Cinema – Film – Collateral Beauty

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Tempo, amore e morte. Queste tre cose mettono in contatto ogni singolo essere umano
sulla Terra. Desideriamo l’amore. Questa la chiave del film, dal cast stellare Collateral Beauty.
WILL SMITH, EDWARD NORTON, KATE WINSLET ,MICHAEL PEÑA, NAOMIE HARRIS KEIRA KNIGHTLEY sono i protagonisti di questa storia tutta da seguire.
“Collateral Beauty” ci guida nel come fare a riprendersi la propria vita e ritrovare l’amore, dopo
aver subito una gravissima perdita, oltre che degli inaspettati momenti di speranza, di significati
e di legami – il proverbiale lato positivo – che sono la luce del percorso che attraversa anche i
momenti più oscuri.
“Sono tutte quelle cose che diamo spesso per scontate, o di cui addirittura neanche ci
accorgiamo, ma che sono presenti ogni giorno, come un tramonto…oppure da cogliere al volo,
come il sorriso di un bambino”, dice il regista David Frankel. “Esistono milioni di esempi di
bellezza collaterale; ognuno di loro è unico e ognuno di noi ha la sua idea di come potrebbe
essere. Sono il motivo che ci spinge ad andare avanti e penso che ciò che renda avvincente
questa storia, è il fatto che ci ricorda di godere di quei brevi frammenti di vita brillante, che la
rendono interessante da vivere”.
Scoprire quei momenti illuminati da tragici eventi, è un viaggio emotivo e spirituale
profondamente personale per ogni singolo individuo, ma anche qualcosa che dobbiamo
condividere. Ambientato nel calore, nell’energia e, a volte, dolce amaro periodo delle vacanze
Natalizie a New York City, “Collateral Beauty” racconta la storia dell’affermazione della vita nel
progresso di un uomo a confronto con un grave lutto, e di ciò che scopre alla fine – con il cuore,
il candore, una leggera vena di humor e la consapevolezza che ci saranno sempre alcune cose
che vanno aldilà della nostra comprensione.
“Il modo in cui vediamo il mondo, con cui apriamo il nostro cuore e come ci relazioniamo
a persone che hanno vissuto una tragedia, può essere bellissimo”, osserva lo sceneggiatore Allan
Loeb, che è anche uno dei produttori del film. “Potrebbe trasformare il nostro pensiero”.
Will Smith, protagonista principale, è Howard, un uomo afflitto dal dolore, concorda.
“L’idea generale di bellezza collaterale ha commosso tutti quanti noi, anche se le circostanze
sono difficili da metabolizzare, succede sempre qualcosa di speciale; bisogna cercarla per
vederla”. Citando la canzone classica delle festività, ‘It’s a Wonderful Life’ una delle sue
preferite, oltre che di ispirazione per “Collateral Beauty”, aggiunge, “Molti attori contattati da
David hanno accettato immediatamente. Eravamo tutti convinti della bontà del film; tutti noi
volevamo veramente fare parte del gruppo che avrebbe portato la storia sullo schermo”.
Per Loeb, tutto è iniziato dal germe di un concetto, cresciuto per catturare la sua
immaginazione fino al punto di diventare innegabile. “Tutto si è composto, pezzo dopo pezzo,
durante un lungo periodo in cui ero impegnato con altri film e altri progetti a cui stavo
lavorando”, racconta. “C’era questa piccola storia che continuava a girarmi nella testa, quella
di un uomo che scrive lettere ad entità astratte come il tempo, l’amore e la morte e sul perché
lo facesse”.
Howard era un manager della pubblicità dinamico e di successo, a capo della sua stessa
azienda, uno per cui le parole una volta rappresentavano potenti strumenti di comunicazione
applicate al marketing. Erano di grande motivazione. In una delle prime scene lo vediamo
ricordare la sua ex passione, rivolgendosi ad una folla rapita dalle sue dichiarazioni: “Queste tre
cose collegano ogni essere umano della Terra. Desideriamo l’amore. Vorremmo avere più tempo.
E temiamo la morte”.
Ma dopo la morte della figlia di sei anni a causa di una grave malattia, Howard diventa
una persona emotivamente alla deriva, e questi concetti assumono significati più grandi. Sempre
più solo e senza contatti con gli altri, la sua unica forma di comunicazione sono le lettere
accusatorie ed arrabbiate che scrive all’Amore, al Tempo e alla Morte.
“Si confronta con grandi problemi filosofici, cercando le risposte nell’universo”, dice
Frankel. “Come un moderno Re Lear, potremmo dire, ulula contro gli Dei”.
“Vengono definite astrazioni, ma tutti noi sappiamo che queste non sono cose astratte”,
dice il produttore Michael Sugar. “Sono le cose che ci guidano. Ogni regista aspira a realizzare
film che siano allo stesso tempo di intrattenimento e commoventi, e sono convinto che questo
film catturi l’essenza di tutte quelle cose della vita a cui siamo abituati a pensare, il che spiega
perché, sin da quando ho letto il copione la prima volta, ne sono rimasto affascinato. Tutti noi
ne siamo stati affascinati”.
Alla fine, la fissazione di Howard da ai suoi amici un’idea su come aiutarlo ad uscire dalla
sua situazione di malessere senza fine, consentendogli di confrontarsi con questi concetti.
Hanno già provato di tutto per aiutarlo, dai consigli tradizionali per il cordoglio fino a riti
sciamani, offrendogli conforto e pazienza ma niente sembra essergli di aiuto.
Gli amici più cari di Howard sono i suoi colleghi e soci di lunga data: Whit, interpretato
da Edward Norton, Claire, interpretata da Kate Winslet e Simon, interpretato da Michael Peña.
Sebbene la loro preoccupazione per lui sia sincera, il loro piano ha anche un aspetto pratico
visto che la disconnessione di Howard dal lavori ha portato la compagnia sull’orlo dell’insolvenza
e bisognerà affrettarsi a realizzare una vendita per salvarla.
Il produttore Anthony Bregman spiega, “Il suo comportamento sta per distruggere
l’agenzia perché non trova più nessun interesse nel mondo che lo circonda, e i suoi soci e
migliori amici temono di perdere tutto quello per cui hanno lavorato insieme. Pertanto decidono
di adottare delle misure estreme. Lo fanno per la compagnia e per le centinaia di persone che vi
lavorano, ma soprattutto lo fanno per amore. Lo fanno per lui”.
“Si tratta di una scelta”, dice Frankel. “Un amore difficile”. Uno dei tanti giorni in cui era seduto sulla solita panchina al parco dei cani, Howard viene avvicinato da una tranquilla signora vestita di un bel blu vivido, che si siede proprio accanto a lui. Ha in mano una lettera che lui aveva di recente spedito alla Morte. Dopo averlo completamente spiazzato, la signora si presenta come la destinataria della lettera. Quando Howard inizia ad indietreggiare incredulo, lei gli ricorda che le persone sono sempre alla ricerca di risposte da parte dell’universo, ma queste risposte dirette non vengono concesse a chiunque.
Riflettendo sulla realizzazione dell’insolita scena e sulla reazione di Howard, che è in parti uguali di incredulità, curiosità e avversità, Frankel riconosce che, “La storia è molto commovente, ma nasconde anche un lato comico, in special modo durante la giocosa relazione tra i personaggi e i comportamenti della razza umana. Per me la cosa più difficile era trovare l’equilibrio di quei momenti e i personaggi che sono intensi e le idee profonde”.
La donna in blu è interpretata da Helen Mirren, la quale, come molti del cast e della produzione, ha accettato di far parte del progetto grazie alla storia. “Era originale. Non avevo mai letto nulla di simile prima d’ora, quindi mi sono appassionata al concetto di bellezza collaterale e del suo significato”, ci racconta. “ L’idea è grandiosa. La verità è che ognuno ha una sua propria concezione di questi elementi; è una faccenda privata e personale. Ma, senza dubbio, queste sono tra le idee più importanti e fantasiose a cui dobbiamo aggrapparci, in quanto esseri umani nel grande viaggio della vita”. “Avevo letto 20 o 30 pagine quando la storia ha iniziato a prendermi”, racconta il produttore Kevin Frakes. “Sapevo che la sceneggiatura sarebbe stata fantastica, ma non avevo ancora realizzato quanto potesse colpirmi personalmente. Sono scoppiato a piangere. Mi ha
letteralmente messo al tappeto e sono dovuto scappare a casa, ma avevo la sensazione netta
che questo era un film che dovevo fare assolutamente. Secondo me, parla dei miracoli della vita
…la nascita e la morte. E quando qualcuno muore, la sua anima resta tra noi. Questa è la mia
interpretazione del significato di bellezza collaterale”.
Allo stesso tempo, nota Edward Norton, “Il film ha un tocco leggero pur se al suo interno
nasconde temi difficili, oltre ad un mix di elementi che mi ricordano molto i film di Billy Wilder.
Se si torna a guardare alcuni dei film degli anni ’30 e ’40, si noterà che a volte riuscivano a
contenere alcuni temi da adulti ma confezionati con una certa qualità. Quando si guarda quel
tipo di film, ci si meraviglia dell’abilità con cui certi registi ed attori seguano quelle tonalità e
quando ho letto il nostro copione, ho pensato che contenesse lo stesso grado di difficoltà.
L’equilibrio dei toni è molto interessante”.
“Sapevamo quanto David fosse capace di unire il divertimento all’emozione senza essere
manipolativo. Nei suoi film si nota l’eccellenza nel catturare tonalità speciali”, dice Sugar.
Ugualmente importante, “Riesce a farsi dare delle interpretazioni reali che mantengono
la sensazione del film verità per quanto possibile”, dice il produttore Bard Dorros, “pur
consentendo al pubblico di capire che nella storia c’è molto di più. Dietro a questi eventi c’è un
significato. C’è un significato per il dolore, un significato per l’amore e c’è anche un motivo per
cui tutti questi elementi interagiscono tra loro. Spero che questo regali allo spettatore il senso
di soddisfazione che si ha quando si assiste ad una storia che diventa man mano sempre più
grande della somma delle sue parti”. Con lo svolgersi degli eventi, queste parti vengono rivelate per includere le vite degli altri personaggi principali, a parte la loro concentrazione sul caso di Howard. Scopriamo anche come questo viaggio sia importante anche per loro, i problemi che devono risolvere e le cose di cui sono alla ricerca, mentre il concetto di bellezza collaterale si espande per toccare tutti loro in modo inaspettato. “In ogni scena, ho provato a dare risalto al collegamento fra le persone, al modo in cui vengono coinvolte e a come tentino di trovare ciò di cui hanno bisogno dalla vita”, dice Frankel.
Oltre a Smith, Norton, Winslet, Peña e Mirren, il cast stellare del film include anche Keira
Knightley e Jacob Latimore, che discute il caso di, rispettivamente, Amore e Tempo, e Naomie
Harris, nel ruolo di consulente del dolore che conosce molto bene l’argomento.
Ambientato a New York durante il periodo delle festività natalizie, la produzione ha
sfruttato lo splendore incomparabile delle decorazioni e dei giochi di luce della città, per
sottolineare un altro elemento sempre presente in tutta la storia, lasciando al pubblico la loro
personale interpretazione: le possibilità di invisibili e sconosciute forze che lavorano dietro le
quinte delle nostre vite. “C’è qualcosa di esaltante e meraviglioso nell’aspetto di New York a Natale, con alberi dappertutto e luci ovunque, senza essere esagerata”, commenta Frankel. “Sembra quasi di essere in una piccola sfera di neve quando viene agitata, rilasciando tutti I fiocchi di neve per catturare la luce”. Questa visuale idealizzata la rende il giusto fondale per una storia ispiratrice che racchiude in sé la bellezza in milioni di modi e, aggiunge, “riflette la nostra immaginazione su
come dovrebbe funzionare il mondo ed è, semplicemente, il trionfo dell’amore e dello spirito
umano”.
La Knightley dice del suo ruolo, “Lei ha molto a cuore il dolore di Howard, perché è parte dell’amore, e gli parla in termini emotivi che lui riesce a comprendere. Ma lei vuole anche fargli capire che l’amore non è tutto rose e fiori; è anche il dolore terribile che si prova quando qualcuno che amiamo ci viene strappato via, e questo non diminuisce o termina in alcun modo. “Era un’idea veramente intrigante e poi, come si fa a dire no alla personificazione dell’amore?”, domanda.
L’attrice si stava godendo un raro momento di pausa dal lavoro, quando le è stato offerto
di partecipare a “Collateral Beauty”. “Ho un bambino molto piccolo e avevo appena finito di
girare un film impegnativo, quindi in quel momento non me la sentivo di cercare altri ruoli”,
ricorda. “Ho dato la sceneggiatura a mia madre, pensando che come al solito mi avrebbe detto
‘No, non farlo, resta a casa con il bambino e riposati’. Invece dopo averlo letto, mi ha telefonato in lacrime. Mi disse che era da molto tempo che non provava una cosa simile. Penso che il film parli di qualcosa che spaventa un po’ tutti, pur offrendo un incredibile senso di sollievo e di ottimismo.

Raffaele Dicembrino




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