Coronavirus ed ESA: strumenti a riposo per 4 missioni

ESA – Sars-CoV-2 è invisibile, ma grazie al lavoro di donne e uomini instancabili lo conosciamo sempre meglio. Ne abbiamo sequenziato il genoma e si stanno studiando in più parti al mondo cure che speriamo tutti non tardino ad arrivare. Intanto, quello che possiamo e dobbiamo fare per combatterlo è restare in casa e rispettare le restrizioni che le autorità nazionali, regionali e locali di tutta Europa e del mondo ci impongono. Limitazioni che toccano tutti, nessuno escluso.

L’Esa e il suo centro di controllo missione – Esoc, a Darmstadt, in Germania – non fanno eccezione. Presso la base di controllo, l’Agenzia spaziale europea ha infatti tempestivamente risposto all’emergenza attuando misure di mitigazione del rischio, mettendo la stragrande maggioranza del personale in telelavoro e permettendo lo svolgimento delle attività in sede solo a un ridotto numero di persone. Ed è di ieri l’annuncio – alla luce della positività di un dipendente al test del coronavirus – che l’agenzia ha deciso di ridurre ulteriormente il personale all’interno del centro di controllo, limitando l’accesso al solo personale che svolge compiti critici, come il controllo delle operazioni dei veicoli spaziali in tempo reale. Una decisione che riguarda più in generale tutto il personale presso le stazioni di controllo dell’Esa sparse in tutta Europa, e che inevitabilmente si ripercuote sullo stato di operatività di alcune delle missioni nelle quali l’Agenzia è direttamente coinvolta.

Foro panoramica della sala di controllo principale dell’Esoc, il centro spaziale europeo dell’Esa a Darmstadt, in Germania. Crediti: Esa/J. Mai

«La nostra priorità è la salute della nostra forza lavoro», dice Rolf Densing, direttore delle operazioni dell’Esa. «Ridurremo quindi l’attività su alcune delle nostre missioni scientifiche, in particolare quelle sui veicoli spaziali interplanetari che attualmente richiedono il maggior numero di personale in sede. Questi veicoli spaziali hanno orbite stabili e una lunga durata di missione, quindi spegnere i loro strumenti scientifici e metterli in una configurazione sicura per un certo periodo avrà un impatto trascurabile sulle prestazioni generali della missione».

«È stata una decisione difficile», aggiunge Günther Hasinger, direttore delle attività di scienza dell’Esa, «ma quella giusta da prendere. La nostra più grande responsabilità è la sicurezza delle persone, e so che tutti noi della comunità scientifica capiamo perché questo è necessario. È una misura prudente per garantire che le missioni scientifiche europee d’eccellenza nel mondo, insieme agli strumenti di scienziati europei e ai nostri partner internazionali che volano nelle nostre missioni, siano sicure. Stiamo parlando di alcuni fra gli esperimenti scientifici più avanzati dell’umanità, e se mettere alcune missioni in standby temporaneo le tiene al sicuro, allora questo è ciò che faremo».

Illustrazione artistica di Mars Express. Lo sfondo si basa su un’immagine reale di Marte catturata dalla telecamera stereo ad alta risoluzione del veicolo spaziale. Crediti: Esa/Atg medialab ed Esa/Dlr/Fu Berlin

In soldoni, questo significa che ci sarà l’interruzione temporanea del funzionamento degli strumenti e quindi della raccolta di dati di quattro importanti missioni scientifiche nel Sistema solare. Missioni che fanno parte della flotta di 21 veicoli spaziali attualmente operati dall’Agenzia spaziale tramite l’Esoc, appunto.

Le prima è Cluster, una missione lanciata in orbita attorno alla Terra nel 2000 per studiare la magnetosfera del nostro pianeta e come questa sia forgiata dal vento solare, il flusso di particelle cariche costantemente rilasciato dal Sole. La seconda è ExoMars Trace Gas Orbiter, la sonda lanciata nel 2016 e oggi in orbita attorno a Marte per lo studio dell’atmosfera del pianeta, fungendo anche da ponte radio per i lander sulla superficie marziana. Poi c’è Mars Express, l’orbiter lanciato nel 2003 che ha analizzato il suolo marziano e campionato l’atmosfera del pianeta per oltre un decennio e, infine, la più recente missione scientifica dell’Esa, lanciata nel febbraio 2020 e attualmente in rotta verso la sua orbita operativa attorno al Sole: Solar Orbiter.

Immagine della sonda Solar Orbiter con indicati la suite di dieci strumenti di cui la sonda è dotata. Tra questi c’è il coronografo Metis, lo strumento finanziato dall’Asi e realizzato in collaborazione con Inaf  che osserverà dettagliatamente la corona solare. Crediti: Esa/Atg Medialab

«Attualmente non sappiamo ancora se ci saranno e quali saranno le ripercussioni sulla missione Solar Orbiter e su Metis, che al momento è off e con la porta chiusa», dice a Media Inaf Marco Romolipricipal investigator dello strumento Metis a bordo della sonda. «Il commissioning degli strumenti è stato sospeso, Esoc sta lavorando per ripianificare tutte le attività e farlo ripartire dopo una consultazione con tutti i principal investigator. Aspettiamo dunque notizie imminenti».

Nel frattempo, in attesa del primo sorvolo di Venere, che avrà luogo a dicembre, Solar Orbiter continuerà il suo viaggio verso il Sole.

Cosa comporterà più in dettaglio questa decisione presa dai vertici Esa lo spiega Paolo Ferri, responsabile delle operazioni di missione presso l’Esa: «Nei prossimi giorni le nostre missioni interplanetarie verranno progressivamente portate in una configurazione sicura, e da quel momento avranno bisogno di poco o nessun intervento. Queste sonde sono progettate per sostenere in sicurezza lunghi periodi con interazione limitata o assente con la Terra – misura necessaria, ad esempio, per i periodi che trascorrono dietro il Sole, quando non è possibile alcun contatto radio per settimane. Siamo fiduciosi che, con interazioni molto limitate e poco frequenti con il controllo a terra, le missioni possano rimanere in sicurezza in quella modalità operativa per mesi, qualora la durata delle misure di mitigazione del coronavirus lo richieda».

Nei mesi che seguiranno verrà monitorata costantemente l’evoluzione della situazione, e se necessario l’Esa metterà in atto piani specifici per il futuro riavvio delle operazioni scientifiche. «La decisione su quando tornare alla normale modalità di produzione scientifica», conclude Ferri, «sarà presa in modo indipendente per ogni missione a seconda di diverse variabili, incluso il tipo e la complessità della missione».

Illustrazione artistica della sonda spaziale BepiColombo durante il prossimo flyby della Terra in programma per il prossimo 10 aprile. Crediti: Esa/Atg Medialab

Misure precauzionali dovute, quelle adottate dall’Esa, che però non influiscono su altre missioni gestite dall’Esoc, come per esempio le missioni di scienze spaziali per l’astronomia o le missioni di osservazione della Terra, comprese quelle che fanno parte del programma Copernicus della Commissione europea. Per queste missioni i team scientifici sono in grado di condurre la maggior parte delle azioni di controllo da remoto, con un solo tecnico in sala di controllo.

La riduzione temporanea del personale al lavoro in sede consentirà inoltre ai vari team di concentrarsi sul mantenimento della sicurezza dei veicoli spaziali di altre missioni Esa, come ad esempio BepiColombo, la prima missione europea su Mercurio, in questo momento in viaggio verso il pianeta, che richiederà supporto quando si appresterà a effettuare il  flyby della Terra in programma per il 10 aprile. La manovra, si legge nel comunicato Esa, utilizzerà la gravità terrestre per regolare la traiettoria della sonda verso Mercurio e sarà eseguita da un numero molto ridotto di ingegneri nel pieno rispetto delle misure di salute e igiene richieste dalla situazione attuale.




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