LA GUARDIA COSTIERA SMENTISCE PRESENZA DI SUOI ELICOTTERI PRIMA DEL NAUFRAGIO DI CUTRO

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GUARDIA COSTIERA – In merito alla notizia rilanciata questa mattina da alcune testate giornalistiche, riguardante la presunta presenza in volo il giorno 25 febbraio di un elicottero della Guardia Costiera italiana, in prossimità del barcone successivamente naufragato a Cutro la mattina del 26 febbraio, si smentisce – come risulta dagli ordini di volo delle basi aeree della Guardia Costiera – che ci fossero in volo elicotteri della Guardia Costiera italiana, così come invece riportato dalle testimonianze citate dagli stessi quotidiani nazionali.

LA NOTIZIA SMENTITA

Tardo pomeriggio del 25 febbraio 2023. Mancano 9, forse 10 ore alla strage di Cutro. La Summer Love – il caicco carico di migranti che poi si schianterà davanti alla spiaggia calabrese di Steccato di Cutro – naviga in acque internazionali davanti alle coste della Calabria. Ed è in quel tratto di mare che, nel tardo pomeriggio, tre testimoni sentono e vedono “un elicottero militare bianco”. Nessuno in questi mesi aveva mai parlato di nessun elicottero. Si è sempre soltanto citato l’aereo di Frontex che aveva avvistato il barcone (22.26) e aveva comunicato la sua presenza all’International Coordination Centre di Pratica di Mare alle 23.03. Adesso gli avvocati torinesi Marco Bona, Enrico Calabrese e Stefano Bertone hanno invece portato a galla questo dettaglio, in via del tutto casuale facendo indagini difensive.

Loro difendono un centinaio di parenti delle vittime e 8 dei sopravvissuti. Durante la raccolta delle testimonianze dei sopravvissuti tre degli otto hanno spontaneamente parlato di “un elicottero”, descrivendolo anche. “Bianco con la coda rossa”. Gli avvocati hanno allora mostrato ai tre sopravvissuti le fotografie degli elicotteri in azione nel Mediterraneo della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Tutti e tre hanno riconosciuto senza esitare quello della Guardia Costiera raccontando che lo hanno visto due volte: la prima quando non era ancora del tutto buio e poi più tardi, attorno alle 22. Visto per poco tempo mentre – raccontano – erano saliti sul ponte del caicco a prendere aria.

E’ un dettaglio che, se provato, sarebbe clamoroso e potrebbe spostare sulla Guardia Costiera più peso di quanto gliene sia stato attribuito finora rispetto alle responsabilità dei mancati soccorsi. Ora gli avvocati chiedono hanno depositato in procura, a Crotone, le testimonianze integrali scritte e filmate. Chiedono di acquisire i piani di volo dei mezzi aerei della Guardia Costiera nella zona quella sera. A Cutro sono stati recuperate e identificate 94 vittime, 35 delle quali bambini. Sono 80 i sopravvissuti e c’è un numero imprecisato (fra i 10 e i 20) di dispersi.

Nella giornata del 30 luglio, la Guardia costiera ha fatto sapere: «In merito alla presunta presenza in volo il 25 febbraio di un elicottero della Guardia costiera italiana, in prossimità del barcone successivamente naufragato a Cutro la mattina del 26 febbraio, si smentisce – come risulta dagli ordini di volo delle basi aeree della Guardia costiera – che ci fossero in volo elicotteri della Guardia costiera italiana».




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