Ambiente. Progetti geotermici: ad Orvieto il primo laboratorio italiano

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Sono oltre 3000 oggi gli occupati nel comparto dell’energia geotermica in Italia. Ma le imprese del settore sarebbero in grado di dare lavoro a 30.000 addetti, qualora le condizioni di mercato e normative consentissero di sfruttare appieno il potenziale esistente. L’Italia, nonostante l’impiego di una tecnologia (alta entalpia) ormai superata per efficienza e impatto ambientale, resta ancora il primo produttore europeo di elettricità da geotermia.

Nel “belpaese” sono in corso di sviluppo 10 progetti pilota per lo sviluppo di impianti geotermici a media entalpia di piccola taglia: dal successo di queste sperimentazioni – che metteranno in moto investimenti privati per circa 400 milioni di euro – dipende la possibilità di rimettere in carreggiata il nostro paese rispetto alle best practice internazionali in fatto di geotermia di nuova generazione.

Tra i progetti più interessanti in fase avanzata di autorizzazione, figura la piattaforma tecnologica proposta da ITW LKW Geotermia Italia, che realizzerà un impianto sperimentale di 5MW a Castel Giorgio (Terni).

“Grazie ad un sistema chiuso a ciclo binario che esclude il rilascio di emissioni in atmosfera, trasformeremo in energia elettrica i fluidi geotermici ad una profondità di circa 1.000 mt, producendo 40 GWh/anno di energia ‘verde’ da fonte rinnovabile, piuttosto che da combustibile fossile” – ha commentato Diego Righini, di ITW LKW Geotermia Italia.

E proprio Righini ci racconta la crescita del “pianeta geotermia” e del progetto italiano per il rilancio partendo proprio dal primo laboratorio italiano ad Orvieto.

” Questa avventura approvativa, giunta quasi al traguardo, è stata dura ma arricchente. Per me è stato un vero laboratorio di crescita personale, che mi ha posto difronte mille ostacoli, ma con l’aiuto della mia impresa e delle tante persone responsabili, del territorio orvietano e viterbese, si sta confermando un successo imprenditoriale e il più grande progetto di sviluppo sostenibile italiano per il territorio interessato.
Questo impianto pilota non è un classico progetto di coltivazione della risorsa geotermica, nota e studiata, ma è lo stimolo per la ripresa di tante attività parallele, dalla ricerca per molti Enti pubblici come l’RSE-GSE, l’INGV, l’Ordine dei geologi e le Università specializzate, per i Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, dell’Agricoltura, perché hanno potuto, osservandoci, ammodernare il contesto legislativo, non solo per la geotermia ma per i processi di condivisione con i territori, e di approvazione per le pubbliche amministrazioni, superando ostruzionismi disfattisti e rilanciando collaborazioni sinergiche tra ruoli distinti ma non confliggenti.
Molte imprese dell’indotto stanno ricominciando ad investire in turbine, pompe, sistemi di perforazione e costruzione di pozzi.
La geotermia è una risorsa rinnovabile, è un dono che la terra ci offre al quale non possiamo rinunciare, ma come ogni operazione artificiale che sfrutta le risorse della terra, bisogna farla con le dovute attenzioni e senza superare determinati confini.
I progetti che sto sviluppando con Geotermia Italia in Umbria e nel Lazio sono equilibrati nella dimensione e nel processo di sfruttamento minerario, potremmo lavorare con 4000 Tonnellate l’ora di risorsa estratta e poi iniettarla nuovamente, invece utilizzeremo con prudenza, nel ciclo primario, solo 850 T/h per centrale.
Abbiamo investito molto nella progettazioni dei pozzi e delle tubazioni, perché il triplo kasing e l’altro strato di tubing, potrebbero essere intesi come eccesso di protezione, ma per noi il ciclo chiuso della georisorsa (acqua, vapore e gas) è il cavallo di battaglia di tutto il futuro geotermico italiano.
Ogni sistema o componente della centrale ha sensori di perdita d’umidità e valvole automatiche di chiusura ermetica del ciclo primario.
Non basta parlare di zero emissioni in atmosfera, o di totale ri-iniezione nel serbatoio geotermico di provenienza, nello stato roccioso carbonatico isolato da altri strati rocciosi impermeabili per natura, serve un progetto di grande spessore scientifico, ingegneristico ed imprenditoriale.
Dopo una mia relazione alla Camera di Commercio d’Orvieto, qualche giorno fa, difronte tutti i rappresentati delle imprese industriali, artigianali, commerciali ed agricole, ho trovato, nelle loro dichiarazioni pubbliche, una grande solidarietà come imprenditore.
Queste dimostrazioni di sostegno erano precedentemente giunte dalle numerose associazioni ambientaliste tra le quali  Legambiente, Kyoto Club, Green Italia, Fare Ambiente e quelle attive sul territorio di Terni e Viterbo.
Ci vuole coraggio, un grande progetto, tante persone disponibili e un regista sul territorio, per vincere le battaglie dello sviluppo sostenibile”.




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