Sinodo: al via la settimana conclusiva

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Il tema dei divorziati risposati appare necessiti di una riflessione di maggior durata rispetto ai tempi del sinodo.

Padre Hagenkord, responsabile della comunicazione in inglese, ha evidenziato il grande spazio che l’Aula ha dato alle testimonianze personali e pastorali. Diverse le tematiche affrontate: il problema complesso della procreazione e della contraccezione, il ruolo importante della famiglia per la pace, ma anche le adozioni, coppie senza figli e nullità del matrimonio. Ci si è soffermati nuovamente sul tema dei divorziati risposati. Si sono delineate le possibilità aperte al Sinodo: o non fare nulla per mancanza di soluzione o scegliere la via penitenziale, che ha voci favorevoli e contrarie, o ancora rimanere fermi nella dottrina, “essere profeti nell’annucianione del Vangelo e andare contro corrente”. Al centro delle discussioni è tornato anche il ruolo del vincolo matrimoniale: sacramento indissolubile la cui natura non può essere modificata, Ogni apertura, si è detto, è cambiamento di dottrina. A questo proposito Bernd Hagenkord ha evidenziato: “E’ stato suggerito in questo campo lo stabilimento di una Commissione per studiare questo argomento dopo il Sinodo, per non prendere una decisione prematura. E’ stata suggerita anche una pastorale adatta ai tempi nostri e alle esigenze attuali, includendo anche un Diritto Canonico adatto”.

Quindi ha aggiunto: “Serve un cammino di discernimento ben strutturato per i divorziati e risposati, per lasciarli prendere la loro decisione, nella loro coscienza. La via penitenziale è stata discussa: questo progetto che nasce dall’intervento del cardinale Kasper, un anno e mezzo fa, perché in ogni caso il Sacramento della Penitenza precede il Sacramente dell’Eucaristia: è chiamato la via penitenziale. E’ stata proposta una valutazione delle situazioni caso per caso e una limitazione di una tale ammissione per casi particolarmente significativi”.

E’ stato sollevato il bisogno di una ristrutturazione della pastorale familiare nelle parrocchie, che possa valersi della presenza di associazioni e Movimenti e, se possibile, di piccole comunità di famiglie locali che diano sostegno – con quello che alcuni hanno definito il loro specifico “ministero dell’accoglienza” – ad altre famiglie ferite, con iniziative pastorali concrete e non basate su “eventi”:

“Un argomento frequentemente discusso è l’esigenza di una formazione coerente, di una nuova metodologia. Nella catechesi c’è l’esigenza di abbandonare il linguaggio scolastico che parla di un ‘corso di matrimonio’, in favore di ‘essere in cammino insieme’.

In particolare, perché la pastorale familiare risulti efficace, alcuni interventi hanno sollecitato una cura particolare per i futuri sacerdoti. Molti, si è detto, provengono spesso da famiglie disastrate e se non li si aiuta a comprendere la bellezza del matrimonio cristiano potrebbero – è stato rilevato con lucidità – avere loro per primi problemi nei riguardi delle vocazione delle famiglie.

Molto sentito, in particolare da molti Padri sinodali africani e asiatici, il tema dei matrimoni misti, tra cattolici e musulmani. È stato chiesto che il Sinodo indichi misure che tutelino la parte cattolica, specie le donne, poiché in molte circostanze nel matrimonio con un islamico alla donna viene richiesto di abbandonare la propria religione pena il ripudio. Tuttavia, sul punto padre Lombardi ha evidenziato: “Va presentato l’aspetto positivo di questi matrimoni, come una possibilità di vivere il dialogo in senso positivo. L’Instrumentum lo deve far vedere non solo come un luogo di problemi, ma anche come un luogo positivo di dialogo, di annuncio dell’amore. Certamente sono state presentate situazioni non facili, sia nel contesto musulmano, sia anche in altri contesti asiatici. E quindi c’è una serie quantità di problemi che le Conferenze episcopali, in questi casi, chiedono un po’ anche di poter affrontare con delle specificità”.

Padre Lombardi ha voluto porre in risalto, tra gli interventi in Aula, le osservazioni relative alle decisioni di Papa Francesco che riformano il processo di nullità: “Qualcuno ha parlato del Motu proprio, della riforma recente sul processo del riconoscimento di nullità, in particolare parlando dell’importanza della formazione degli operatori nel campo giuridico e del fatto che il giudizio giuridico sulle situazioni matrimoniali è un servizio pastorale importante. Ecco, va visto non come un’altra cosa, ma come un aspetto – anche questo – del servizio pastorale”.

 

Una parola di sollievo è stata richiesta dal Sinodo per le coppie che non hanno figli, con una sottolineatura sull’importanza dell’adozione. Mentre sul tema della formazione dei fidanzati è stato suggerita, ad esempio, la creazione di corsi base on line sulla preparazione al matrimonio. Molti gli argomenti evocati di vario genere – dai matrimoni per gli immigrati irregolari al fenomeno della tratta delle donne, compresa l’influenza del terrorismo sulla disgregazione di molte famiglie nelle zone dove agisce il cosiddetto Stato islamico.

Ospite in Sala Stampa vaticana, mons. Stanisław Gądecki, arcivescovo di Poznan e presidente dei vescovi polacchi, che ha ribadito l’importanza di accompagnare le coppie di divorziati risposati secondo quanto previsto dalla dottrina vigente e a una domanda di un giornalista che gli chiedeva di valutare l’Instrumentum Laboris ha replicato: “Alcuni si sono espressi anche per una revisione abbastanza fondamentale del testo dell’Instrumentum Laboris; altri dicevano, invece, che bisogna cambiare le parole, qua e là approfondire i concetti, senza cambiare tutto. Il mio parere è che quell’Instrumentum Laboris potrebbe essere molto meglio organizzato rispetto a quello che è”.

E a proposito di “Instumentum laboris”, padre Lombardi ha riferito un’osservazione “spiritualmente significativa” fatta da un Padre sinodale, il quale ha notato che in tutto il documento la parola “perdono” si cita una sola volta. “Forse è un po’ poco – ha soggiunto il portavoce vaticano – perché questo oltre a essere un aspetto fondamentale delle relazioni tra esseri umani è il cardine del messaggio cristiano, la misercordia. Un aspetto confermato dall’altro ospite al briefing, mons. Carlos Aguiar, arcivescovo di Tlalnepantla, in Messico, fino a poco tempo fa presidente del Celam:

” Il Santo Padre mostra, col Giubileo della Misericordia, qual è l’atteggiamento della Chiesa, con misericordia per tutti. Ebbene, questo amore che viene manifestato nel mondo deve arrivare a tutti, nel modo migliore. E questo è il disegno di Dio. Però il disegno di Dio non viene realizzato in un unico modo, ma ci sono varie situazione che cambiano: come, per esempio, situazioni di divorzio, di persone risposate, di madri abbandonate, di madri che sono in stato interessante senza essere sposate, famiglie monoparentali… Però ovviamente è importante esercitare la misericordia per tutte queste persone da parte della Chiesa, sempre alla luce dell’amore del Signore”.

Dal mondo africano è emersa l’esigenza che i bambini siano considerati non solo oggetti ma soggetti protagonisti della promozione delle relazioni familiari e nel terzo mondo siano visti non solo come responsabilità, ma come reale segno di speranza per il futuro.

Una dichiarazione ed alcune prese di posizione messe in risalto durante l’incontro di padre Lombardi con i giornalisti: “L’undicesima congregazione – ha sottolineato il direttore della Sala Stampa- è tornata a mostrare quanto sia importante il ruolo delle coppie cristiane nella guida e nel sostegno alla Chiesa sia sul tema della sessualità coniugale sia nelle situazioni di crisi coniugale. Le coppie cristiane, delle famiglie cristiane, che hanno esperienza possono comunicare un’esperienza in modo anche missionario agli altri ed essere i luoghi migliori dell’accoglienza. E in questo contesto sono stati ricordati più volte anche i principali movimenti e associazioni che hanno grande esperienza in questo campo e che sono presenti nella Chiesa”.

Centrale nella discussione la problematica inerente le violenze in ambito familiare, specie l’incesto. Ne è emerso l’auspicio che la Chiesa sia voce di quanto coperto, di solito per vergogna, dal silenzio. Spazio anche al problema della cura degli anziani, isolati e considerati inutili e per questo esposti ad alto rischio di suicidio. I padri sinodali hanno trattato anche della dimensione procreativa di coppia, davanti alla quale spesso i presbiteri si trovano impacciati e limitati, e della preparazione al matrimonio sul fronte dell’educazione sessuale, un aspetto sul quale oggi, si è detto, i padri di famiglia delegano ogni responsabilità all’istruzione pubblica. La Chiesa invece, è stato ribadito, deve entrare in questo ambito in modo chiaro, presentando la buona notizia della sessualità come percorso d’amore e non di peccato.

Presenti Al briefing anche due dei delegati fraterni che stanno seguendo il Sinodo. Nelle loro parole l’esperienza di accoglienza e collaborazione che stanno vivendo, ma anche la comunanza dei problemi. “Le questioni dei padri sinodali accomunano la Chiesa occidentale alle altre Chiese”, ha spiegato il primate della Chiesa ortodossa di Estonia Stephanos, sottolinendo che siamo tutti di fronte al problema di una società che legifera sulla famiglia in nome di un diritto alla parità che invece annulla la differenza fondamentale tra uomo e donna, questione non solo dottrinale, ma base per la vita del mondo. Innanzi a questo pericolo, ha detto, la Chiesa tutta ha il dovere di reagire.

Di accoglienza amichevole e paritaria al Sinodo ha parlato anche il reverendo Timothy Thornton vescovo anglicano: “siamo tutti”, ha spiegato “in grado di dare il nostro contributo”. Circa gli esiti dell’assemblea sinodale infine, ha voluto sottolineare che contrariamente a quanti si aspettano una sorta di “rivelazione”, la vera realtà che accomuna i padri sia quella dei “lavori in corso”, ovvero di un comune ascolto e di libertà di parola. Questo, ha affermato può considerarsi “un vero segno di speranza”. Infine in riferimento alla lettera scritta da alcuni vescovi al Papa in dissenso sulle scelte sinodali, il vescovo anglicano ha voluto ribadire che la diversità di punti di vista è fondamentale per costruire qualcosa, e che se qualcuno esprime le proprie idee non lo fa con un’intenzione distruttiva. Da segnalare anche l’esternazione del cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, l’invito a non tradire la dottrina e a considerare con attenzione l’effettiva validità di matrimoni contratti dai divorziati risposati civilmente: “Il Santo Padre ci ha detto all’inizio che il Sinodo non cambierà la dottrina, ma cerca una pastorale adeguata. Quindi, per raggiungere i divorziati risposati ci vuole un dialogo, un chiarimento. Si discute su questa via penitenziale. Io penso che si debba chiarire bene la questione del matrimonio valido: se il matrimonio è nullo, si deve chiarire attraverso le procedure giudiziarie; altrimenti, se il vincolo coniugale e sacramentale indissolubile c’è, lì non possiamo – senza cambiare la dottrina – proporre un accesso ai sacramenti, perché è un punto dottrinale. Ma certamente tante persone che sono divorziate e risposate non hanno chiarito bene a loro stessi cosa è accaduto nella loro vita. In questo senso, bisogna condurre un dialogo per ascoltare bene la loro storia, verificare veramente la sacramentalità del vincolo. La posizione di “Familiaris consortio” è la dottrina tradizionale della Chiesa che è stata confermata da San Giovanni Paolo II e anche da Papa Benedetto. Quando ci riferiamo alla dottrina ci riferiamo a questo: questa è la norma che ci permette di costruire e di cercare una pastorale, cioè andare incontro alle persone che si trovano in queste situazioni e offrire loro una riconciliazione; se non sarà totalmente sacramentale, almeno si potranno ricostruire i legami con la comunità ecclesiale. Come il Papa ha ripetuto parecchie volte, non si deve ridurre tutto alla questione “dare o non dare la Comunione”. Questo è un modo sbagliato di presentare questa problematica”. Quindi il porporato ha concluso: “Se la Chiesa non autorizza la Comunione, non è perché pensa che questo peccato non possa mai essere perdonato. Dio perdona il peccato dei divorziati e risposati, lo perdona: su questo non c’è dubbio e la Chiesa lo proclama. Ma la Chiesa celebra e rispetta nel Sacramento dell’Eucaristia Cristo sposo nel suo dono alla Chiesa; allora, la Chiesa chiede ai suoi figli di partecipare a questo rispetto e quando c’è questa contraddizione (nella donazione matrimoniale; ndr) perché c’è un secondo partner, chiede l’astensione dalla Comunione: questa è espressione del rispetto della Chiesa per il suo Sposo divino. Non è che la persona non è mai perdonata o che non sia in comunione con Dio: al contrario. Il sacrificio che deve fare di non ricevere la Comunione e di trovarsi in qualche modo a disagio è anche un modo di essere unito a Cristo crocifisso.

Monsignor Lucas Van Looy, vescovo di Gand in Belgio ha escluso conflittualità nel sinodo: “Il clima del Sinodo è molto positivo. Certo, ci sono interventi che non sono accettati da tutti, ma, all’interno di un gruppo, non è che per il fatto che una persona dice una cosa e un’altra le risponde che è necessario rivederla, il clima non sia buono. C’è una grandissima fraternità! Non si può negare che vi siano anche visioni diverse, ma questo deriva dal fatto che ognuno proviene da contesti differenti. Una persona che viene dall’Estremo Oriente può avere un proprio pensiero su una questione riguardante il matrimonio. Dobbiamo accogliere con misericordia: la misericordia è una cosa; un’altra cosa è la pratica di quest’ultima. Ma, proprio in questo senso, ci sono posizioni che non sono opposte, ma c’è una ricerca volta a capire come risolvere certe situazioni secondo la dottrina della Chiesa. Questa è la ricchezza del Sinodo: il fatto che tutti abbiano la libertà di parlare e anche quella di ascoltare. E ciò è veramente molto bello!… ma questo per me non crea nessun problema. Non tutti la devono pensare come me: “avvelenato” è un’altra cosa… Per esempio, per quanto riguarda la questione del matrimonio e della comunione per i risposati: questa è una ricerca che si compie e nessuna parola definitiva è stata detta su questo punto. Questa questione è riportata dalla stampa come centrale, ma non è così! Finora pochi hanno fatto riferimento a quel tema”.

Il cardinale ha mostrato di intravedere un’apertura per quanto riguarda la possibilità dell’accesso ai sacramenti per i divorziati-risposati: “Penso di sì, ma non oggi – non subito – ma attraverso un cammino si può arrivare a certe posizioni che saranno condivise da tutti. Però, se tu mi dici oggi: “Apri la porta”, io rispondo: “Non chiudo nessuna porta”. Ma non è che perché la porta è aperta, io oggi debba concedere ogni cosa: la porta la apro per cominciare a camminare, e questo è il modo più sano, più cristiano”. Ha poi parlato delle famiglie in difficoltà: “”A proposito del tema delle cosiddette famiglie ferite, affrontato nella terza parte dell’Instrumentum laboris, i percorsi da sviluppare per aiutarle, già accennati nel testo, sono due: l’accompagnamento e l’integrazione”. “Però – spiega – bisogna fare ancora molto per svilupparli, perché il documento non stabilisce cosa realizzare in concreto per consentire l’integrazione”. “C’è per esempio un allargamento dall’integrazione, finora solo sul piano della carità, quindi del volontariato, anche a livello liturgico e catechetico”. “Qui – spiega il porporato – il campo si allarga tanto perché anche un divorziato-risposato, che ha riconosciuto i suoi sbagli, potrebbe diventare un insegnante di religione o un testimone della fede cattolica”. “Anche a livello dell’accompagnamento siamo molto indietro”, aggiunge Bassetti. “Oggi prepariamo i giovani alla cresima e poi li perdiamo tutti. Solo alcuni tornano per la preparazione al matrimonio e cercano magari di non farla nemmeno tutta. E poi, in quel caso, gli si impartisce un sacramento che è impegnativo quanto quello dell’ordine perché ha un grande impatto sociale e di testimonianza”.

“Qui bisognerebbe cambiare il sistema – spiega l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve – e accompagnare i ragazzi non solo prima della cresima, ma anche dopo, coinvolgendo le famiglie. Anche affrontando con i ragazzi tutti i problemi dell’affettività e della sessualità, cosa che in Italia non si fa”. “Ormai in questo campo – spiega Bassetti – siamo al livello del ‘fai da te’. La scuola spesso non se ne occupa e se deve occuparsene nei modi che sappiamo è meglio che non lo faccia. I genitori lo danno per scontato, quando addirittura non provocano guai. Le parrocchie lo danno per scontato ugualmente e il risultato è che i giovani non sono accompagnati”. “La Chiesa – conclude il cardinale – deve accompagnare i giovani fino al matrimonio, e soprattutto preoccuparsi di più di accompagnare le giovani coppie di sposi. Perché i disastri avvengono proprio nei primi anni, è li ch

Infine, secondo il card. Bassetti, con i due Sinodi e il Giubileo della misericordia che seguirà, il Papa ha avviato un percorso che proseguirà a lungo. “Non si torna indietro”, commenta il porporato. “Il Sinodo che sfocia nel Giubileo è un tale gesto di apertura verso tutti che realizza il brano di Isaia : ‘O voi tutti che siete assetati, venite alle acque’. La Chiesa ha questo bellissimo deposito di grazia e lo vuole veramente mettere in mano ai suoi figli. E anche chi non ha niente è accolto lo stesso”.

Raffaele Dicembrino




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