La torre di Siloe di Giovanni Marcotullio

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La torre di Siloe di Giovanni Marcotullio

Si moverà a lacrimare, ed a temere in un istesso tempo ciascheduno, che leggerà la presente Relazione; poscia che pare, che IDDIO, adirato degnamente contro i peccatori poco, o nulla curanti le sue divine Instituzioni, dopo havergli in vari modi ammoniti a rivedersi de gli enormi peccati, co’ i quali continuamente l’offendono, inaspettatamente gli punisca con tremendo, e rigoroso castigo: onde si renda vano il loro pentimento, il riconoscere i loro errori, ed il chieder misericordia, non essendo più a tempo, I giudizi di DIO sono occulti, ed impenetrabili»

(Carlo Tiberij, Nuova, e vera Relatione del Terribile, e Spaventoso Terremoto successo nella città della Matrice, e suo Stato, Marciani, Roma 1639)

«Gesù rispose: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”»
(Lc 13,2-5).

Più indelicate, più dozzinali, molto meno ragionevoli ed erudite di quelle secentesche di Carlo Tiberi sono state le parole del redattore di Repubblica che le ha portate alla pubblica lettura stamane: l’estrema sintesi della sua opera redazionale è che “nei tempi buî” in cui la gente comune ancora non aveva un’istruzione solida, le persone colpite da cataclismi come quello delle notte scorsa (che nella fattispecie ebbe già un epigono nel XVII secolo) si rifugiavano in chiesa (imprudenza!) a pregare (superstizione!). Fortuna che a lui e al romano autore della Relatione aveva già risposto Gesù, con svariate manciate di secoli d’anticipo.

Ma per dire dei “tempi buî”, e per meglio capire la risposta di Gesù, riporto un sermone del sommo Agostino, vescovo africano a cavallo tra IV e V secolo: così quel numida “indottrinava” i suoi fedeli.

«Spesse volte, carissimi, vi abbiamo rivolto esortazioni, insegnandovi, nei limiti delle nostre capacità, quanto a noi elargito dal Signore, e cioè che i miracoli compiuti dal nostro Signor Gesù Cristo e riferiti nel santo Vangelo non sono soltanto fatti straordinari realmente avvenuti. Cosa infatti sarebbero dovuti essere se non opere di Dio, mirabili fra tutte le altre? Essi però sono anche come delle parole visibili, che ci invitano a penetrare nella realtà che significano. Se noi non le comprendiamo, esse ci procurano godimento per il fatto miracoloso raccontato ed elevano il nostro cuore nella lode di Dio; tuttavia noi saremmo come un analfabeta, il quale col solo guardare la scrittura ammira ed elogia chi ha scritto così bene e, pur non comprendendo il significato delle parole, gode per la bellezza della grafia: senza capire il senso, loda la composizione della pagina. Colui che sa leggere, al contrario, dallo scritto ricava un frutto più copioso. Ora una cosa di questo genere capita a noi quando sentiamo parlare dei miracoli compiuti dal Signore. Se siamo persone che non comprendono il significato [dei fatti], se cioè siamo simili a chi non sa leggere e si ferma guardare a quella che potremmo chiamare la forma delle lettere, noi certamente ammiriamo il fatto e colui che compiva l’opera, ma non penetriamo nell’intenzione di chi voleva significarci qualcosa di più.

Ora, ci potrà mai essere cosa più straordinaria della presente? Una donna dalla sua malattia era tenuta curva da diciotto anni, e per comando del Signore in un istante fu raddrizzata: il suo fisico, mal ridotto per tanti anni, si piegò al comando del Signore, fu docile dinanzi al [supremo] Dominatore; ed egli sciolse i lacci [del nemico] che l’avevano avviluppata, restaurò l’opera del Creatore.

Colei che era curva fu raddrizzata, colei che era legata fu sciolta: e questo, per mezzo della parola, poiché colui che pronunziò la parola – in effetti tutte le cose furono create per opera di lui – venne a cercare ciò che era perduto. Ammiriamo, lodiamo, amiamo! Ma poi, dopo aver ammirato la stesura della pagina, ricerchiamo con più attenzione il senso profondo dello scritto stesso.

Nella stessa pagina, nello stesso contesto, dove si ricordano quei diciotto sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, è descritto l’episodio della donna che, inferma da diciotto anni, viene guarita e raddrizzata. I due fatti sono lì insieme, sono raccontati uno dopo l’altro; e subito dopo ecco il Signore che parla di quella pianta da cui si recò il padrone e per tre anni la trovò senza frutti. Egli comandò di tagliarla, ma il contadino si interpose: si impegnò di vangarla e concimarla e concluse: “Se porterà frutti, bene; altrimenti, che venisse pure ad abbatterla”. Il racconto della pianta fu un racconto figurato, non un fatto miracoloso; l’episodio degli uomini sopra i quali si abbatté la torre non fu ricordato dal Signore con valore figurativo né fu un miracolo compiuto per inculcare una qualche verità. Fu una disgrazia, nella quale alcuni uomini persero la vita, e la si potrebbe attribuire al caso se non fosse cosa nota a tutti, anche agli increduli, che nemmeno un passero cade in terra senza la volontà del Creatore. Il richiamo a questi diciotto schiacciati dalla torre caduta su di loro il Signore lo fece di sua iniziativa, quando gli venne riferito che il re Erode, per incutere un esemplare terrore, aveva ucciso alcune persone mescolandone il sangue con quello dei loro sacrifici. La gente inorridita venne a raccontargli l’accaduto, e il Signore uscì in queste parole: Credete che quei tali, perché capitò loro quella sorte, fossero più peccatori degli altri uomini? Ve lo dico in verità: Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo. Poi continuando a parlare, di sua iniziativa, riferendosi a un altro fatto, soggiunse: O quelle diciotto persone sulle quali si abbatté la torre di Siloe e le uccise, credete che avessero debiti più grandi – cioè peccati più gravi – che non gli altri uomini? In verità vi dico: Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo. Successivamente parlò del fico e raddrizzò la donna. Vi scongiuro: con la vostra attenzione sostenete la nostra debolezza, poiché io ritengo che sul significato di queste parole dobbiamo indagare accuratamente all’inizio [del discorso].

Dice: In verità vi dico: Se non vi convertirete, morirete tutti allo stesso modo. In che senso: Allo stesso modo?

Come coloro il cui sangue Erode mescolò con quello dei loro sacrifici. E ancora: Se non vi convertirete, morirete tutti allo stesso modo. In che senso: Allo stesso modo? Come coloro sui quali si abbatté la torre. Ma queste persone non morirono tutte allo stesso modo: in un modo infatti morirono quei tali il cui sangue venne mescolato con quello dei loro sacrifici, in un altro quelli che furono schiacciati dalla torre. Come si può dire dunque che, se non si convertiranno, morranno tutti allo stesso modo? Certamente quanti morranno come i primi non morranno come i secondi, e quanti morranno come i secondi non morranno come i primi; tuttavia la causa per cui si sono meritati la morte è uguale per tutti. La Scrittura divina non può dire falsità, la bocca della verità non può mentire : quindi, se noi la comprendiamo bene, troviamo che quanto essa afferma è proprio vero.

Tutti i cattivi e gli iniqui, tutti i delinquenti, gli scellerati, i corrotti, coloro che amano il mondo e vivono nella lussuria e nelle turpitudini, se non si convertiranno, morranno tutti allo stesso modo. Che significa: Allo stesso modo? Come gli uni, così anche gli altri. Non allo stesso modo per quanto riguarda la morte corporale e visibile, poiché se si considera il corpo, non possono morire in tutt’e due i modi. Se invece noi comprendiamo a fondo le cose e a persone guidate dallo Spirito vogliamo servire cibi spirituali, se alle raffigurazioni esteriori ci permettiamo d’attribuire valore di segno per risalire a cose intelligibili, tutti muoiono allo stesso modo.

Infatti tutti gli iniqui chiedono a Dio cose cattive: le stesse cose che essi ritengono buone per loro, sono cattive perché cattivo è il loro giudizio. Come mai questo? Perché essi agiscono mossi dalla concupiscenza, che è cattiva; perché operano secondo la carne e il sangue, cioè sottoposti a quella corruzione che non erediterà il regno di Dio. Ecco come i loro sacrifici, cioè le loro preghiere, sono mescolati al loro sangue: perché essi chiedono in conformità con la carne e il sangue. A questo comportamento si riferisce quel passo della Scrittura che in tono di rimprovero dice: Voi chiedete ma non ricevete perché chiedete male, e così vi consumate dietro le vostre passioni.

Ecco dunque quand’è che offri il tuo sacrificio in modo che si mescoli con il tuo sangue: quando, avendo tu una sapienza carnale, secondo questa tua sapienza carnale ti metti a pregare Dio. Tu infatti sei nato dalla carne e dal sangue, e pretendi di piegare Dio a te, che sei carne, mentre sei tu che devi innalzare a Dio il tuo cuore. Ciò facendo, non badi alle parole dell’Apostolo: Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dov’è Cristo, assiso alla destra di Dio; gustate le cose di lassù, non quelle della terra. Regolandovi diversamente, le vostre preghiere, derivate dalla carne e dal sangue, vi meriterebbero quella pena con cui furono puniti quei tali il cui sangue fu dal re adirato frammisto con quello dei loro sacrifici. Tu dunque separa il tuo sacrificio dal tuo sangue; di’ al tuo Dio: Renderò a te i miei voti, quei voti che distintamente hanno proferito le mie labbra. L’uomo spirituale infatti valuta distintamente ogni cosa, mentre lui stesso non è giudicato da alcuno. Valutando distintamente ogni cosa, non mescola con il sangue il suo sacrificio.

In che senso dunque diremo che quanti non si ravvedono moriranno tutti allo stesso modo, cioè come quei tali su cui si abbatté la torre di Siloe? “Siloe” significa “inviato”; e chi è questo inviato se non il nostro Signore? Torre di Siloe è quindi la croce di Cristo. Se pertanto tu non ti mortificherai, se non ti inchioderai alla sua croce per quanto concerne le brame disordinate della carne e del sangue, il Crocifisso cadrà su di te. Che ti giova farti il segno [della croce]? Se non ti ravvedi, non ha senso il segnarti: farlo è per te condanna, non grazia. Fissa lo sguardo sul Crocifisso, guarda alle sue sofferenze e come nella sofferenza egli prega per i nemici; osserva come egli ami quelli stessi che lo facevano soffrire in quel modo e come desideri guarirli dal male. Se consideri tutto questo, devi convertirti e, se un tempo desiderasti il male, ora impegnati a volere il bene. Togli via la colpa, affinché non ti impaurisca la pena. Se al contrario ti rifiuterai di far questo, in che cosa pensi che Cristo possa giovarti? Chi [lo] mangia indegnamente si mangia e beve la propria condanna; e, se colui che lo mangia indegnamente si mangia e beve la propria condanna, cos’è che gli cade addosso se non la torre? Tutti infatti morirete allo stesso modo – dice con verità il Signore – se non vi pentirete delle vostre malefatte. Se invece ti penti, ti rialzi e diventi simile a quella donna [di cui il Vangelo]. Se ti ravvedi, non ricevi infruttuosamente i ripugnanti gravami della penitenza, paragonabili a un mucchio di letame. Sono essi infatti che impediscono che tu sia reciso.

Ora ci resta d’approfondire il problema dei numeri, perché cioè quegli uomini erano diciotto, come diciotto erano gli anni [dell’infermità], e in che modo i diciotto s’accordino con i tre anni di quella pianta. Per risolvere il problema ci dà un utile suggerimento il capo della sinagoga sdegnato perché il Signore Gesù aveva guarito la donna in giorno di sabato.

Egli disse alla folla: Sono sei i giorni nei quali si deve lavorare. Venite a farvi curare in questi giorni e non in giorno di sabato. Era un animale, e lo si dovette convincere ricorrendo agli animali. Gli replicò pertanto [il Signore]: Ipocriti, non scioglie forse in giorno di sabato ciascuno di voi il proprio asino per portarlo all’abbeveratoio? Non era il caso di ricorrere ad argomenti diversi per convincere uno che, come il cavallo e come il mulo, era privo d’intelligenza. Eppure sembrava che parlasse citando la Scrittura quando diceva: Sono sei i giorni nei quali si deve lavorare. Effettivamente egli citava la Scrittura, ma mescolava con il sangue il suo sacrificio, poiché intendeva in modo carnale ciò che era stato detto in senso spirituale. Noi comunque prendiamo da lui l’occasione per comprendere [la verità], e rammentiamo anche noi che Dio creò in sei giorni tutte le cose visibili: il cielo, la terra e quanto in essi è contenuto, e poi, nel settimo giorno, Dio si riposò. Ora, i primi sei giorni hanno una sera, inquanto il cielo e la terra avranno una fine, mentre il settimo giorno, quello del riposo, non ha la sera. Così è anche di noi: quando, finito il tempo delle opere buone, ci riposeremo, il nostro riposo non avrà fine. Tenendo dunque presente che l’universo è stato creato in sei giorni, concludiamo che col numero sei viene indicato il tempo. E se col numero sei si indica il tempo, poni mente ai tre anni di quella pianta, nei quali è raffigurato il tempo diviso in tre epoche: prima della legge, sotto la legge, sotto la grazia, e cioè il tempo attuale. Quanti nemmeno nel presente tempo [di grazia] si decidono a cambiare vita, si aspettino la scure, non la sicurezza! Almeno nel terzo periodo quella pianta avrebbe dovuto modificarsi e passare dalla sterilità alla fecondità, ascoltando colui che battezzava per sollecitare predicando la conversione e diceva: Fate adeguati frutti di penitenza; ma siccome il numero sei indica il tempo, non c’è dubbio che quei diciotto che furono schiacciati dalla torre non si ravvidero in nessuna delle tre epoche in cui il tempo si suddivide. Infatti se il sei rappresenta il tempo, moltiplicato per tre il sei fa diciotto.

Dopo diciotto anni, cioè nell’era della grazia, viene invece raddrizzata quella donna, non diversamente da colei che aveva detto: Hanno reso curva la mia anima. È infatti curva l’anima oppressa dalle cose della terra; è curva l’anima appesantita dal desiderio di cose [mondane]; è curva l’anima che falsamente si illude d’avere il cuore in alto, cioè rivolto al Signore. Se infatti hai il cuore in alto non sei curvo; sei invece curvo se vai sempre in cerca di cose terrene, se desideri conseguire la felicità attraverso beni terreni, se pensi che il tuo servire Dio sia inutile se non riesci ad avere in abbondanza il benessere di quaggiù. Sei curvo e il tuo cuore non è presso il Signore. Questa condanna è a te derivata dal potere del diavolo: un tempo infatti tutto il genere umano era curvo sotto il giogo di satana, tutto il genere umano era schiacciato da desideri terreni, ma poi è venuto Colui che ci ha promesso il regno dei cieli. È, questa, una vita del tutto diversa: è la società degli angeli; è la patria, nella quale non dovremo temere alcun oppressore o nemico. A quella patria infatti farà da muro la volontà di Dio: sarà circondata dallo scudo della benevolenza di Dio, e quindi non vi potrà entrare nessun nemico e nessun amico andrà perduto. Sarà una patria in cui nessuno muore, e quindi nessuno prende il posto [del morto]. A questa patria viene dato il nome di Gerusalemme, che tradotto significa “visione di pace”. Tu dunque raddrizzati dalla tua posizione curva: smettila con i tuoi gusti terreni! Sei risorto con Cristo, che è in cielo. Protènditi verso di lui e non sarai curvo.

Ma tu questo non l’hai fatto, o genere umano traviato. Non l’hai fatto né prima della legge né sotto la legge. Cambia vita almeno ora che sei in regime di grazia! Fallo almeno sotto la grazia. Ti trovò curvo da diciotto anni quell’unico diritto che venne da te, che venne a farsi crocifiggere per te, e così scioglierti dai lacci del diavolo. La somma che dovevi sborsare al tuo creditore [infernale] ti teneva curvo, poiché il diavolo aveva legato i suoi debitori e, per così dire, li aveva messi in ceppi. Venne però Colui che non gli era debitore di nulla: sborsò quanto non doveva e stracciò la scritta dei nostri debiti. In che maniera fu annullato il documento del nostro debito? Col sangue di quel Giusto. Come avrebbe potuto infatti il principe della morte tenere ancora assoggettata alla morte l’umanità? Certo, dopo che il peccato li aveva così ridotti, il diavolo possedeva gli uomini come una sua piantagione: egli li aveva vinti e li teneva prigionieri, li aveva vinti e se ne era impossessato. Ed era giusto che egli tenesse in suo potere coloro che aveva sedotti suggerendo il male. Venne però Colui che voleva richiamarli al bene. Egli non aveva in sé alcun male: era nato da una Vergine, e non c’era in lui alcun rapporto col peccato. Avendo però voluto prendere una carne simile a quella che aveva peccato, egli si addossò la pena della [nostra] morte per liberarci dalla carne [rea] di peccato. Ascolta cosa diceva avviandosi alla Passione: Ecco, viene il principe di questo mondo ma in me non troverà nulla [di male]. Non come colui che è puro tra voi o in tutt’intero il genere umano, così non troverà in me nulla. ” Ma se in te non trova nulla di male, perché hai da morire? “. Nota come prosegue! Dopo aver detto: In me non troverà nulla di male, supponendo che qualcuno gli chieda: ” Perché dunque muori? “, aggiunge: Ma perché tutti sappiano che io compio la volontà del Padre, alzatevi, usciamo da qui. Si alza e va incontro alla Passione per adempiere la volontà della Padre, come colui che è inviato a Siloe, non perché avesse debiti personali ma perché così saldasse il debito di noi debitori. Lo faceva per conformarsi a quanto era stato detto nella profezia: Allora io restituivo cose che non avevo rubate. Soltanto lui non aveva meritato la morte, mentre noi tutti siamo rei di morte perché tutti con la stessa colpa abbiamo meritato di morire. Egli al contrario in nessun modo s’era meritato la morte, ma volle subirla in vece nostra. Così egli pagò debiti non suoi, e liberò quelli che erano in debito: distrusse lo scritto dell’antica condanna e compilò il documento nuovo. Che bisogno abbiamo noi dunque di confrontarci con i documenti del passato? Li ha bruciati [Cristo] col fuoco dello Spirito Santo.
Rendi omaggio a Colui che ti ha riscattato e non gravarti di debiti per l’avvenire, anche se Egli ti ha dato il rimedio quotidiano contro certi tuoi peccati, ovviamente non molto rilevanti, che commetti ogni giorno. Di’ con fede, di’ col cuore e animato da buona volontà: Rimetti a noi i nostri debiti. E non solo a parole ma anche con i fatti aggiungi: Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori. In effetti, se tu sei in debito con Dio, Dio stesso ha voluto che tu a tua volta avessi dei debitori. È tuo debitore chiunque ti fa del male, chi ti opprime ingiustamente, chi ti porta via il tuo con mezzi disonesti. Egli è in debito con te e dovrebbe pagartene la pena. Vuoi constatare come egli sia davvero in debito con te? Guarda, leggi! Occhio per occhio, dente per dente, e così di seguito. La legge stabiliva che ognuno scontasse alla pari la pena del male compiuto; ma il Vangelo al contrario ti dice: Io però vi dico: Amate i vostri nemici. Non t’insegna cose contrarie alla legge, come ritengono certuni che, comprendendo male le cose, sostengono che la mansuetudine insegnata nel Vangelo sia in contrasto con il rigore della legge. Non è così. È vero certamente che la legge si limita ad indicarti quel che ti è dovuto, ma il Vangelo non avrebbe potuto inculcarti il condono [del debito] se la legge non ti avesse mostrato come l’altro era tuo debitore».
Salvador Dalí, El Cristo de San Juan de la Cruz, 1951

«1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2 Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. 4 O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5 No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
6 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7 Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8 Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9 e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai».
10 Una volta stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. 11 C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. 12 Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», 13 e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
14 Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato». 15 Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? 16 E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott’anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?».17 Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.
18 Diceva dunque: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò? 19 È simile a un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell’orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami».
20 E ancora: «A che cosa rassomiglierò il regno di Dio? 21 È simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché sia tutta fermentata».
22 Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. 23 Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: 24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. 25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. 26 Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. 27 Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! 28 Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. 29 Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30 Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».
31 In quel momento si avvicinarono alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». 32 Egli rispose: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito.33 Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.
34 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! 35 Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!»» (Lc 13).




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