Roma. Vaticano. Il Sinodo tra verità e false contraddizioni

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Foto LaPresse/Osservatore Romano18-05-2015 Città del VaticanoCronacaPapa Francesco alla conferenza Episcopale italiana nell'aula del SinodoPhoto LaPresse/Osservatore RomanoMay 18, 2015 Vatican CityNewsPope Francis at the Italian Bishops' Conference DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE

Proseguono i lavori dei padri sinodali e procede l’opera evangelizzatrice di Papa Francesco. Cresce l’attesa per i responsi e crescono gli attacchi a chi desidera la snaturalizzazione della Chiesa. Aperture? A chi? A cosa? Il Pontefice è stato chiaro. Siamo qui per confrontarci e non soltanto per parlare di matrimoni tra omosessuali.

Il mondo cattolico si ritrova dunque davanti a decisione importanti i media cercano di rappresentare una bipolarità tra i porporati. Sostengono che al Papa non interessi quale sia il responso del Sinodo ma che non vi siano strappi: non è così! I conservatori sono arrivati molto preparati e l’ala riformista sembra in difficoltà. Il vescovo Bruno Forte però ha parlato di una sfida, di un’occasione di dialogo per la Chiesa. Sembra esserci un confronto ma non sono attese sorprese. Alla fine la chiesa per i media sarà Medioevale ed i cristiani saranno soddisfatti di tale “medioevalità” che per loro non è affatto tale.

Nelle ultime ore proprio Il Santo Padre ha ribadito che la dottrina cattolica sul matrimonio non è stata modificata.

“Non dobbiamo lasciarci condizionare e ridurre il nostro orizzonte di lavoro in questo Sinodo, come se l’unico problema fosse quello della comunione ai divorziati e risposati o no. Quindi, tenere presente l’ampiezza dei problemi e delle questioni che sono proposte all’Assemblea sinodale, di cui l’”Instrumentum Laboris” dà un’ampia prospettiva

“Dove c’è il Signore c’è la misericordia. E Sant’Ambrogio aggiungeva: ‘E dove c’è la rigidità ci sono i suoi ministri’”. Il Santo padre  prendendo spunto dal Libro di Giona evidenzia là dove il profeta resiste alla volontà di Dio, ma alla fine impara che deve obbedire al Signore. E la grande città di Ninive si converte proprio grazie alla sua predicazione. “Davvero fa il miracolo, perché in questo caso lui ha lasciato da parte la sua testardaggine e ha obbedito alla volontà di Dio, e ha fatto quello che il Signore gli aveva comandato”. Ninive, dunque, si converte e davanti a questa conversione, Giona, che è uomo “non docile allo Spirito di Dio, si arrabbia”: “Giona provò grande dispiacere e fu sdegnato”. E, addirittura, “rimprovera il Signore”. La storia di Giona e Ninive, ha evidenziato Francesco, si articola dunque in tre capitoli:  il primo “è la resistenza alla missione il Signore gli affida”; il secondo “è l’obbedienza, e quando si obbedisce si fanno miracoli. L’obbedienza alla volontà di Dio e Ninive si converte”. Nel terzo capitolo, “c’è la resistenza alla misericordia di Dio”…. ” E’ più importante la mia predica, sono più importanti i miei pensieri, è più importante tutto quell’elenco di comandamenti che devo osservare, tutto, tutto, tutto che la misericordia di Dio”. “E questo dramma anche Gesù lo ha vissuto con i dottori della Legge, che non capivano perché Lui non lasciò lapidare quella donna adultera, come Lui andava a cena con i pubblicani e i peccatori: non capivano. Non capivano la misericordia. ‘Tu sei misericordioso e pietoso’”. Il Salmo che oggi abbiamo pregato, ha proseguito il Papa, ci suggerisce di “attendere il Signore perché con il Signore è la misericordia, e grande è con Lui la redenzione”.  “Dove c’è il Signore c’è la misericordia. E Sant’Ambrogio aggiungeva: ‘E dove c’è la rigidità ci sono i suoi ministri’. La testardaggine che sfida la missione, che sfida la misericordia”.

Christoph Schönborn

Vi sono stati poi ben 72 interventi dei padri sinodali: tra questi ecco l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, che invita i padri sinodali, sulla scorta di Papa Francesco, a vivere queste tre settimane unendo “carità e verità”. Il porporato austriaco ha parlato di elementi essenziali per la buona riuscita del sinodo quali “Il discernimento, come facevano gli Apostoli a Gerusalemme, nel tempo iniziale della grande crisi dei pagani, che diventavano cristiani. Hanno pregato, hanno ascoltato con umiltà, hanno parlato con franchezza e hanno invocato lo Spirito Santo. Penso che questo si applichi anche al nostro Sinodo”.

Il cardinale ha poi parlato di fedeltà, carità e verità e sulla loro indissolubilità: “ Se il loro connubio non fosse possibile, la Chiesa non sarebbe possibile, il Vangelo non sarebbe possibile. Il Vangelo è parola di verità, ma parola di verità nella carità. La carità senza verità è morbida e la verità senza carità è durezza. Dunque, unire carità e verità è l’esigenza stessa del Vangelo. Si è parlato molto dei conflitti prima del Sinodo, vediamo se ne parleranno durante il Sinodo. In ogni caso, c’è un clima di comunione e c’è la comunione. Le aspettative sono forti, sì, per una testimonianza gioiosa, coraggiosa e anche compassione per la realtà della famiglia” ha concluso Schönborn.

George Alencherry

Di rilievo l’omelia Omelia del Cardinale George Alencherry durante la preghiera dell’Ora Terza con la quale si è aperta nell’Aula del Sinodo la terza Congregazione generale della XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

La lettura di Geremia di oggi ci dà un messaggio applicabile all’obiettivo del nostro Sinodo sulla famiglia” ha esordito il cardinale.

Per Alencherry, “le parole del profeta sono applicabili ai governanti e leader di tutti i tempi e anche alle persone disciplinati da loro. In molti paesi del mondo le persone vengono negate della giustizia, a causa della promozione di individualismo, edonismo e l’oppressione da valori”. Da qui il Vescovo ha individuato alcune questioni, anzitutto se “i vertici della Chiesa si sono fatti avanti con un ruolo profetico come quello di Geremia a sostenere il popolo da parte della Parola di Dio e con la testimonianza personale”. “Un ruolo profetico” – quello ipotizzato, e giustificato dall’omileta con le parole di papa Francesco in Evangelii Gaudium di una Chiesa accidentata e malata, capace di sporcarsi le mani.

La lettura da Geremia Ch. 22 v.3 ci offre un messaggio che indica la via per raggiungere l’obiettivo delle nostre deliberazioni sinodali sulla famiglia. Il profeta Geremia annunciò quello che la famiglia reale di Giuda avrebbe dovuto fare per non far cadere il regno in rovina ma non fu ascoltato….. Giustizia significa l’accettazione del regno di Dio e la giustizia è la grazia di Dio derivanti dall’accettazione del regno di Dio. I re di Giuda hanno fallito nella loro responsabilità di dare la giustizia e per questa loro incapacità la gente ha dovuto subirne le conseguenze.

Geremia ha dovuto subire a costo del suo ruolo profetico. La sua vita era un simbolo del messaggio di Dio. La sofferenza e la rovina, egli ha dovuto prendere su di sé e portarla sulle sue spalle. Gli è stato chiesto di accettare tre segni della sua vita: non sposarsi, di non partecipare ai funerali e non per partecipare a feste.

I pastori della Chiesa nei tempi presenti sono chiamati a prendere su di loro vita un ruolo profetico della sofferenza e della kenosi, simile a quella del profeta Geremia. Le parole del Santo Padre Francesco nella Evangelii Gaudium (N. 49) acquistano significato qui.

Va preferita una Chiesa che è incerottata perché vicino ai sofferenti ad una chiesa chiusa nelle sue solide sicurezze…. Più che dalla paura di andare fuori strada, la mia speranza è che saremo mossi dalla paura di rimanere rinchiusi all’interno di strutture che ci danno un falso senso di sicurezza, entro regole che ci rendono giudici inflessibili, dentro quelle abitudini che ci fanno sentire al sicuro, mentre alla nostra porta persone stanno morendo di fame. Gesù non si stanca di dirci: “Date loro voi stessi da mangiare” (Mc 6,37).

daniel di nardo

Molto interessante la proposta del cardinale statunitense, Daniel Di Nardo, (Galveston-Houston) che ha chiesto un sostegno per le nuove famiglie da parte della Chiesa almeno nei primi dieci anni di matrimonio. Tale possibilità potrebbe aiutare le coppie nella crescita dei figli e nella gestione quotidiana della vita di coppia.

Benjamin Phiri

Monsignor Benjamin Phiri, dalla Zambia ha evidenziato la “potenza” dei sacramenti rilevando che” anche nel nostro Paese tante famiglie in difficoltà che non possono accedere ai Sacramenti, il Sinodo unisca dottrina e misericordia”.

Raffaele Dicembrino




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