Papa Francesco – ” Il lavoro sia per tutti”.

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papa francesco 2016
Il lavoro è una delle vocazioni più antiche dell’uomo, ma oggi la dignità che assicura il lavoro è messa spesso in pericolo da disoccupazione e illegalità. Per questo bisogna formare a “un nuovo umanesimo del lavoro” che dia speranza soprattutto ai più giovani. Papa Francesco ha affidato questo suo auspicio alle migliaia di membri del Movimento Cristiano dei Lavoratori, ricevuti in udienza in Aula Paolo VI.

Onesto, condiviso, per tutti. È il lavoro come dovrebbe essere, secondo Papa Francesco. E che in tanti casi non è, laddove serpeggia la “piovra” della corruzione e dell’illegalità. E che invece lo è quando la “vocazione al lavoro” viene intesa secondo il progetto di Dio già espresso nella Genesi: l’uomo creato perché “coltivasse e custodisse la casa comune”.

Francesco parla in un’Aula Paolo VI gremita da capo a piedi. Settemila appartenenti al Movimento Cristiano dei Lavoratori, con le loro famiglie, gli fanno festa, alcuni fra loro hanno raccontato testimonianze concrete di ciò che significa lavorare restando coerenti alla propria fede. Restare fedeli alla vocazione al lavoro, afferma il Papa, ha bisogno anzitutto di “educazione”. “Occorre formare – dice – a un nuovo ‘umanesimo del lavoro’, dove l’uomo e non il profitto, sia al centro; dove l’economia serva l’uomo e non si serva dell’uomo”:

“Perché viviamo in un tempo di sfruttamento dei lavoratori, dove si sfruttano i lavoratori; in un tempo, dove il lavoro non è proprio al servizio della dignità della persona, ma è il lavoro schiavo”.

E gli applausi continuano poco dopo quando Francesco sprona a “percorrere la strada, luminosa e impegnativa, dell’onestà, fuggendo le scorciatoie dei favoritismi e delle raccomandazioni”:

“Ci sono sempre queste tentazioni, piccole o grandi, ma si tratta sempre di ‘compravendite morali’, indegne dell’uomo: vanno respinte, abituando il cuore a rimanere libero. Altrimenti, ingenerano una mentalità falsa e nociva, che va combattuta: quella dell’illegalità, che porta alla corruzione della persona e della società. L’illegalità è come una piovra che non si vede: sta nascosta, sommersa, ma con i suoi tentacoli afferra e avvelena, inquinando e facendo tanto male”.

La seconda parola che Francesco mette in risalto è “condivisione”. Il lavoro che occupa “tante ore nella giornata” dovrebbe – indica – “unire le persone, non allontanarle, rendendole chiuse e distanti”. Dovrebbe consentire di “interessarci di chi ci sta accanto”, come quei “progetti di Servizio Civile” attuati dal Movimento Cristiano dei Lavoratori:

“È importante che gli altri non siano solo destinatari di qualche attenzione, ma di veri e propri progetti. Tutti fanno progetti per sé stessi, ma progettare per gli altri permette di fare un passo avanti: pone l’intelligenza a servizio dell’amore, rendendo la persona più integra e la vita più felice, perché capace di donare”.

Terzo suggerimento, la testimonianza. Il Papa ricorda la frase di San Paolo: “Chi non vuol lavorare, neppure mangi”. Anche così si testimonia la fede, col lavoro quotidiano, “vincendo la pigrizia e l’indolenza”, in particolare in una fase storica in cui, riconosce Francesco, “ci sono persone che vorrebbero lavorare, ma non ci riescono, e faticano persino a mangiare”. È “il dramma dei nuovi esclusi del nostro tempo”, “privati della loro dignità”, che in alcuni Paesi europei, ricorda il Papa, sono il 40, 50% della popolazione, e in tanti, spesso giovani, finiscono risucchiati nel vortice della dipendenze, delle malattie psicologiche, dei suicidi:

“La giustizia umana chiede l’accesso al lavoro per tutti. Anche la misericordia divina ci interpella: di fronte alle persone in difficoltà e a situazioni faticose – penso anche ai giovani per i quali sposarsi o avere figli è un problema, perché non hanno un impiego sufficientemente stabile o la casa – non serve fare prediche; occorre invece trasmettere speranza, confortare con la presenza, sostenere con l’aiuto concreto”.




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