Giornata Pro Orantibus per i religiosi di clausura

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Il 21 novembre, la Chiesa celebra la festa della Presentazione di Maria e la Giornata Pro Orantibus. I fedeli, in questo giorno, sono invitati a sostenere i religiosi e le religiose di clausura. Per l’occasione a Roma, al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, si è svolto il convegno “Declinare la gioia nella vita monastica” organizzato dal Segretariato Assistenza Monache. Conosciamo la realtà delle monache di Betlemme dell’Assunzione della Vergine Maria e di San Bruno del Monastero “Madonna del Deserto Monte Camporeggiano” di Gubbio.Ecco le parole della sorella priora Anastasis raccolte da Radio Vaticana:

R. – La nostra spiritualità è il Vangelo vissuto secondo la scuola della Vergine Maria. Per prima cosa è una contemplazione del Volto di Gesù e, in lui, del Padre invisibile, nascosto. Abbiamo ricevuto la paternità di San Bruno. È un profeta dell’assoluto di Dio vissuto insieme ad alcuni fratelli nel deserto. È lui che secondo il suo carisma di solitudine e di comunione ci aiuta ad incarnare questa contemplazione di Maria, questa vita di Maria, nella Santissima Trinità.

D. – Quanti sono i vostri monasteri e come sono integrati nelle diverse realtà in cui si trovano?

R. – I monasteri sono una trentina, sparsi nei diversi continenti. Siamo presenti ai nostri fratelli nel mondo con l’offerta delle nostre vite e della preghiera per chi ci è vicino, per chi è intorno a noi, e per la Chiesa locale che ci accoglie.

D. – Siete anche presenti in Medio Oriente. In che modo siete inserite in quella realtà così difficile?

R. – Vivere in Oriente è il modo privilegiato che abbiamo per rimanere vicini a tanti nostri fratelli che – come sappiamo – si trovano in situazioni così difficili di conflitto, di divisione, di precarietà e di violenza. È importante rimanere qui per noi in quanto cristiani.

D. – È possibile bussare ai vostri monasteri?

R. – È sempre possibile bussare alle porte dei nostri monasteri. Abbiamo uno spazio di accoglienza; per gli ospiti che desiderano dimorare per qualche giorno in un ritiro in solitudine e partecipare alle celebrazioni liturgiche con la comunità mettiamo a disposizione qualche eremo. Le persone che vengono, anche nella loro diversità, e qualche volta con le loro contraddizioni, sono sempre degli inviati di Dio assetati in cerca di un pozzo di acqua viva.

D. – Come si svolge la vita nei vostri monasteri?

R. – In semplicità, in povertà, nella gioia, in un continuo ricominciare senza mai scoraggiarsi. Ci sono anche battaglie spirituali nel deserto che passano attraverso l’accettazione dei nostri molti limiti, delle miserie, delle mediocrità e il nostro io egoista. La nostra giornata si alterna tra vita solitaria e vita comunitaria. Dimoriamo nel silenzio e nella solitudine della nostra cella in una preghiera che vorremmo intensa e gratuita, a partire dai Vespri che celebriamo alla sera, fino all’indomani quando celebriamo la Santa Messa della mattina. Ci abbeveriamo della Parola di Dio preghiamo, meditiamo, adoriamo il Signore, celebriamo le ore minori, studiamo, facciamo il pranzo. Il pomeriggio è solitamente dedicato alle diverse attività lavorative.

D. – Qual è il vostro impegno nella nuova evangelizzazione?

R. – Ogni evangelizzazione inizia da noi stessi. Siamo evangelizzati dalla Parola di Dio, dal suo amore sconfinato ed evangelizziamo attraverso le nostre azioni nascoste. Sappiamo, crediamo, che la Chiesa abbia bisogno di noi attraverso tutta la nostra povertà e le nostre insufficienze e che non ci sarebbe evangelizzazione senza la nostra preghiera. Santa Teresina diceva: “Nel cuore della Chiesa io sarò l’amore”.




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