Yaba, la droga della pazzia del Bangladesh

Yaba –  Euforia, aggressività, allucinazioni, e una dipendenza psichica tre volte quella dell’ecstasy. Sono le conseguenze dell’assunzione di Yaba, conosciuta anche come droga della pazzia, pillole più piccole della pasticche di ecstasy, di colore rosso, arancione o verde limone.

Yaba è un’espressione gergale di origine thailandese usata per indicare le pillole thai, “sostanze metamfetaminiche fabbricate dai Wa, una popolazione delle montagne birmane, antichi tagliatori di teste diventati baroni della droga” si legge su ‘Universo droga, glossario enciclopedico delle sostanze d’abuso e delle piante di impiego allucinogene’, a cura della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga.

A base di metanfetamina, le reazioni iniziali sono iper-eccitazione, riduzione della sensazione di fatica e fame, ma poi anche ansia e depressione, danni al sistema nervoso e in molti casi istinti suicidi. Per questo ne facevano uso i soldati nazisti e per lo stesso motivo è riconosciuta come la “droga di Hitler”: aiutava i militari a sostenere qualsiasi tipo di fatica e ad aumentare l’aggressività durante la Seconda Guerra Mondiale.

“Si tratta in realtà di shaboo, noto in Thailandia con vari nomi, in occidente si è diffuso con il nome di pillole thai. Queste pillole hanno un forte odore di vaniglia e sono più piccole della pasticche di ecstasy, 6 mm di diametro” si spiega nel glossario. La pillola thai “facilita la produzione cerebrale di dopamina, una sostanza che provoca un intenso senso di piacere e di benessere. Il fatto che agisca sul centro dopaminico piuttosto che sulle vie serotoniniche fa, però, salire considerevolmente la sua capacità di indurre dipendenza. Si stima che la capacità a creare dipendenza psichica delle pillole thai sia tre volte quella dell’ecstasy“.

“Gli effetti durano dalle 8 alle 24 ore, possono essere paragonati a quelli causati dall’abuso di crack. Le amfetamine thailandesi sono, infatti, un potente eccitante, che rende euforici, aumenta l’attenzione, la fiducia in se stessi e l’aggressività. L’abuso cronico provoca un nervosismo permanente, irascibilità e allucinazioni paranoiche, che possono portare a un’improvvisa e incalcolabile predisposizione alla violenza, tanto verso se stessi, quanto verso gli altri. Il consumatore perde l’appetito, soffre di disturbi del sonno cronici e di gravi e irreparabili disordini psichiatrici (ad esempio perdita di memoria) accompagnati da depressioni. Queste pillole di colore rosso, arancione o verde limone, vengono messe sul mercato con impresso un logo, di solito R, WY, WF o 99. Sinonimi – si legge – sono ecstasy thai, jaba, ya ba, yaba, yabba, yabaa, yaa baa, yah bah, ya maa”.

Chi ne fa uso preferisce fumarla utilizzando carta stagnola o in un ampolla di vetro, sebbene possa essere ingerita per via orale o schiacciata e sniffata.

A creare questo mercato criminale è stata una donna thailandese, “Kalyan Aramchayanan”. La quale ha fatto studiare ai figli chimica a Taiwan con lo scopo di farli tornare per produrre la prima metanfetamina della Thailandia.

(Kalyan Aramchayanan)

Inizialmente, visto che era usata come “medicina per cavalli” il suo marchio era registrato come il primo produttore di farmaci per equini nel Paese asiatico. Successivamente fu prodotta, testata e venduta come droga eccitante.

Nel 1987, ritenuta illegale,  fu bandita dalla Thailandia, anche come medicina per i cavalli.

“Kalayan Aramchayanan” di nome Gillian, è stata incarcerata con il marito ed i figli ed è attualmente detenuta nella prigione di Long Yai. Colpisce che in Thailandia la pena per chi produce e spaccia sostanze stupefacenti sia di 20 anni, senza possibilità di appello. Purtroppo i produttori dello stupefacente sono scappati all’arresto, altri sono rimasti invece nel Paese, continuando nell’attività della signora Gillian ed iniziando così un commercio con l’estero.

Essendo uno stupefacente sintetico  i gruppi funzionali dello stesso possono essere alterati in base agli elementi che lo compongono. Gli effetti conosciuti sono quelli delle metanfetamine come aggressività, allucinazioni, disinibizione, ipertermia. Il problema è che ci troviamo nell’era dove le sostanze sintetizzate decenni fa, subiscono un’evoluzione continuativa che è quella di spostare dei gruppi funzionali con sostanze chimiche che producono effetti che non sempre sono noti. Né a brevissimo termine (effetto tossico immediato) né dal punto di vista del follow up a lungo termine, poiché i danni cronici si sviluppano con il tempo e non si riesce a ricollegare il nesso causale diretto con la sostanza.

“Ci sono soggetti che hanno un assetto genetico particolare e che non riescono a metabolizzare le molecole contenute nella sostanza con il rischio di crisi immediate e ci sono invece soggetti che posseggono un assetto genetico che non le rigetta nell’immediato, perché è come se avessero metà sistema cromosomico che le metabolizza e metà no. Si parla di metabolizzatori lenti o intermedi che a volte associati ad un farmaco banale, preso a distanza di tempo e per un qualsiasi malessere, vanno ad intasare il sistema genetico, scatenando reazioni gravi a volte irreversibili e che potrebbero causare la morte. Solo attraverso l’esame tossicologico e quello genetico si può risalire a questa causa che si chiama polimorfismo genetico”.

La cosa più preoccupante è che, essendo droghe che costano poco, vanno in mano ai più giovani. “L’immissione della sostanza sul mercato – evidenzia ancora l’esperta – si basa sul gradimento immediato della stessa. Le sostanze vengono spacciate e mimetizzate con un’aria di buonismo attraverso dei palliativi che le rendono più gradevoli, come aromi all’arancia, alla vaniglia o alla fragola e vengono utilizzati colori appariscenti e divertenti che colpiscono la psiche del ragazzo rendendo la stessa innocua agli occhi di chi la compra.”

La grande quantità di Yah Bah che circola in Italia, viene esportata dall’estero dove ci sono grossi laboratori che producono grandi quantità. Il commercio è gestito dalla criminalità organizzata, ma ciò non esclude i piccoli laboratori artigianali dove vengono sintetizzate queste sostanze.

La differenza tra “i piccoli chimici” e la criminalità organizzata è nell’interesse dell’ultima di garantire una continuità di spaccio e una copertura su ampie zone. Ci sono poi le localizzazioni che interessano i singoli “prodotti” e dove sono più richiesti. Purtroppo c’è una globalizzazione del fenomeno dove vengono sfruttate le condizioni socio economiche di un paese, o del vizio o del benessere o della povertà o del degrado sociale.

In queste ore la Yoba è tornata alla ribalta dell cronaca italiana: a Milano nel negozio alimentari etnico di via Oxilia, zona Pasteur, due cittadini del Bangladesh di 36 e 40 anni sono stati arrestati dalla polizia di stato, che ha anche chiuso il locale.“
Poco dopo le ore 14, i poliziotti sono entrati nel negozio, che peraltro era senza corrente, e hanno trovato un uomo che ha dichiarato di essere il titolare senza però essere in grado di fornire alcuna documentazione, un altro che ha riferito di essere l’addetto alle pulizie e due clienti. Nel corso della perquisizione per verificare l’eventuale presenza di sostanze stupefacenti, gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato due sacchetti di marijuana da 40 grammi, bigiotteria, due orologi di valore e un’agenda contenente nomi e corrispettive cifre (che è lecito ipotizzare essere la contabilità delle somme provento di spaccio) in un beauty case.

Dietro alcune scatole di generi alimentari, poi, sotto il materasso nel piano interrato e su uno scaffale vicino alla cassa, i poliziotti hanno strovato delle bustine di plastica con 221 pillole di yaba, di colore rosso, arancione e verde, delle quali alcune riportavano impresse le sigle ‘R’ e ‘WY’. Le ricerche hanno permesso di individuare anche un pacchetto di 570 bustine vuote trasparenti con chiusura adesiva, pezzi di carta stagnola già tagliati a rettangoli e un rotolo di pellicola verosimilmente utilizzati per il confezionamento della droga. All’interno di una scarpa nel retro del negozio, inoltre, è stato trovato un pezzo di hashish del peso di 11 grammi.

Infine nella cassa, spenta perché il negozio è privo di elettricità per morosità, sono stati trovati 1.500 euro in banconote di vario taglio. Il 40enne titolare del negozio, che ne aveva con sé  380, era stato scarcerato per la concessione della sospensione condizionale della pena lo scorso 28 gennaio dopo essere stato arrestato a luglio 2019 per il possesso di 505 pastiglie di yaba nel negozio. Mentre il 36enne, irregolare sul territorio, ha precedenti per furti e spaccio di droga. Entrambi dormivano nel negozio.

I due clienti presenti al momento della perquisizione hanno riferito ai poliziotti di essere andati al negozio, come in passato, per acquistare yaba dal loro fornitore: tre pillole in cambio di 35 euro. Entrambi hanno anche precisato di aver consumato la sostanza, più volte, direttamente nel bagno del negozio.

Un altro, l’ennesimo segnale di allarme contro lo spaccio di droghe che sono sempre più un minaccia per i ragazzi italiani contro la quale non ci si può permettere di esitare.

 




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