“BIAGIO”: il cinema di impegno civile racconta la storia del missionario palermitano

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Venticinque anni fa, Biagio Conte, un giovane che viveva nella città di Palermo insanguinata dalla violenza mafiosa, lasciò la famiglia, gli agi e le ricchezze per dedicare la sua vita ai poveri.

Per anni visse alla stazione coi “barboni” condividendo la loro esistenza di emarginati in un vagone. Poi, decise di occupare un edificio abbandonato di proprietà del comune.

Nasceva così la MISSIONE DI SPERANZA E CARITA’, una delle più rivoluzionarie esperienze di vita e di accoglienza verificatesi in questi anni nella città di Palermo. Un esempio, da seguire e da imitare, per tutti quelli che hanno a cuore gli ultimi, i poveri, i migranti, i senza tetto, chi non ha voce né speranza.

 

I NUMERI DELLE MISSIONI: Oggi, le Missioni fondate da Biagio, sono sei.

Tre di accoglienza:

Quella di via “Archirafi”, la prima ad essere fondata, che ospita circa 120 persone: disoccupati che con il lavoro hanno perso la casa e la famiglia, ex carcerati, ex alcolisti, vagabondi senza fissa dimora.

Quella di via Decollati, conosciuta anche come “Il villaggio del povero” un’ex caserma in rovina, ristrutturata interamente con il lavoro dei fratelli che vi sono accolti, che ospita, in media, circa 800 persone, in maggioranza immigrati e profughi provenienti dall’Africa e dall’Asia.

E “L’accoglienza femminile”  di via Garibaldi, un ex convento, anch’esso abbandonato da anni, ristrutturato  dai fratelli e dai volontari, che ospita un centinaio di donne e venti bambini, molti nati in Missione, da madri che erano appena sbarcate sulle coste siciliane.

Tre di lavoro:

La Fattoria solidale” di Tagliavia  vicino Corleone: 15 ettari di terreni oggi coltivati a grano e ortaggi, dai fratelli della Missione.

Quest’anno la Fattoria  ha prodotto 230 quintali di grano, che vengono macinati in un piccolo mulino che si trova nella Missione di via Decollati e che fornisce farina per 250 chili di pane al giorno consumati dagli ospiti delle Missioni.

La Fattoria di Tagliavia fornisce anche pomodori, cipolle, melanzane e peperoni che servono a nutrire i fratelli.

E poi ci sono le stalle dove vengono allevate le mucche, le pecore e le galline (donate dagli allevatori della zona) che forniscono il latte e le uova per i bambini della Missione di via Garibaldi.

La “Fattoria” di Scopello a Castellammare del Golfo: 5 ettari di uliveto abbandonato da anni, rimesso in sesto dai fratelli, che fornisce l’olio per la Missione. Quest’anno sono stati raccolti 10.000 chili di olive che significa quasi 2000 chili d’olio.

E infine, la  “Fattoria di Villa Pignatelli” a San Lorenzo nella periferia di Palermo. Quasi 17 ettari di terreno con giardini di arance, mandarini e limoni, e grandi coltivazioni di ortaggi, patate, piselli, zucchine, che la Missione usa per nutrire i fratelli accolti, e dona ai poveri di Palermo che ne hanno bisogno.

La Missione non riceve alcun contributo di soldi pubblici. Provvede da sé, grazie al lavoro dei fratelli accolti, a produrre il pane, l’olio, la salsa, gli ortaggi e  la frutta. Tutto il resto, viene donato, grazie alla solidarietà della gente di Palermo e della Sicilia, e a centinaia  di volontari, uomini e donne, studenti,  professionisti e medici, che vi dedicano parte del loro tempo libero.

Il governo italiano, per ospitare i profughi e i migranti, spende 35 euro al giorno per ogni migrante, che moltiplicati per i mille che vivono nella Missione, fanno 35.000 euro al giorno.

Significa che sono ben 12 milioni e 250 mila euro l’anno, che la Missione fa risparmiare allo Stato.

Ma c’è di più, ed è la cosa più importante. Mentre nei Centri d’Accoglienza le persone vegetano e non fanno nulla, in Missione, gli uomini e le donne accolte, si riappropriano della loro vita: coltivano i campi,  cucinano, puliscono, badano ai malati, imparano un mestiere (sono attivi i laboratori di falegnameria, di lavorazione del ferro, di muratura, e persino una tipografia) riacquistando così la loro dignità di uomini.

E, soprattutto imparano a convivere, bianchi e neri, africani, asiatici ed europei, in una vera comunità di uomini, senza distinzione di razza o di religione.

Ecco perché la Missione fondata da Biagio Conte e da un sacerdote, don Pino Vitrano (che con il Beato don Pino Puglisi, divideva un’antica amicizia) dovrebbe essere un esempio, da seguire e da imitare, per il grande problema che affligge il nostro tempo: i migranti, i profughi e la povertà estrema che colpisce anche i cittadini italiani che per un motivo o per un altro si vengono a trovare ai margini della società.

 

Pasquale Scimeca, conosciuto per il suo cinema di impegno civile, ha raccontato la storia del missionario palermitano nel film  “BIAGIO” che sarà trasmesso su Rai Tre  il 27 marzo, Domenica di Pasqua, in seconda serata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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