) sacerdoti a capo delle missioni, un’ulteriore conferma delle basi del Cammino, il cosi detto “tripode” : Parola, Liturgia, Comunità. “Andate ed annunziate ai fratelli – è stato l’invito del Papa – i tanti doni che Dio vi ha elargito a partire dalle numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Vedere tutto questo è una consolazione, perché conferma che lo Spirito di Dio è vivo e operante nella sua Chiesa, anche oggi, e che risponde ai bisogni dell’uomo moderno. In diverse occasioni ho insistito sulla necessità che la Chiesa passi da una pastorale di semplice conservazione a una decisamente missionaria. Quante volte, nella Chiesa, abbiamo Gesù dentro e non lo lasciamo uscire … Quante volte! Questa è la cosa più importante da fare se non vogliamo che le acque ristagnino nella Chiesa”.

Le “missio ad gentes” si formano su richiesta dei vescovi delle diocesi a cui sono destinate e sono formate da quattro o cinque famiglie – la maggior parte delle quali con più di quattro figli –, un presbitero, un ragazzo e due donne. Tutti questi formeranno una comunità che ha la missione di dare i segni della fede che attirano gli uomini alla bellezza del Vangelo secondo le parole di Cristo: “Amatevi come io vi ho amato, in questo amore sapranno che siete miei discepoli, siate perfettamente uno e il mondo crederà “.

Tra le destinazioni in Europa (40 in totale) verso cui partiranno alcune di queste famiglie, troviamo diverse città della Francia (dove ci sono sei Seminari Redemptoris Mater) come Biarritz, Bordeaux, Tolosa, Orange, Pamiers e Mulhouse, in totale più di dieci. Altri paesi in cui le famiglie andranno ad evangelizzare saranno Lussemburgo, Irlanda, Svezia, Gran Bretagna, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Germania. Inoltre Olanda, Svizzera, Cipro, Serbia, Austria, Ucraina, Russia, Kazakistan.
In America le famiglie sono state chiamate in Canada, Stati Uniti, Perù e Brasile. In Asiaper India e Cina, tra gli altri. In Oceania per Australia e Papua Nuova Guinea, mentre in Africa alcune di queste “missio ad gentes” si formeranno per Etiopia e Costa d’Avorio, oltre a Sudafrica, Guinea Equatoriale e Nigeria.

La missio ad gentes è una delle dimensioni dell’attività della Chiesa; essa risponde al mandato di Cristo espresso in Mt 28,19-20.
La missione è un aspetto essenziale della fede cristiana in quanto crede il messaggio di Cristo di importanza universale e considera tutte le generazioni della terra come oggetto della volontà salvifica e del disegno di salvezza di Dio o, in termini neotestamentari, considera il “regno di Dio” che è venuto in Gesù Cristo come destinato a tutta l’umanità

La missio ad gentes « si distingue dalle altre attività ecclesiali, perché si rivolge a gruppi e ad ambienti non cristiani per l’assenza o insufficienza dell’annunzio evangelico e della presenza ecclesiale. Pertanto, si caratterizza come opera di annunzio del Cristo e del suo Vangelo, di edificazione della chiesa locale, di promozione dei valori del Regno. » (Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 1990, n.34)

Le famiglie in missione sono famiglie provenienti dal Cammino Neocatecumenale che si offrono liberamente, lasciando casa, lavoro e amicizie, per andare come in missione nel mondo secondo le esigenze del Cammino e dietro richiesta dei vescovi della Chiesa cattolica, laddove si ritenga necessaria un’azione di evangelizzazione (implantatio ecclesiae) e di fondazione del Cammino Neocatecumenale.

Le famiglie danno la loro disponibilità per andare in qualunque parte del mondo, in modo gratuito, nella precarietà e confidando nella Provvidenza, e ricevono la loro destinazione in convegni appositi (“convivenze delle famiglie”), dall’Èquipe Responsabile del Cammino (attualmente composta da Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi). La loro partenza avviene di solito alla presenza del proprio vescovo con una cerimonia ufficiale.

La famiglia in missione resta unita alla propria parrocchia e comunità neocatecumenale, alla quale ritorna periodicamente. Inoltre resta libera di interrompere in qualsiasi momento la propria esperienza missionaria.

Le famiglie in missione sono nate nel 1986 per la nuova evangelizzazione del mondo. Da allora ci sono state alcune cerimonie di invio, tra cui quelle del 12 dicembre 1994 e del 30 dicembre 1988, presiedute da papa Giovanni Paolo II.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.