Movienerd – “Sul più bello” arriva con un’amore da favola

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Movienerd – Presentato in anteprima nella sezione Alice nella Città, «Sul più bello», il film diretto da Alice Filippi che arriva al cinema il 21 ottobre, racconta la storia d’amore tra una ragazza affetta da una rara malattia ai polmoni ed un ragazzo che sembra bello e impossibile ma che vive una vita problematica.

Presentato in anteprima nella sezione Alice nella Città, «Sul più bello», il film diretto da Alice Filippi che arriva al cinema il 21 ottobre, racconta la storia d’amore tra una ragazza affetta da una rara malattia ai polmoni e l’adone bello e impossibile.

Una favola contemporanea a occhi aperti. Colorata, spudorata, piena di fiducia nel futuro e, ancora di più, nel presente Marta, tanto simpatica quanto bruttina, soffre dalla nascita di una rara malattia genetica. Nonostante tutto, Marta è la ragazza più solare che abbiate mai conosciuto. Carattere travolgente ha fretta di fare tutto e subito. A 19 anni come ogni ragazza della sua età sogna il grande amore ma lei non è una che si accontenta e prima che la sua malattia degeneri vuole sentirsi dire “ti amo” da un ragazzo bello… il più bello di tutti. I suoi amici e coinquilini Jacopo e Federica sono la sua famiglia e ogni volta fanno il possibile per dissuaderla dal puntare troppo in alto. Finché ad una festa Marta vede Arturo bello, sicuro di sé e per lei completamente inarrivabile. In altre parole: la preda perfetta. Ma mentre i fedeli amici si preparano a gestire l’ennesima delusione, lei sente che stavolta le cose andranno in maniera diversa anche se dovrà vedersela con Beatrice, una temuta rivale che tenterà di scombinare il suo piano d’amore.

Il produttore Roberto Proia del suo film ci narra che si tratta di un dramedy è un genere molto delicato ma divertente da scrivere. L’idea di giocare con il pubblico facendolo ridere sapendo già che nel terzo atto invece quelle risate lasceranno il posto alle lacrime è particolarmente soddisfacente. Chi vedrà “Sul Più Bello” proverà quindi una gamma di emozioni garantendosi un intrattenimento a tutto tondo.
Tuttavia in scrittura abbiamo voluto nascondere tra le pieghe delle varie vicende anche alcuni messaggi importanti specie per un pubblico giovane ancora in piena evoluzione. Ciò che ci interessava veicolare era una riflessione sul pregiudizio. I nostri personaggi partono in un certo modo, ci costringono a vederli incasellati in ruoli predefiniti ma dopo 90 minuti ci avranno dimostrato che ci siamo sbagliati. Il concetto stesso di bellezza, di popolarità, così importante per la nostra protagonista, come per i ragazzi a cui il film è diretto, in un’epoca in cui non si fa altro che parlare di body-shaming, viene messo continuamente in discussione, senza sconti o buonismo. Marta è veramente lontana dagli stereotipi di bellezza femminile, veramente viene presa in giro dagli amici ricchi e belli di Arturo, che senza pietismi (e pietà) la chiamano “cassonetto” e ne è pienamente consapevole. È lei stessa a prendersi in giro, fin dall’inizio con autoironia.
Ma è proprio dietro questo apparente disincanto che si cela la sua ferita profonda. Quella che alla fine la porta a giocare con i sentimenti di Arturo, a non crederlo capace di amarla, a nascondersi dietro la malattia e le bugie per proteggersi dalla cosa che la spaventa di più, il rifiuto. Come nella vita, infatti, in questo film nessuno è completamente buono e nessuno è completamente cattivo. Solo perché Arturo ha avuto tutto fin dalla nascita, non è detto che sia felice.
Diamo per scontato che dietro alla bellezza esibita di Beatrice ci sia il nulla. E per quanto riguarda Marta, la nostra sfortunata Marta, lei si permette di fare e dire cose che non le sarebbero state perdonate se non fosse stata malata.
La vicenda del film costringerà questi personaggi (e con loro gli spettatori) ad abbandonare le comode apparenze per andare un po’ più in profondità.

Francesconi restituisce al suo personaggio una tenerezza quasi infantile, perennemente in balia della voglia di fare colpo attraverso le sue uscite brillanti per «sopperire» al fatto di non essere, per sua stessa ammissione, «bellissima». Dall’altra parte Maggio, che aveva già dimostrato di possedere una grande sensibilità in Ricordami di te, il suo esordio letterario, esprime al meglio tutta la durezza dello spaccone che non ci metterà poi molto a sciogliersi e a far sognare gli spettatori.

Il film arriva in 400 copie distribuito da Eagle Pictures che lo ha anche prodotto scommettendo su un gruppo di giovani. La regista (autrice del doc ‘78 . Vai piano ma vinci, già aiuto di Carlo Verdone). E il cast di esordienti a parte Giuseppe Maggio (Arturo): Ludovica Francesconi (Marta), Jozef Gjura, Gaja Masciale, più che i suoi coinquilini, la sua famiglia di fatto e Eleonora Gaggero, la rivale in amore, nonché autrice del romanzo tratto dalla sceneggiatura scritta da Roberto Proia e Michela Straniero. Ventenne anche Alfa, autore della canzone del film.

Ludovica Francesconi: «a tre anni ho capito che avrei fatto l’attrice. Non ci ha fermato neanche la pandemia: cerchiamo di goderci ogni istante». Questo lo spirito sul set, racconta la regista, nonostante le difficoltà, bloccati causa lockdown in marzo dopo solo un giorno e mezzo di riprese, finite dopo la riapertura. «L’incertezza di questo periodo ci ha aiutato a trovare il tono, leggero e profondo». La Fondazione Fibrosi Cistica, la patologia di Marta, la mucoviscidosi come la chiama lei, ha dato il proprio patrocinio. Molto applaudito alla Festa, ora è alla prova della sala. «C’è stata la tentazione di andare in piattaforma — spiega Proia di Eagle Pictures — . Abbiamo fatto una diversa scelta. È interesse di tutti che le sale restino aperte, bisogna riportare il pubblico nei cinema». Intanto l’americana Voltage Pictures sta curando le vendite estere. E i diritti di remake.




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