In un film la straordinaria vicenda dei 33 minatori cileni

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Sono stati salutati, ieri, da Papa Francesco al termine dell’Udienza Generale, insieme ai loro familiari, i 33 minatori sopravvissuti nel 2010 al crollo di una miniera in Cile. E’ stato anche proiettato in anteprima il film “I 33” della regista Patricia Riggen, uscito in Cile l’agosto scorso mentre in Italia sarà in sala a marzo, con Antonio Banderas protagonista.

Il 5 agosto di cinque anni fa il cuore immenso di una montagna nel deserto cileno di Atacama, si spezzò, imprigionando in quel ventre duro e mortale trentatré minatori. Settanta giorni dopo, era il 13 ottobre 2010, scienza, determinazione e solidarietà riuscirono a riportarli in superficie, nel corso di un’operazione seguita nel mondo da milioni di spettatori. La messicana Patricia Riggen ha lavorato per tre anni al progetto de “I 33” per sottrarre questa eroica vicenda di uomini e di speranza dal probabile oblio. E spiega perché ha desiderato fin da principio immergersi in questo progetto:

R. – La razón por la que se parece una historia importantísima de contar…
La ragione per la quale mi è sembrata essere una storia importantissima da raccontare – essendo io messicana – è perché, in realtà, si tratta di una storia universale. La storia dei 33 minatori, di come riuscirono a sopravvivere, è qualcosa che più di un miliardo di persone hanno seguito attraverso la televisione. E se tanta gente l’ha seguita è perché ha toccato una corda umana: non importava che fosse in Messico, in Cile, in Italia o negli Stati Uniti, la cosa importante era raccontare una storia universale di sopravvivenza. E una delle cose che a me sembrava molto interessante da raccontare era proprio tutto quello che ci è stato detto, tutto quello che non sapevamo sui minatori. Noi abbiamo seguito le notizie per molte settimane, ma tutto quello che è successo laggiù nella miniera ai 33 minatori, loro non lo hanno mai raccontato a nessuno. Quindi è qualcosa che hanno custodito come un segreto e che ci hanno raccontato per realizzare questo film.

D. – Un ruolo importantissimo ebbero le famiglie, che non si rassegnarono ad abbandonare i loro cari. Riuscirono a piegare anche il fatalismo col quale all’inizio si affrontò la tragedia e a spronare il governo cileno ad intervenire.

R. – En la película hay como tres mundo….
Nel film ci sono tre mondi: il mondo esterno, quello che era fuori, quello dei soccorritori, del governo; il mondo delle famiglie; e il mondo dei minatori. Io volevo raccontare le tre storie, cercando di raccontare tutti i personaggi che hanno avuto a che fare con questo miracolo.

D. – La prima cosa che ha fatto è stata incontrare i veri protagonisti.

R. – Bueno, unos de los momentos más emocionante para mi, …
Uno dei momenti più emozionanti per me, nella mia vita, è stato proprio quello di conoscere i 33 minatori. E’ stato il momento più appassionante! Quando li ho conosciuti, ho raccontato loro che volevo realizzare questo film e tutti sono stati molto generosi con me, molto affettuosi e mi hanno raccontato tante cose che mi hanno permesso di arricchire il film… Inoltre i 33 minatori hanno collaborato molto nello sviluppo del copione: hanno fatto interviste, ci incontravamo con loro. E con tutte queste loro esperienze – quelle conosciute e quelle nascoste – abbiamo scritto la sceneggiatura del film. E poi molti di loro hanno anche partecipato alle riprese: magari affiancando le comparse, conducendo veicoli, in diversi modi. Adesso stiamo tutti insieme promuovendo il film.

D. – Il potere dei media, l’inerzia della politica, la forza delle famiglie e degli affetti. Nel film questi tre aspetti interagiscono sempre…

R. – Sì, porque es una historia en la que participan muchas personas…
Sì, perché è una storia che ha coinvolto molte persone: hanno partecipato i politici del Cile, il governo del Cile, i soccorritori, gli ingegneri, insieme ai minatori…   Ma c’è una cosa importante: in questo caso il Cile è da considerare come esempio, perché i suoi governanti hanno deciso di salvarli, hanno deciso di investire anche molto denaro per farlo e hanno sempre creduto che questo fosse possibile. Io che sono messicana posso dire che nel mio Paese, quando hanno avuto un incidente, i minatori sono stati abbandonati. E’ successo anche in molti altri Paesi. Quello che, invece, è successo in Cile è stato veramente qualcosa di esemplare: si sono unite insieme tutte le forze per soccorrerli e per salvarli. E credo che questo sia qualcosa che deve richiamare l’attenzione!

A Papa Francesco hanno ieri portato in dono un pezzo di roccia della miniera, un elmetto e un poster con tutte le loro firme. Lui ha accolto i 33 minatori a Piazza San Pietro, salutandoli con queste parole:

“De modo especial quiero saludar a los 33 mineros chilenos ….
In modo particolare voglio salutare i 33 minatori cileni che sono rimasti intrappolati nelle viscere della terra per 70 giorni. Credo che ciascuno di voi sarebbe capace di venire qui a dirci che cosa significa la speranza. Grazie per avere speranza in Dio.

Ecco la testimonianza di due di loro. Ariel Ticona Yañez era uno dei più giovani, la moglie incinta l’aspettava, pregando per lui.

Sì, lo dijò: nosotros fuimos ejemplo de lucha, de vida, de que la esperanza…
Sì è stato detto che noi siamo stati esempio di lotta, di vita, del fatto che la speranza è l’ultima a morire, come si dice. Non devi mai smettere di credere, che sia in Dio o nelle nostre famiglie. E’ per loro che lottiamo, è per loro che lavoriamo. Essere parte di questo miracolo e poter testimoniarlo dove andiamo… E’ stato molto gratificante quello che il Papa ha detto questa mattina…

Mentre Mario Gomez Heredia era il più anziano del gruppo. Rivedersi sullo schermo non lo ha lasciato indifferente.

El efecto? Nos remonta nuovamente a aquellos días…
L’effetto? Ci riporta nuovamente a quei giorni in cui siamo stati intrappolati lì sotto… Mi ha provocato un’emozione forte. Però, la verità è che noi siamo più forti di questa emozione… E’, forse, per questo che siamo qui…




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