Papa – Celebrazione della Santa Messa nella Cappella della Domus Sanctae Marthae

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Papa – Appuntamento mattutino con il Pontefice da Santa Marta per la Messa. Il Papa ha rivolto il suo pensiero a quanti in questo periodo non hanno una abitazione. Nell’omelia invita a contemplare Gesù sulla Croce: il Signore ha preso su di sé i nostri peccati per salvarci.

L’antifona d’ingresso è un incoraggiamento: “Sta’ in attesa del Signore, prendi forza e coraggio; tieni saldo il tuo cuore e spera nel Signore” (Sal 26,14). Introducendo la celebrazione Francesco pensa a chi non ha casa in questo periodo caratterizzato dalla pandemia di coronavirus:  “Preghiamo oggi per coloro che sono senza fissa dimora, in questo momento in cui ci si chiede di essere dentro casa. Perché la società di uomini e donne si accorgano di questa realtà e aiutino, e la Chiesa li accolga.

Il serpente certamente non è un animale simpatico: sempre è associato al male. Anche nella rivelazione il serpente è proprio l’animale che usa il diavolo per indurre al peccato. Nell’Apocalisse si chiama il diavolo “serpente antico”, quello che dall’inizio morde, avvelena, distrugge, uccide. Per questo non può riuscire. Se vuoi riuscire come uno che propone cose belle, queste sono fantasia: noi le crediamo e così pecchiamo. È questo che è successo al popolo d’Israele: non sopportò il viaggio. Era stanco. E il popolo disse contro Dio e contro Mosè. È sempre la stessa musica, no? “Perché ci avete fatto uscire dall’Egitto? Per farci morire in questo deserto? Perché non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero, la manna” (cf. Nm 21,4-5). E l’immaginazione – l’abbiamo letto nei giorni scorsi – va sempre all’Egitto: “Ma, lì stavamo bene, mangiavamo bene …”. E anche, sembra che il Signore non sopportò il popolo, in questo momento. Si arrabbiò: l’ira di Dio si fa vedere, a volte … E allora il Signore mandò tra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente e morivano. “Un gran numero di israeliti morì” (Nm 21,5). In quel momento, il serpente è sempre l’immagine del male: il popolo vede nel serpente il peccato, vede nel serpente quello che ha fatto il male. E viene da Mosè e dice: “Abbiamo peccato perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te. Supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti” (Nm 21,7). Si pente. Questa è la storia nel deserto. Mosè pregò per il popolo e il Signore disse a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta di metallo. Chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita” (Nm 21,8).

A me viene da pensare: ma questa non è un’idolatria? C’è il serpente, lì, un idolo, che mi dà la salute … Non si capisce. Logicamente, non si capisce, perché questa è una profezia, questo è un annuncio di quello che accadrà. Perché abbiamo sentito anche come profezia vicina, nel Vangelo: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono e che non faccio nulla da me stesso” (Gv 8,28). Gesù innalzato: sulla croce. Mosè fa un serpente e lo innalza. Gesù sarà innalzato, come il serpente, per dare la salvezza. Ma il nocciolo della profezia è proprio che Gesù si è fatto peccato per noi. Non ha peccato: si è fatto peccato. Come dice San Pietro nella sua Lettera: “Portò i nostri peccati su di sé” (cf. 1Pt 2,24) E quando noi guardiamo il crocifisso, pensiamo al Signore che soffre: tutto quello è vero. Ma ci fermiamo prima di arrivare al centro di quella verità: in questo momento, Tu sembri il più grande peccatore, Ti sei fatto peccato. Ha preso su di sé tutti i nostri peccati, si è annientato fino ad adesso. La croce, è vero, è un supplizio, c’è la vendetta dei dottori della Legge, di quelli che non volevano Gesù: tutto questo è vero. Ma la verità che viene da Dio è che Lui è venuto al mondo per prendere i nostri peccati su di sé al punto di farsi peccato. Tutto peccato. I nostri peccati sono lì.

Dobbiamo abituarci a guardare il crocifisso sotto questa luce, che è la più vera, è la luce della redenzione. In Gesù fatto peccato vediamo la sconfitta totale di Cristo. Non fa finta di morire, non fa finta di non soffrire, solo, abbandonato … “Padre, perché mi hai abbandonato?” (cf. Mt 27,46; Mc 15,34). Un serpente: io sono alzato come un serpente, come quello che è tutto peccato.

Non è facile capire questo e, se pensiamo, mai arriveremo a una conclusione. Soltanto, contemplare, pregare e ringraziare.

Il Papa ha terminato la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale.

Preghiera per fare la comunione spirituale:

Le persone che non possono comunicarsi fanno adesso la comunione spirituale.

Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te. Amen.

A proposito di contemplare, pregare e ringraziare ecco una pillola di fede di Sant’Ignazio:

“Una volta stava andando per le sue pratiche di devozione in una chiesa, che si trovava a poco più di un miglio lungo la strada che costeggiava il fiume; così, camminando intento alle sue devozioni, si sedette qualche minuto, con il volto rivolto verso il fiume, che era profondo. E mentre era seduto lì, gli si aprirono gli occhi dell’intelligenza; non che avesse alcuna visione, ma comprendeva e prendeva conoscenza di molte cose, tanto di cose spirituali, quanto di cose della fede e delle parole; e questo con una luce così grande, che tutte le cose gli sembravano nuove. Non è possibile descrivere i particolari che comprese allora, sebbene fossero molti; quello che possiamo dire è che ricevette una grande chiarezza nella comprensione; al punto che, in tutto il corso della sua vita, dopo aver compiuto sessantadue anni, anche mettendo insieme tutti gli aiuti ricevuti da Dio e tutte le cose che aveva conosciuto, non gli sembrava di aver mai raggiunto un livello così alto, come in quella sola volta. E fu così forte questa esperienza di rimanere con una comprensione illuminata, che gli sembrava di essere un altro uomo e di avere un altro intelletto, rispetto a quello che aveva prima” (Autobiografia 30).

Le grazie che “raggiunse” Ignazio – che ricevette quel giorno e lo fecero crescere, facendolo diventare una persona con una mente nuova che vedeva nuova ogni cosa – sono quelle che s’incontrano, con quella saggezza pratica che distillano, per l’intera durata di tutti gli esercizi: nella loro struttura e nel loro ritmo, in ciascuno dei loro passaggi e in tutte le loro parti, e sono riassunti in questa Contemplazione per crescere nell’amore.

La convinzione che Sant’Ignazio semina nei nostri cuori è che, se quello che si vuole è crescere nell’amore, questo, con il nostro Padre celeste, con Gesù e con lo Spirito Santo, non sarà difficile, come si pensa comunemente o come lo spirito maligno cerca di farci pensare. Non è difficile crescere nell’amore avendo Gesù al proprio fianco. Non è difficile crescere nell’amore avendo lo Spirito Santo nel cuore. Non è difficile crescere nell’amore, se siamo consapevoli di essere figli dell’Amore, figli del Padre Misericordioso.




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