L’impatto del gioco d’azzardo sulla domanda di beni e servizi e sulla sicurezza

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scommesse pedrotti

Mentre è in corso il dibattito e la discussione parlamentare su una nuova regolamentazione del gioco d’azzardo, la Camera di Commercio di Roma ha inteso offrire un contributo – di dati, di analisi e di proposte interpretative – alla comprensione del tema, nei suoi riflessi sull’economia e sulla società.

L’argomento è stato affrontato in parallelo ad un altro fenomeno di ampio rilievo e che, nelle ipotesi della ricerca, è indirettamente collegato: la diffusione della compravendita di metalli preziosi usati (i cosiddetti Compro Oro) che si verifica tra evidenti limiti e vetustà delle norme che la disciplinano. Anche in questo caso, significativamente, è in discussione al Parlamento una bozza di nuova legge che garantisca meglio la legalità e la certezza delle regole, per gli operatori e per i consumatori.

Sottolineiamo che nella ricerca di un nuovo inquadramento istituzionale di entrambe le questioni, e cioè nei testi in discussione, è esplicitamente richiamato il ruolo delle Camere di Commercio, in continuità con le già acquisite competenze in materia di usura (legge numero 108 del 1996) e di tenuta del Registro delle Imprese. Con la rete dei servizi camerali, peraltro, si possono utilmente incrementare i livelli qualitativi di regolazione, necessari in comparti delicati e a rischio, come sono il mercato dell’alea e quello dell’oro usato. Non sfuggono, inoltre, i riflessi sulla delicata difesa antiriciclaggio dell’economia reale, che con decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231, lo Stato italiano si è proposto di rafforzare.

Da ricordare, infine, che questa ricerca si collega organicamente alla Guida alla Prevenzione della criminalità economica e alle due ricerche (2011 e 2013) su credito illegale e indebitamento patologico, tutte costituenti un set di strumenti offerti dal sistema camerale alla tutela degli operatori legali del mercato.

 

il grande balzo del mercato dell’alea

 

Il mercato del gioco d’azzardo ha conosciuto in Italia un vero e proprio boom tra due crisi economiche, quella venuta in evidenza drammatica nell’estate del 1992 e l’altra – tuttora in evoluzione – che si è manifestata dopo il 2007.

A questo proposito, nella ricerca il quadro nazionale è comparato con le condizioni della provincia di Roma e delle altre province del Lazio, per una contestualizzazione precisa dei problemi, degli scenari che si profilano e delle conseguenze sull’economia e sulla società locale.

Nel medio periodo è cambiata la collocazione dell’offerta e del consumo di alea in uno scenario che va esaminato unitariamente: in riferimento alle scelte di spesa delle famiglie, negli indirizzi regolativi della fiscalità delle imposte e dei tributi, nella composizione del mercato nazionale dei beni e dei servizi.

Si deve sottolineare che la struttura dell’economia del gioco d’azzardo è cambiata velocemente dopo esser rimasta pressoché identica dal Dopoguerra alla metà degli anni Novanta.

È sorto un mercato del tutto particolare, poiché (caratteristica italiana) è regolato dalla “concessione” e non offerto da privati ai quali sia stata rilasciata la “licenza”. In altri termini, in luogo del libero esercizio da parte dei privati di un business regolato da norme generali, lo Stato consente lo sfruttamento, a vantaggio di essi privati, di una utility pubblica di monopolio statale (il servizio di offerta di gioco in denaro con alea).

Lo Stato fissa, così, gli ambiti tanto dei ricavi, quanto del rischio imprenditoriale, nonché le mete di entrate erariali, che, pertanto, sono quantificate nelle poste del bilancio annuale.

Com’è possibile, allora, parlare di “rischio d’impresa” in un mercato regolato in maniera così “originale”? E quale profilo di responsabilità (civile, amministrativa, penale e, si vorrebbe, sociale) si presenta per le imprese che svolgono l’esercizio, su delega, di una funzione pubblica (il monopolio statale sul gioco in denaro, svolto per motivazioni di ordine pubblico), ma pur sempre in una logica “for profit”?

Sono quesiti che sono affrontati nella ricerca, poiché invitano a considerare il rilievo del quadro istituzionale per giustificare la compatibilità delle attività di gioco d’azzardo e – ancor più – perché pongono in risalto l’esigenza di una valutazione d’impatto su tre versanti: a) il mercato dei beni e dei servizi; b) il controllo di legalità; c) la salute dei cittadini, dato che la letteratura clinica e gli atti degli organismi internazionali (come l’Organizzazione Mondiale della Sanità) da oltre trent’anni hanno incluso la dipendenza da gioco d’azzardo nel catalogo delle sofferenze psichiche.

 

Mercato e consumo

 

Nella realtà del consumo industrializzato di massa di alea, l’offerta è costruita sulla “bassa soglia” di accesso che presenta alcuni tratti essenziali: la somma da puntare su ogni singola operazione è modesta e quindi non suscita inibizione circa le conseguenze “esistenziali” della perdita; l’esperienza della “vincita” (in molti casi impropriamente definita così, giacché la somma “restituita” è identica o di poco superiore al costo della singola puntata) dev’essere provata da tutti i partecipanti (equivale al “si vince sempre” delle riffe paesane o del “gioco del tappo” nelle fiere), a intermittenza.

In altri termini, la cosiddetta vincita ha la strutturale funzione di far aumentare il tempo di attrazione attraverso la sequenza stimolo-reazione-rinforzo, oppure innesco-gratificazione-aumento di frequenza. Le scienze psichiatriche e il complesso delle neuroscienze hanno da tempo individuato proprio in questo “dispositivo” il vettore che muove l’addiction e la stabilizza nella vita della persona.

Tempo di vita e tempo dell’economia sono associati in una dinamica di dispersione di “risorse scarse”, “senza uso”. Considerato dal lato dell’esperienza del giocatore, il consumo di giochi d’azzardo si qualifica in senso tecnico come un moltiplicatore negativo dell’economia, vale a dire come un depressore della domanda complessiva di beni e di servizi. In effetti, agendo in senso opposto al keynesiano “moltiplicatore” positivo, il business dell’azzardo si presenta come un settore che “estrae valore” e che non “crea valore”. Esaminato il consuntivo del business cycle, è di palmare evidenza che il valore iniziale si ritrova a fine periodo “decurtato” della domanda sottratta (o meglio, “estratta”) ai settori direttamente produttivi e al terziario.

Tutto questo si è verificato con un decennio di ritardo, rispetto ad altri Paesi a prevalente economia finanziaria. In Italia il consumo di gioco d’azzardo ha oltrepassato i tradizionali ambienti d’elite e i limitati strati popolari che per abitudine e cultura ne avevano propensione. Dagli inizi del nuovo secolo, infatti, puntare denaro è divenuto un comportamento di massa che ha finito col collocarsi al centro della vita quotidiana delle persone.

Il cambiamento nella composizione delle scelte di spesa, in altri termini, è stato in Italia radicale, anche in confronto con quanto accaduto nel campo delle economie sviluppate. Giova sottolineare che tra i quesiti principali di questa ricerca vi sono le ragioni di tale “deriva” (in atto, ripetiamo, da un periodo medio-lungo, cioè da quasi 15 anni) e di ciò che l’ha resa possibile, con le conseguenze nella società e nell’economia, nelle attitudini degli attori del mercato e nelle variabili della domanda di beni e servizi.

Poiché il fenomeno è relativamente recente, esso non può venire reputato, almeno nelle dimensioni quantitative che ha sviluppato attualmente, come un tratto “genetico” della popolazione italiana. Un’attenta, seppur sintetica, ricostruzione storica, mostra quanto la propensione a destinare quote imponenti di reddito privato al consumo di gioco d’azzardo sia l’effetto di una rapida e massiccia costruzione di un ciclo di offerta che ha conseguito, come si vedrà nelle pagine seguenti, tutti i principali obiettivi che si sono prefissati gli investitori del settore.

 

Collegamenti con la crisi finanziaria

 

Con l’emanazione del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201 (“Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”) e successiva legge di conversione, sono state introdotte alcune importanti modifiche normative, la cui ratio dichiarata è fronteggiare drasticamente il pericolo di fallimento finanziario dello Stato (default) aumentando le entrate tributarie e “tagliando” costi e spese.

Stupisce, tuttavia, la vistosa assenza di previsione, su scala macroeconomica, delle implicazioni di una delle principali forme di impiego del reddito degli italiani, il gioco d’azzardo, pervenuto a numeri che non hanno corrispettivo in nessun Paese del mondo.

Se di esso si vuole, peraltro, disporre di un “conto” completo, è richiesta una valutazione di tutti i settori che lo compongono. Ai valori che risultano ufficialmente contabilizzati nel Gioco Pubblico (GP), se ne devono sommare altri due tipi, desumibili, però, da semplici stime perché “in nero”. L’universo della spesa “non registrata” si compone, da una parte, della frazione che non risulta all’amministrazione finanziaria dello Stato, perché sono stati alterati fraudolentemente i meccanismi del gioco autorizzato (disconnessione-manomissione delle slot-machine e delle VLT, stampa e vendita di tagliandi contraffatti delle “lotterie istantanee”) ed è il cosiddetto Gioco Grigio (GG); dall’altra parte vi è anche un consumo di azzardo che si svolge in totale clandestinità, il Gioco Illegale, per esempio in casinò e “bische” illegali, attraverso allibratori paralleli, durante competizioni non autorizzate e collegate a scommesse, ecc..

 

Valutare su scala macroeconomica se vi fossero delle correlazioni tra i fattori della crisi economica, la crisi fiscale dello Stato, le principali matrici della domanda interna di beni e servizi e l’andamento effettivo dei ricavi erariali dello Stato, avrebbe certamente comportato la formulazione di un quesito essenziale: in virtù di quali condizioni e di quale struttura del settore quello dei giochi d’azzardo ha “conquistato” valori monetari così elevati?

Si sarebbero dovuti considerare, per tentare una risposta, tre fattori, tutti documentabili e misurabili:

1) la riduzione costante, a fronte di un consumo d’azzardo crescente, del peso percentuale delle entrate erariali, che passano – in otto anni, tra il 2004 e il 2011 da un valore di circa 30 punti al valore di 12,4 (10,83 a valori correnti), sempre calcolato sull’ammontare lordo del “giocato”;

2) l’abbassamento del margine specifico destinato alla cosiddetta “filiera del gioco” (composta da concessionari, gestori e pubblici esercizi), che infatti passa da un valore di 15,61 punti percentuali (nel 2006) a un valore di 11,20;

3) l’ampliamento eccezionale della popolazione che impiega reddito nell’azzardo e l’incremento della spesa pro capite (raddoppiato: da 607 Euro a 1.220).

Pur collocato, sul finire del 2011, all’interno di una ricerca di “misure urgenti” per fronteggiare il baratro dei conti pubblici, un esame dei conti principali avrebbe mostrato come, in sostanza, il modello adottato per il mercato dei giochi pubblici d’azzardo fosse incentrato sull’aumento dei valori assoluti di tutte le poste, con conseguente diminuzione dei valori relativi per le entrate tributarie e per i ricavi della “filiera”.

 

Dal modello prescelto per l’economia del gioco pubblico d’azzardo derivano le conseguenze che un commento alla Tabella e alla Figura che seguono (in parentesi quadra, in rosso, il numero corrispondente nel testo della ricerca), chiarirà: inflazione della spesa, decrescita relativa dei ricavi per lo Stato e per la “filiera” degli operatori dell’azzardo.

Tabella n. 1 [1] – Il conto aggregato dell’economia del Gioco pubblico d’azzardo

Anno Consumo lordo (*)

(milioni di €)

Entrate

erariali

Ricavi della

“Filiera” (**)

% Erario % Filiera Spesa

pro capite ( €)

2006 35.243 6.718   5.500 19,06 15,61     607,64
2007 42.193 7.195   5.100 17,05 12,09     721,25
2008 47.554 7.746   6.800 16,29 14,30     809,43
2009 54.410 8.809   7.798 16,19 14,70     922,20
2010 61.433 8.730   8.699 14,21 14,16 1.024,15
2011 79.897 8.653   8.948 10,83 11,20 1.220,61
2012 88.572 8.037 10.266 9,07 11,59 1.476,18
2013 84.728 8.179   8.912 9,65 10,52 1.412,13

 

(*)   Volume complessivo di denaro immesso nel circuito del gioco nelle varie modalità.

(**) Per “filiera” s’intende l’insieme dei soggetti da remunerarsi: gestori, pubblici esercenti, concessionari. Il valore assoluto e quello relativo agli anni 2012 e 2013 sono ricavati per differenza da quanto pubblicato dall’Agenzia Dogane e Monopoli nel Rapporto “Organizzazione Attività Statistica 2013”, giugno 2014, pag. 100.

 

Figura n. 1 [1] Andamento del Gioco pubblico d’azzardo: consumo, entrate erariali, ricavi della filiera

Può divenire oggetto specifico di riflessione, quindi, il fatto che nonostante si registri, nel 2012, un versamento degli italiani alla “megamacchina” (come definita da L. Gallino) dell’azzardo di 27 miliardi in più del volume del 2010, nelle casse dello Stato le entrate siano risultate di ben 700 milioni in meno.

I dati del volume di consumo di azzardo registrato in Italia procedono, dunque, in direzione opposta al senso comune, soprattutto quelli relativi all’ultimo triennio. Contro gli schemi cognitivi con i quali ci si aiuta nel formare le opinioni, nel comunicare con il prossimo, nelle mille piccole-grandi decisioni pratiche della vita quotidiana.

In altri termini, Stato e concessionari sono costretti ad incrementare l’induzione a impiegare denaro per l’alea per mezzo del continuo effetto di rinforzo della dipendenza da gioco che si ottiene con la ripetitività delle sequenze (una “batteria” di Gratta e Vinci, centinaia di reimmissioni di monete nella slot-machine, molte ore da trascorrere davanti a un terminale, getto continuo di microscommesse su eventi e così via). Infatti, se il ritmo diminuisse, si avrebbe una regressione delle somme e, di conseguenza, un effetto domino: sulle entrate dello Stato e sui volumi introitati dalla filiera.

Ma tutto questo comporta un gioco al rialzo della stessa “filiera”: più debiti (per anticipazioni, fidejussioni, strumentazione e sedi) e sequenza di ricorso al rifinanziamento dell’esposizione con le banche (per esempio con l’emissione di bond o derivati).

Dal punto di vista economico il consumo di gioco pubblico d’azzardo (per quello irregolare la stima va condotta con altri concetti) genera sia uno stock netto, sia un flusso lordo di spesa. Il primo è dato direttamente dall’ammontare della parte trattenuta di denaro riversato nelle varie modalità di gambling, cioè dalla quota che remunera la “filiera” (concessionari, distributori, gestori) e dalla quota trattenuta dall’erario. Il flusso è invece composto sia da denaro ottenuto indietro dal consumatore quando riceve premi (che successivamente egli reimmette nel gioco), che da denaro aggiuntivo che lo stesso consumatore versa per ulteriore proseguimento dell’alea.

Nel periodo 2010 – 2012 vi è stato un sensibile incremento di “spesa” che, su scala macroeconomica, ha provocato (come ben evidenziato nella ricerca), tra l’altro, i seguenti effetti:

 

  • sottrazione di domanda che possa contribuire alla crescita economica di almeno 20 miliardi nel commercio e nei servizi destinati alla vendita; equivalente a 4 miliardi nei settori direttamente produttivi (industria, agricoltura e artigianato);
  • dissipazione di un potenziale di occupazione che la spesa per giochi ha comportato, valutabile sui 90.000 addetti nel commercio e servizi e sui 25.000 addetti nell’industria.

 

Per un quadro più completo si devono valutare anche le conseguenze sociali del gioco d’azzardo; infatti, occorre tener presente un altro fattore di grande interesse: il tempo di vita “investito” nelle giocate. La quantificazione di esso è stimabile, ovviamente, solo per il Gioco Pubblico effettivamente registrato. Tra le varie offerte di GP presentate al consumatore prevalgono, in proporzioni schiaccianti, quelle dei giochi a soglia più bassa, caratterizzate dall’altissima frequenza della partecipazione dei consumatori alle varie modalità e dall’impiego crescente proprio del tempo di vita.

Il calcolo è quindi realizzato sul numero di giocate effettivamente registrate e sul tempo necessario per le varie tipologie di giochi e consente di pervenire ad un dato allarmante: 70.238.095 di giornate lavorative impegnate nell’azzardo (le giornate lavorative sono rapportate a 7 ore, media ricavata dai contratti collettivi di lavoro, come indicato dall’Istat), un valore che corrisponde (come dettagliatamente evidenziato nello studio) a quasi il 50% delle vacanze degli italiani nel 2012.

Oltre a questo, vi è da considerare gli effetti indiretti del riversarsi di una domanda di liquidità, che serve ad alimentare la propensione al gioco, sul settore che muove “concorrenza” allo Stato, e cioè sulle convenienze per l’azzardo criminale. Si deve tener presente, infatti, che parte dei consumatori di alea ricorre a prestiti e anticipi per partecipare al gambling.

 

 

Consumo lordo di gioco pro capite nelle province

 

Il grado della propensione all’impiego in alea del denaro destinato ai consumi privati, induce a valutarne gli effetti sia macroeconomici, sia microeconomici.

Le Tabelle 2 [3] e 3 [4], a tale proposito, comparano i dati dell’incidenza pro capite

La Tabella 3 [4], in particolare, espone il dato della quota di reddito pro capite impiegato nelle province del Lazio per consumo di gioco d’azzardo. I valori appaiono altamente significativi, sia per ponderare l’esposizione all’indebitamento patologico e al rischio di usura, sia per valutare le conseguenze dell’economia dell’alea sulle performance di sviluppo del territorio, sull’esposizione al rischio criminalità (rischio diretto, come reati specifici, e rischio indiretto, come attività illegali indotte), sulla “sostenibilità sociale”, vale a dire sull’efficacia delle misure di welfare.

Per quanto riguarda la situazione di Roma e del Lazio, se si analizza la distribuzione delle sale dedicate all’azzardo e degli apparecchi da gioco (Newslot e VLT) in rapporto alla popolazione residente, si ricava un indice sintetico di esposizione al gioco d’azzardo di tutte le province che appare più elevato per Frosinone (100^ posizione), seguita da Roma (97^) e Latina (92^).

Mentre province a minore rischio sarebbero Viterbo (25^) e Rieti (13^).

Poiché i valori vanno letti all’inverso, ossia le province più virtuose si collocano ai primi posti, appare chiaro quanto sia preoccupante la situazione di Roma e del sud del Lazio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Tabella n. 2 [3] – Consumo lordo di gioco pro capite nelle province (con esclusione delle modalità on line – pari al 20% del totale 2012)

 

2007 2010 2011 2012
Rk Provincia Consumo Rk Provincia Consumo Rk Provincia Consumo   Rk Provincia Consumo
   1 Pavia 1.417    1 Pavia 2.125    1 Pavia 2.892    1 Pavia 2.954
   2 Savona 1.174    2 Como 1.504    2 Como 1.884    2 Como 1.924
   3 Rimini 992    3 Rimini 1.490    3 Teramo 1.858    3 Teramo 1.898
   4 Teramo 968    4 Teramo 1.425    4 Rimini 1.834    4 Rimini 1.873
   5 Como 952    5 Savona 1.402    5 Savona 1.701    5 Savona 1.737
   6 Latina 941    6 Latina 1.358    6 Latina 1.633    6 Latina 1.668
   7 Pescara 941    7 Terni 1.319    7 Reggio Emilia 1.576    7 Reggio Emilia 1.610
   8 Verbano-Cusio-Ossola 901    8 Pescara 1.307    8 Terni 1.561    8 Terni 1.594
   9 Frosinone 894    9 Reggio Emilia 1.276    9 Pescara 1.536    9 Pescara 1.569
10 Milano 875 10 Frosinone 1.238 10 Bergamo 1.535 10 Bergamo 1.568
11 Modena 844 11 Bergamo 1.238 11 Modena 1.508 11 Modena 1.540
12 Roma 839 12 Milano 1.235 12 Frosinone 1.498 12 Frosinone 1.530
13 Livorno 836 13 Modena 1.224 13 Milano 1.497 13 Milano 1.529
14 Bergamo 834 14 Parma 1.207 14 Parma 1.481 14 Parma 1.513
15 Ascoli Piceno 832 15 Massa Carrara 1.189 15 Varese 1.446 15 Varese 1.477
16 Massa Carrara 829 16 Sassari 1.172 16 Massa Carrara 1.435 16 Massa Carrara 1.466
17 Sassari 823 17 Varese 1.161 17 Pesaro 1.431 17 Pesaro 1.462
18 Reggio Emilia 804 18 Roma 1.160 18 Lucca 1.407 18 Lucca 1.437
19 Varese 803 19 Verbano-Cusio-Ossola 1.159 19 Lecco 1.398 19 Lecco 1.428
20 Terni 796 20 Lucca 1.155 20 Sassari 1.396 20 Sassari 1.426
21 Lucca 792 21 Lodi 1.147 21 Lodi 1.394 21 Lodi 1.424
22 L’Aquila 780 22 Pesaro 1.145 22 Verbano-Cusio-Ossola 1.363 22 Verbano-Cusio-Ossola 1.392
23 Caserta 773 23 Lecco 1.132 23 Livorno 1.360 23 Livorno 1.389
24 Napoli 773 24 L’Aquila 1.128 24 Roma 1.357 24 Roma 1.386
25 Pistoia 767 25 Livorno 1.127 25 Aosta 1.330 25 Aosta 1.358
26 Parma 767 26 Ascoli Piceno 1.114 26 L’Aquila 1.327 26 L’Aquila 1.355
27 Brescia 764 27 Sondrio 1.078 27 Sondrio 1.302 27 Sondrio 1.330
28 Lodi 764 28 Aosta 1.078 28 Mantova 1.275 28 Mantova 1.302
29 Brindisi 761 29 Caserta 1.053 29 Bologna 1.268 29 Bologna 1.295
 

segue – Tabella n. 2

       
2007 2010 2011 2012
Rk Provincia Consumo Rk Provincia Consumo Rk Provincia Consumo   Rk Provincia Consumo
30 Alessandria 753 30 Bologna 1.053 30 Gorizia 1.267 30 Gorizia 1.294
31 Bologna 753 31 Forlì Cesena 1.047 31 Trento 1.260 31 Trento 1.287
32 Lecco 750 32 Chieti 1.034 32 Forlì-Cesena 1.254 32 Forlì-Cesena 1.281
33 Pesaro-Urbino 736 33 Gorizia 1.031 33 Chieti 1.251 33 Chieti 1.278
34 Chieti 728 34 Alessandria 1.030 34 Alessandria 1.250 34 Alessandria 1.277
35 Genova 728 35 Mantova 1.030 35 Venezia 1.250 35 Venezia 1.277
36 Forlì-Cesena 725 36 Pistoia 1.026 36 Genova 1.244 36 Genova 1.271
37 Palermo 723 37 Venezia 1.022 37 Caserta 1.233 37 Caserta 1.259
38 Macerata 721 38 Genova 1.016 38 Isernia 1.233 38 Isernia 1.259
39 Aosta 714 39 Isernia 1.011 39 Cremona 1.225 39 Cremona 1.251
40 Venezia 712 40 Trento 1.011 40 Ancona 1.207 40 Ancona 1.233
41 La Spezia 710 41 Cremona 1.008 41 Pistoia 1.202 41 Pistoia 1.228
42 Cremona 709 42 La Spezia 996 42 La Spezia 1.194 42 La Spezia 1.220
43 Taranto 705 43 Ancona 982 43 Ferrara 1.175 43 Ferrara 1.200
44 Benevento 698 44 Ferrara 977 44 Perugia 1.173 44 Perugia 1.198
45 Sondrio 695 45 Macerata 967 45 Macerata 1.146 45 Macerata 1.170
46 Ferrara 692 46 Prato 961 46 Benevento 1.145 46 Benevento 1.169
47 Gorizia 687 47 Perugia 960 47 Arezzo 1.144 47 Arezzo 1.168
48 Isernia 680 48 Benevento 946 48 Prato 1.139 48 Prato 1.163
49 Matera 675 49 Arezzo 945 49 Torino 1.131 49 Torino 1.155
50 Mantova 674 50 Napoli 939 50 Novara 1.127 50 Novara 1.151
51 Ancona 673 51 Novara 933 51 Brescia 1.120 51 Brescia 1.144
52 Prato 664 52 Brescia 930 52 Belluno 1.118 52 Belluno 1.142
53 Bari 657 53 Brindisi 929 53 Napoli 1.103 53 Napoli 1.127
54 Salerno 655 54 Torino 926 54 Ravenna 1.102 54 Ravenna 1.126
55 Grosseto 655 55 Ravenna 922 55 Matera 1.095 55 Matera 1.118
56 Firenze 648 56 Taranto 914 56 Cagliari 1.094 56 Cagliari 1.117
57 Arezzo 647 57 Matera 914 57 Asti 1.090 57 Asti 1.113
58 Novara 645 58 Salerno 906 58 Campobasso 1.080 58 Campobasso 1.103
59 Ravenna 644 59 Cagliari 900 59 Vercelli 1.074 59 Vercelli 1.097
 

segue – Tabella n. 2

       
2007 2010 2011 2012
Rk Provincia Consumo Rk Provincia Consumo Rk Provincia Consumo   Rk Provincia Consumo
60 Piacenza 642 60 Belluno 898 60 Piacenza 1.073 60 Piacenza 1.096
61 Perugia 639 61 Piacenza 893 61 Salerno 1.071 61 Salerno 1.094
62 Torino 639 62 Asti 891 62 Firenze 1.067 62 Firenze 1.090
63 Trento 637 63 Firenze 888 63 Brindisi 1.066 63 Brindisi 1.089
64 Campobasso 634 64 Bari 882 64 Treviso 1.063 64 Treviso 1.086
65 Imperia 630 65 Campobasso 880 65 Udine 1.055 65 Udine 1.078
66 Messina 621 66 Imperia 876 66 Taranto 1.044 66 Taranto 1.066
67 Cagliari 615 67 Palermo 871 67 Imperia 1.037 67 Imperia 1.059
68 Asti 604 68 Vercelli 870 68 Bolzano 1.023 68 Bolzano 1.045
69 Vercelli 603 69 Udine 866 69 Pordenone 1.020 69 Pordenone 1.042
70 Belluno 595 70 Treviso 860 70 Verona 1.007 70 Verona 1.029
71 Trieste 595 71 Verona 839 71 Bari 1.001 71 Bari 1.022
72 Ragusa 579 72 Pordenone 838 72 Grosseto 984 72 Grosseto 1.005
73 Pisa 576 73 Grosseto 833 73 Palermo 976 73 Palermo 997
74 Trapani 575 74 Bolzano 833 74 Rieti 973 74 Rieti 994
75 Udine 571 75 Trieste 816 75 Siena 969 75 Siena 990
76 Treviso 570 76 Rieti 811 76 Trieste 949 76 Trieste 969
77 Cuneo 565 77 Siena 807 77 Vicenza 922 77 Vicenza 942
78 Verona 563 78 Vicenza 758 78 Rovigo 891 78 Rovigo 910
79 Siena 555 79 Messina 755 79 Cuneo 885 79 Cuneo 904
80 Rieti 551 80 Ragusa 742 80 Padova 870 80 Padova 889
81 Bolzano 550 81 Viterbo 739 81 Viterbo 851 81 Viterbo 869
82 Lecce 548 82 Trapani 737 82 Pisa 849 82 Pisa 867
83 Pordenone 545 83 Rovigo 737 83 Avellino 846 83 Avellino 864
84 Siracusa 538 84 Pisa 728 84 Ragusa 839 84 Ragusa 857
85 Oristano 533 85 Cuneo 725 85 Oristano 838 85 Oristano 856
86 Catania 525 86 Avellino 718 86 Lecce 830 86 Lecce 848
87 Viterbo 523 87 Lecce 717 87 Messina 829 87 Messina 847
88 Rovigo 521 88 Padova 709 88 Trapani 824 88 Trapani 842
89 Foggia 506 89 Oristano 706 89 Reggio Calabria 818 89 Reggio Calabria 835
 

segue – Tabella n. 2

       
2007 2010 2011 2012
Rk Provincia Consumo Rk Provincia Consumo Rk Provincia Consumo   Rk Provincia Consumo
90 Vicenza 505 90 Reggio Calabria 703 90 Catanzaro 792 90 Catanzaro 809
91 Avellino 500 91 Catanzaro 693 91 Biella 791 91 Biella 808
92 Reggio Calabria 490 92 Foggia 679 92 Ascoli Piceno 788 92 Ascoli Piceno 805
93 Catanzaro 484 93 Siracusa 667 93 Siracusa 772 93 Siracusa 788
94 Padova 483 94 Catania 654 94 Nuoro 768 94 Nuoro 784
95 Nuoro 472 95 Nuoro 651 95 Foggia 762 95 Foggia 778
96 Agrigento 469 96 Biella 648 96 Catania 751 96 Catania 767
97 Caltanissetta 466 97 Vibo Valentia 622 97 Vibo Valentia 722 97 Vibo Valentia 737
98 Biella 451 98 Agrigento 592 98 Cosenza 672 98 Cosenza 686
99 Vibo Valentia 450 99 Caltanissetta 589 99 Caltanissetta 668 99 Caltanissetta 682
100 Cosenza 424 100 Cosenza 579 100 Agrigento 666 100 Agrigento 680
101 Potenza 359 101 Potenza 508 101 Potenza 579 101 Potenza 591
102 Enna 331 102 Crotone 468 102 Crotone 557 102 Crotone 569
103 Crotone 330 103 Enna 436 103 Enna 481 103 Enna 491
             Italia 709               Italia 979             Italia 1.170             Italia 1.320

 

 

Tabella n. 3 [4] – Andamento del consumo pro capite di Gioco d’azzardo registrato nelle province del Lazio

 

2007 2010 2011 2012 Variazioni 2007-2012
Rk Provincia Consumo Rk Provincia Consumo Rk Provincia Consumo   Rk Provincia Consumo Provincia %
9 Frosinone 894 10 Frosinone 1.238 12 Frosinone 1.498 12 Frosinone 1.530 Frosinone 71,1
6 Latina 941 6 Latina 1.358 6 Latina 1.633 6 Latina 1.668 Latina 77,3
80 Rieti 551 76 Rieti 811 74 Rieti 973 74 Rieti 994 Rieti 80,4
12 Roma 839 18 Roma 1.160 24 Roma 1.357 24 Roma 1.386 Roma 65,2
87 Viterbo 523 81 Viterbo 739 81 Viterbo 851 81 Viterbo 869 Viterbo 66,2

 

compro oro e gioco d’azzardo

 

Come precedentemente specificato, tra gli obiettivi di questa ricerca vi è quello centrale di individuare l’impatto, e un’eventuale correlazione, tra i due fenomeni che si sono ingigantiti nel corso degli ultimi dieci anni, quali l’offerta di gioco pubblico d’azzardo e la compravendita di metalli preziosi usati e altri oggetti di valore tra privati. L’aspetto più vistoso è dato, nel primo caso, dalla distribuzione capillare di istallazioni per la partecipazione, in varie forme, all’impiego di denaro per attesa di restituzione aleatoria (“giochi di fortuna” autorizzati); nel secondo caso dalla disseminazione, nei quartieri residenziali, di “sportelli” denominati “Compro Oro”.

A quest’ultimo fenomeno è riservata un’apposita e approfondita sezione del rapporto di ricerca, che è dedicata ad inquadrarlo in uno scenario molto più ampio, dato che viene analizzato il bene “oro” e l’evoluzione che ha avuto nel tempo, da mero bene rifugio a vero e proprio strumento finanziario, fino, appunto, alla proliferazione di negozi specifici, spesso in prossimità delle sale da gioco.

Per tale ragione, viene effettuata una analisi delle sale dedicate all’azzardo con superficie uguale o superiore ai 100 mq. e la localizzazione dei numerosi punti di Compro Oro nei quartieri dei Municipi capitolini, cercando di evidenziarne la possibile correlazione.

A tale scopo, sono stati considerati anche i rapporti con la popolazione residente nei singoli Municipi di Roma Capitale (quale risulta a seguito dell’accorpamento intervenuto nel corso del 2013 che ne ha ridotto il numero, passando da 19 a 15), ed è stata misurata l’incidenza di istallazioni di gioco dedicate e la loro superficie media.

Analogamente si è proceduto per i Compro Oro, senza considerarne, però, la superficie media.

Non essendo disponibile un’informazione statistica ufficiale fruibile, si è provveduto ad elaborazioni su file elementari, prendendo in considerazione sia la superficie dedicata all’azzardo, che la popolazione residente, per arrivare alle conclusioni deducibili dalla Tabella sottostante.

 

 

Tabella n. 4 [10] – Distribuzione dei Compro Oro e delle Sale dedicate all’azzardo nei Municipi di Roma – Dati e confronti

 

Municipi Compro Oro Sale

dedicate azzardo

Superficie

totale sale

azzardo

Abitanti Compro Oro

per 10.000

abitanti

Sale per 10.000

abitanti

Superficie media
I Centro Storico 46 16 5.288,6 201.496 2,28 0,79 330,5
II Salario-Pinciano 18 18 4.440,0 175.678 1,02 1,02 246,7
III Montesacro-Valli 28 23 6.981,0 203.395 1,38 1,13 303,5
IV Tiburtina 12 21 8.735,9 178.599 0,67 1,18 416,0
V Prenestino-Tuscolano 44 31 10.066,7 246.363 1,79 1,26 324,7
VI Casilino 9 27 4.846,4 243.922 0,37 1,11 179,5
VII Appio-Tuscolano 32 38 10.140,6 310.887 1,03 1,22 266,9
VIII Ostiense-San Paolo 6 9 2.282,0 135.420 0,44 0,66 253,6
IX Eur-Spinaceto 13 5 885,0 175.925 0,74 0,28 177,0
X Ostia-Acilia 12 19 6.521,6 226.084 0,53 0,84 343,2
XI Portuense Marconi 8 14 6.843,8 152.700 0,52 0,92 488,8
XII Gianicolense 12 7 2.034,3 142.983 0,84 0,49 290,6
XIII Aurelio-Boccea 14 11 4.304,6 69.615 2,01 1,58 391,3
XIV Primavalle-Casalotti 13 5 900,0 184.911 0,70 0,27 180,0
XV Cassia-Nord 15 16 4.280,3 157.625 0,95 1,02 267,5
Totale 282(*) 260 78.550,9 2.805.603 1,01 0,93 302,1

 

(*)   Per nove punti di Compro Oro non è stato possibile verificare la localizzazione territoriale della sede.

La Tabella consente di affermare come, accanto a Municipi quali: XIII, V, II e XV che presentano una evidente corrispondenza tra i due fenomeni, ve ne siano altri, come il Municipio I – Centro storico – e il Municipio XII – Gianicolense – che presentano una sproporzione per la prevalenza, nel primo, di punti di Compro Oro e nel secondo, di sale da gioco, vale a dire dell’uno o dell’altro fenomeno.

Si fa notare come in un territorio così vasto come il Municipio I, si registri una popolazione residente di soli 201.496 abitanti, contro una ben più cospicua popolazione ‘di passaggio’ rappresentata dagli utenti dei Business District, dagli addetti alla P.A. e dai city users. Da qui la prevalenza dei Compro Oro, mentre per le Sale da gioco dedicate, decisamente inferiori rispetto alla popolazione, va ricordata una recente deliberazione di Roma Capitale che è intervenuta a limitarne fortemente l’apertura all’interno del perimetro delle Mura Aureliane.

La maggioranza relativa dei Compro Oro è data, infatti, dalle attività presenti nel Centro Storico, che, dopo l’accorpamento dell’ex Municipio I con l’ex Municipio XVII (il quartiere “Prati”), comprende tutti i rioni e i quartieri più antichi della Capitale, dove tradizionalmente si ritrovano la quasi totalità delle botteghe artigiane della lavorazione.

Colpisce, infine, la consistenza spaziale nella Capitale delle sole sale da gioco dedicate (ca. 260 strutture), che in totale raggiunge i 78.551 mq. di estensione, quasi 8 ettari ‘calpestabili’.

 

 

 

La tesi appena esposta sembra essere ulteriormente convalidata dalla rappresentazione cartografica riportata all’interno del capitolo specifico sulla morfologia urbana di Roma Capitale nel quale vengono analizzati alcuni quadranti della città significativi ai fini della ricerca.

Per l’insieme delle ragioni ampiamente illustrate nel corso della trattazione, appare, quindi, ragionevole l’adozione di misure tempestive di contenimento del mercato del gioco d’azzardo, attraverso un ruolo attivo delle Istituzioni.

Ciò anche in considerazione delle conseguenze economiche, sociali e sanitarie che il gioco, degenerando in patologia, può causare.

 

 

Considerazione finale

 

 

Come si è cercato di evidenziare in questa sintesi, la ricerca analizza la questione del gioco d’azzardo nel suo complesso, attraverso le varie sfaccettature che caratterizzano un fenomeno che non può essere ricondotto al solo aspetto economico.

Infatti lo studio presenta un’ampia dissertazione sull’evoluzione storica del gioco, sulle motivazioni psicologiche che spingono non solo a giocare, ma a rendere taluni vittime della sindrome “G.A.P.”, (Gioco d’Azzardo Patologico) e sul ruolo sempre più importante che la criminalità organizzata svolge in tutte le fasi della “filiera” del gioco d’azzardo.

Una trattazione organica, dunque, che, partendo dal dato che colpisce maggiormente l’immaginario collettivo, le decine di miliardi che ogni anno vengono spese nelle varie tipologie di giochi, approfondisce l’analisi economica (con sorprendenti conclusioni per quanto riguarda lo stesso bilancio dello Stato), e la sviluppa, fino a mettere in evidenza gli effetti sulla società e sul “Sistema Italia” in generale, di un comportamento di massa fino a dieci anni fa praticamente sconosciuto.

 




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