VATICANO – GALLACHER: SERVONO NEGOZIATI PER FERMARE LE GUERRE

98

VATICANO – Il “terribile” attentato a Mosca, la generale instabilità in Europa e nel mondo, l’insistenza a “lavorare per la pace e cercare di promuovere la pace” in Ucraina attraverso il negoziato e con una difesa che non si fa solo con le armi ma con le intese. Poi il timore di una escalation nucleare, “un nuovo ordine mondiale” dopo la cessazione dei conflitti. Quindi lo sguardo alla Terra Santa con la speranza nella “soluzione due popoli, due Stati” e il dolore per la situazione “catastrofica” a Gaza, la necessità di rinnovare la leadership palestinese e la questione degli ostaggi israeliani. Ancora, un pensiero alla principessa Kate e un cenno alla salute di Papa Francesco, che appare “forte” e “molto determinato” ma che probabilmente in questi giorni “sta cercando di equilibrare i suoi sforzi” per le celebrazioni della Settimana Santa, e che tuttavia “riesce sempre a sorprenderci”.

È una intervista di ampio respiro quella in onda questa sera, 26 marzo, sul Tg1 a monsignor Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali. Di ritorno da un viaggio in Montenegro e, ancora prima, in Giordania, l’arcivescovo britannico commenta l’attualità internazionale esprimendo il punto di vista della Santa Sede.

L’attentato a Mosca

Il colloquio con il vaticanista Ignazio Ingrao parte dal recente attentato a Mosca: “Una cosa terribile” che “deve far riflettere”, perché “si vede che ci sono elementi nelle nostre società che vogliono solo distruggere e far soffrire”, sottolinea. Indica come reale il rischio che la strage di Mosca possa infiammare ulteriormente la situazione mondiale: “Un Paese che subisce un trauma come questo può anche reagire molto fortemente, come Israele ha reagito dopo il 7 ottobre”. Tutta questa instabilità, per Gallagher, è “frutto di uno scioglimento di un ordine che noi abbiamo pensato di aver stabilito dopo le due guerre mondiali, dopo la Guerra fredda dove gli Stati risolvevano i loro conflitti negoziando tra loro, parlando, trattando, dialogando”. Oggi non sembra che c’è più quella “attenzione al diritto”, ma piuttosto “una mancanza di fiducia nelle nostre istituzioni”, a cominciare da Onu, Osce e la stessa Europa, “pilastri del nostro mondo per tanti decenni” che però “ormai non possono o non sembrano in grado di far fronte a queste gravi sfide”.

Guerra in Ucraina

Lo sguardo passa all’Ucraina e al recente appello di Papa Francesco alla via del negoziato. “Il Papa – chiarisce – ha sempre detto che le guerre finiscono sul tavolo dei negoziati. Credo che il Papa abbia voluto incoraggiare la parte Ucraina a dialogare per il bene del Paese. In pari tempo credo che la Santa Sede è sempre stata molto chiara con la parte russa chiedendo che anche loro devono mandare segnali in tal senso, cominciando con lo smettere di lanciare missili sul territorio ucraino. E il conflitto, gli armamenti e tutti i conflitti di tutti i giorni devono cessare”.

La difesa non è solo questione di armi

Ancora richiamando il pensiero del Papa, monsignor Gallagher, risponde a una domanda sul rilancio del progetto di difesa europea e afferma che “l’Europa deve assumere responsabilità per la sua difesa” ma al contempo “la difesa non è solo questione di armi”, bensì “una difesa integrale” che “si fa tramite le istituzioni, promuovendo intese tra i popoli”.

Il timore del nucleare e un nuovo ordine mondiale dopo i conflitti

Su questa scia il segretario per i Rapporti con gli Stati ribadisce che “dobbiamo fare di tutto per evitare una sconfitta dell’Ucraina”, perché ciò “cambierebbe le cose radicalmente”. Quello sui cui la Chiesa, la Santa Sede e il Papa insistono è “lavorare per la pace e cercare di promuovere la pace. Non si può pensare di arrivare a una soluzione con una vittoria o con una sconfitta”. Non manca, il presule, di ribadire il timore di un’escalation nucleare: “Ciò ci fa capire che noi dobbiamo costruire un mondo senza le armi nucleari e che in realtà il possesso di queste armi ci rende più vulnerabili e non ci garantisce la sicurezza”. Se l’attacco nucleare resta una drammatica possibilità, per Gallagher è invece “inevitabile” che quando termineranno i conflitti “ci sarà un nuovo ordine mondiale”: non solo una divisione Occidente-Oriente ma “più gruppi alleati nel mondo”.

La soluzione dei due Stati per Israele e Palestina

Ampio spazio nell’intervista alla guerra in Medio Oriente, a partire dalla situazione a Gaza “disastrosa”, “catastrofica”, “terribile”. Come già in altre occasioni il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, anche monsignor Gallagher ribadisce la soluzione dei “due popoli, due Stati” per il futuro di Israele e Palestina. Una soluzione che richiede “sforzi” e “sacrifici” e che sembrava “archiviata”, invece ora se ne parla molto di più nella comunità internazionale. Questo “ci dà un po’ di speranza”, afferma il presule: “La Santa Sede ha sempre continuato a insistere su questa soluzione, ma per molti non era più considerata possibile. Adesso vediamo le grosse difficoltà che ci sono in Cisgiordania, il problema del futuro della stessa Gaza, però almeno la gente ora vede che una soluzione politica deve essere cercata”.

A proposito della Cisgiordania rimane il “problema enorme” dei coloni israeliani, forse “il più grande problema da risolvere” in futuro per fermare il conflitto. Non ci sono “soluzioni magiche” visto l’“enorme numero di persone” disperse sul territorio e i rapporti “inaspriti”; anche in questo caso la strada è “parlare e dialogare anche con le autorità israeliane” e cercare soluzioni “a beneficio di tutti”.

La risoluzione per il cessate il fuoco a Gaza: messaggio forte

Tornano ancora le parole del Papa e la sua insistenza sulla liberazione degli ostaggi, sull’accesso agli aiuti umanitari e sul cessate il fuoco. Soluzione, quest’ultima, che al momento appare impossibile; bisogna lavorare, dice Gallagher, “affinché le armi tacciano non tra qualche mese, ma subito, in questi giorni”. Certamente una pagina nuova si è aperta con la risoluzione per il cessate il fuoco approvata dal Consiglio di sicurezza Onu con l’astensione degli Usa: secondo l’arcivescovo, è “un messaggio molto forte e un’indicazione che l’amministrazione americana non può continuare sempre sulle stesse posizioni, utilizzando il suo diritto di veto per bloccare ogni azione dell’Onu”. La risoluzione mostra infatti che “la posizione della stragrande maggioranza dei Paesi delle Nazioni Unite è finire con questa guerra, portare la pace, salvare il salvabile”. Quanto al dramma degli ostaggi israeliani in mano ad Hamas, Gallagher conferma i vari contatti dei familiari che “ci hanno chiesto aiuto e noi cerchiamo di fare tutto il possibile”.

Rinnovare la leadership palestinese

Parlando di Hamas, il segretario per i Rapporti con gli Stati afferma che l’organizzazione terroristica “non ha futuro come entità politica”: “Anche loro – osserva nell’intervista – devono rinunciare alla distruzione dello Stato di Israele. Anche loro dovrebbero avere molto più a cuore il bene del popolo palestinese”. Per Gallagher bisogna “rinnovare le istituzioni palestinesi” e “ascoltare molto di più la volontà del popolo per il futuro”, e il suo desiderio di poter esprimere la propria “autodeterminazione” alle urne. Infine l’arcivescovo ribadisce tutto il sostegno possibile ai cristiani di Gaza, “pochissimi” e ora rifugiati intorno alla parrocchia cattolica con ortodossi e musulmani in una situazione “drammatica” in termini di risorse e di sopravvivenza quotidiana.

Sostegno alla principessa Kate

Cenno nell’intervista al Tg1 anche al viaggio in Montenegro del 21-24 marzo, una regione che “si trova in una situazione delicata” e che merita “l’attenzione della comunità internazionale”. In generale tutti questi Paesi dal difficile passato “stanno cercando veramente di andare avanti, promuoversi. Gran parte hanno fatto scelta per l’Europa e meritano tutto il nostro incoraggiamento”.

Infine monsignor Gallagher esprime affetto e preghiere per la principessa Kate Middleton che nei giorni scorsi ha annunciato la sua malattia e il percorso di cure: “Quando uno vede un essere umano in tutta la sua fragilità, questo non può non suscitare tutto il nostro affetto e il nostro sostegno”.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *