Papa Francesco: economia che emargina è boomerang chi scarta sarà scartato

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Papa Francesco: economia che emargina è boomerang chi scarta sarà scartato

La globalizzazione sia solidale e cooperativa e non una globalizzazione dell’indifferenza. Questo il cuore dell’esortazione del Papa e l’impegno con cui si è riunita la Global Foundation in questa nuova edizione della “Tavola Rotonda” di Roma. La finalità dell’Incontro è infatti quello di trovare le vie giuste per arrivare ad una globalizzazione cooperativa, raggiungendo gli obbiettivi internazionali dichiarati ad esempio dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
L’icona di come si possano attuare sforzi per risanare i mali prodotti da una globalizzazione irresponsabile, è proprio Madre Teresa di Calcutta, canonizzata nel settembre scorso: lei che si è chinata sulle persone lasciate ai margini della strada, lei che ha accolto “ogni vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata”, lei che ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra “perché riconoscessero i crimini della povertà creata da loro stessi”, dice Francesco:“Questo è il primo atteggiamento che può portare ad una globalizzazione solidale e cooperativa. Occorre, innanzitutto, che ognuno, personalmente, non sia indifferente alle ferite dei poveri, ma impari a com-patire con coloro che soffrono per le persecuzioni, la solitudine, lo spostamento forzato o per la separazione dalle loro famiglie; con coloro che non hanno accesso alle cure sanitarie; con coloro che patiscono la fame, il freddo o il caldo”.
Proprio questa compassione può dunque far correggere la rotta a politici ed operatori economici, ispirando la virtù della prudenza:“Questa compassione farà sì che gli operatori economici e politici possano usare la loro intelligenza e le loro risorse non solo per controllare e monitorare gli effetti della globalizzazione, ma anche per aiutare i responsabili nei diversi ambiti politici – regionali, nazionali e internazionali – a correggerne l’orientamento ogni volta che sia necessario. La politica e l’economia, infatti, dovrebbero comprendere l’esercizio della virtù della prudenza”.
Nel discorso del Papa, una fotografia senza sconti delle conseguenze della cultura dello scarto. “E’ inaccettabile perché disumano – dice Francesco – un sistema economico mondiale che scarta” le persone perché non sembrano più utili secondo i criteri di redditività. Forte quindi il monito del Papa:
“Proprio questo scarto delle persone costituisce il regresso e la disumanizzazione di qualsiasi sistema politico ed economico: coloro che causano o permettono lo scarto degli altri – rifugiati, bambini abusati o schiavizzati, poveri che muoiono per la strada quando fa freddo – diventano essi stessi come macchine senza anima, accettando implicitamente il principio che anche loro, prima o poi, verranno scartati, – è un boomerang questo, eh! Ma è la verità: prima o poi loro verranno scartati – quando non saranno più utili ad una società che ha messo al centro il dio denaro”.
Francesco fa riferimento all’Enciclica Centesimus annus. Difatti già nel 1991, di fronte al crollo di sistemi politici oppressivi e alla progressiva integrazione dei mercati – che ormai chiamiamo globalizzazione – san Giovanni Paolo II aveva capito il rischio che si diffondesse ovunque “l’ideologia capitalistica”, con poca considerazione per fenomeni di emarginazione e che affida fideisticamente la soluzione “unicamente al libero sviluppo delle forze del mercato”. Giovanni Paolo II capì che questo non era il modello per un vero progresso economico e sociale.
Francesco conclude il suo discorso ricordando comunque che la Chiesa “è sempre fiduciosa”, perché “conosce le grandi potenzialità dell’intelligenza umana” che si lascia guidare da Dio. E incoraggia dunque la Global Foundation a promuovere una globalizzazione cooperativa insieme alla società civile, a governi e comunità accademiche, sempre guidati – raccomanda – dalla Dottrina sociale della Chiesa.

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