AUTO – FORMULA1 – CRASHGATE: MASSA FU DERUBATO DEL TITOLO MONDIALE

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FORMULA 1 – Dopo anni di polemiche, sospetti, bugie e sotterfugi, la verità è venuta a galla: l’esito finale campionato mondiale di Formula 1 del 2008 fu deciso – almeno in parte – da una violazione delle regolamento non sanzionata di proposito dai vertici della Federazione Internazionale dell’Automobile.

«Io e Max Mosley (all’epoca presidente Fia n.d.r.) siamo stati informati durante la stagione 2008 di quanto era accaduto nella gara di Singapore. Piquet Junior aveva confessato a suo padre Nelson che gli era stato chiesto dal team di andare a sbattere contro il muro per far scattare la safety car e aiutare così il suo compagno di squadra Alonso a vincere», ha ammesso l’ex storico patron dell’F1, Bernie Eccleston, in un’intervista rilasciata alla testata F1-Insider.

Da regolamento, una volta accertata la gravissima violazione in pista, l’esito della gara sarebbe dovuto essere annullato. Ma così non è stato: la Fia infatti decise di indagare solo nel 2009. «Avevamo prove a sufficienza per intervenire sulla questione in tempo. Secondo lo statuto, avremmo quindi annullare la gara di Singapore – ha riferito ancora l’ex boss dell’F1 – Ciò significa che non sarebbe stata valida per la classifica del Mondiale. A quel punto Felipe Massa sarebbe diventato campione del mondo e non Lewis Hamilton».

Ecclestone ha poi rivelato il perché di quelle indagini così tardive: «In quel momento abbiamo deciso di non fare nulla al fine da proteggere lo sport e salvarlo da un enorme scandalo. Ecco perché ho pregato il mio ex pilota Nelson Piquet di mantenere nascosto tutto. All’epoca difatti vigeva la regola che la classifica di un Mondiale diveniva intoccabile una volta che andava in scena la cerimonia di premiazione della FIA alla fine dell’anno, Hamilton ricevette la coppa ed andò tutto bene».

Le parole di Ecclestone hanno gettato dunque nuove ombre su quanto avvenuto lo scorso 28 settembre 2008 sul circuito di Marina Bay, a Singapore. Dichiarazioni fortissime, destinate ad alimentare il fuoco mai sopito delle polemiche.

Storia del “crashgate”

Al 15esimo giro del Gp di Singapore del 2008, il pilota brasiliano della Renault Nelson Piquet Jr – figlio omonimo del due volte campione del mondo – andò a schiantarsi volontariamente alla curva Raffles Avenue, per ordine del muretto box. Il motivo? L’ingresso in pista della safety car avrebbe favorito la vittoria del suo compagno di scuderia, lo spagnolo Fernando Alonso, che a differenza di tutti gli altri piloti aveva già effettuato un pit stop anticipato.

Dopo il “crash” di Piquet, nelle pit-lane del circuito si scatenò infatti il caos, visto che tutti i piloti rientrarono di corsa ai box per cambiare le gomme: l’alfiere brasiliano della Ferrari, Felipe Massa – all’epoca in piena corsa per il titolo mondiale – fu costretto al ritiro dalla gara perché la sua monoposto rimase attaccata al bocchettone della benzina. Il gp venne quindi vinto da Alonso, con Nico Rosberg della Williams e Lewis Hamilton della McLaren a completare il podio.

A fine anno, il titolo mondiale venne conquistato proprio dal pilota inglese ai danni del ferrarista Massa, per un solo punto di vantaggio, al termine nell’ultima rocambolesca gara in Brasile. Ma i veleni e i sospetti sul “crashgate“, invece, non sarebbero mai finiti.

Le indagini

Ecclestone sapeva, Mosley sapeva, ma la Fia decise di indagare soltanto un anno dopo, nell’agosto 2009: sia Flavio Briatore (Team Principal) che Pat Symonds (tecnico Renault) furono costretti a lasciare la squadra per via dello scandalo. Scattò la radiazione per Briatore, la squalifica per 5 anni per Symonds e di due anni con la condizionale per la Renault. Nessuna sanzione, invece, a carico dei piloti.

L’indagine contribuì a fare piazza pulita dei responsabili del gesto antisportivo e contrario al regolamento. Troppo tardi, comunque, per cambiare l’esito di quel mondiale.

Il mea culpa: «Mondiale 2008? Mi dispiace, Massa fu defraudato»

«Oggi mi dispiace ancora per Massa, è stato defraudato del titolo che meritava, mentre Hamilton ha avuto tutta la fortuna del mondo e ha vinto il suo primo campionato. Oggi avrei fatto le cose in modo diverso», ha detto sempre Ecclestone a proposito del “crashgate”, rompendo un silenzio durato quasi 15 anni.

Alla luce di quanto detto, il “padre” dell’F1 ha poi concluso dicendo la sua sulla diatriba su quale sia il pilota più vincente tra Michael Shumacher e Lewis Hamilton, ad oggi gli unici sette volte iridati della storia della F1: «Per me Michael Schumacher è ancora l’unico campione del mondo da record con sette titoli, anche se le statistiche dicono il contrario».