Movienerd – The Specials – Fuori dal comune, nuova commedia agrodolce di Olivier Nakache e Éric Toledano 

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Movienerd – Bruno e Malik sono dediti all’educazione, quella dei bambini autistici; entrambi responsabili di due organizzazioni non profit separate, i due insegnano a ragazzi provenienti da realtà sociali problematiche a prendersi cura di casi più difficili che sono stati rifiutati da tutti gli altri insegnanti e istituzioni.

The specials, fuori dal comune – In seguito all’ultimo DPCM, che ha decretato la chiusura delle sale cinematografiche, Europictures Lucky Red annunciano che The Specials – Fuori dal comune sarà disponibile sulle principali piattaforme on demand a partire dal 18 novembre. Il film interpretato da Vincent Cassel e Reda Kateb, dopo aver chiuso con gran successo l’ultimo Festival di Cannes ed aver vinto il Premio del Pubblico al San Sebastián International Film Festival, è stato presentato ad Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma.

The Specials – Fuori dal comune sarà disponibile dal 18 novembre sulle piattaforme digitali Sky Primafila Premiere, oltre a MioCinema e IoRestoInSala che rappresentano, in gran parte, l’universo dell’esercizio a cui questo film era destinato. Dal 23 novembre sarà altresì disponibile su iTunesAmazon Prime VideoGoogle PlayChiliTimVisionRakuten TVHuawei VideoInfinity, CG Entertainment.

Lucy De Crescenzo, CEO di Europictures, ha dichiarato: “Non è stata una decisione facile uscire direttamente On Demand con The Specials. La sua uscita in sala era inizialmente prevista ad aprile, ma per la chiusura dei cinema è stata rimandata all’autunno. Dopo mesi di attesa, durante i quali l’uscita in streaming non è stata presa in considerazione per una volontà condivisa con Lucky Red, The Specials è approdato al Alice nella città, dove ha ricevuto un’accoglienza calorosa dal pubblico e dalla stampa. Purtroppo ancora una volta  ci scontriamo con la pandemia e i cinema sono stati nuovamente chiusi. Sono convinta che sia arrivato il momento che The Specials vada incontro al suo pubblico. Tuttavia appena i cinema riapriranno il film sarà disponibile per la sala, che era il suo luogo ideale.”

L’attesissima nuova commedia agrodolce di Olivier Nakache e Éric Toledano (Quasi AmiciC’est la vie – Prendila come vieneSamba) porta alla luce e affronta le problematiche quotidiane vissute da ragazzi affetti da autismo, storie vere, tratte da esperienze reali delle Onlus parigine e dei casi sotto la loro tutela.

La storia dl film è prsto narrata: da vent’anni, Bruno e Malik vivono in un altro mondo. Un mondo fatto
di bambini e adolescenti autistici. Le loro rispettiva associazioni formano ragazzi da quartieri a rischio, affinché possano prendersi cura dei casi giudicati come “estremamente complessi”. Una collaborazione particolare, per personalità particolari.

Eric Toledano e Olivier Nakache ci hanno raccontato alcun curiosità sulla pellicola.

Come è nato questo film?

Éric Toledano: THE SPECIALS – Fuori dal comune, è il frutto di un impegno durato vent’anni. Nel 1994, eravamo supervisori a un campo estivo e ho conseguito un diploma per la regia (BAFD). Così ho conosciuto Stéphane Benhamou, fondatore dell’associazione “Le Silence des Justes”, specializzato nella cura di bambini e adolescenti autistici per l’integrazione nella società. Poi, ci siamo persi di vista. Finché non ha preso in cura un mio parente. Un giorno, io e Olivier abbiamo deciso di andare a vedere il campo estivo che gestiva in montagna. Siamo rimasti molto colpiti dall’umanità e dall’energia mostrata da Stéphane e dalla sua squadra. Siamo stati travolti dalla chimica che si era instaurata tra i giovani assistenti e i bambini disabili.

Olivier Nakache: Qualche tempo dopo, Stéphane ebbe bisogno di un corto di 6 minuti per presentare la sua associazione. Aveva alcuni problemi a ottenere il sostegno necessario e sperava di ottenere più fondi. Così, abbiamo preso la nostra cinepresa e siamo andati a Saint-Denis, lo stesso luogo dove, vent’anni dopo, avremmo girato THE
SPECIALS – Fuori dal comune. Lì, abbiamo conosciuto un giovane assistente, Daoud Tatou, anche lui lavorava con i giovani autistici. Anche in questo caso, l’esperienza ha lasciato un’impressione profonda.

Éric Toledano: Ci eravamo già detti che fosse un contesto meraviglioso per raccontare una storia e girare un film. Eravamo ancora agli inizi però. Pensammo che i nostri mezzi fossero troppo modesti per trattare un argomento del genere.
In poche parole, non ci sentivamo ancora pronti. Ciò nonostante, siamo sempre rimasti vicini a tutti loro, per cui provavamo una forte amicizia e una vera affinità. Quattro anni fa, Canal+ ci ha proposto una carta bianca di 26
minuti. Chiaramente, abbiamo deciso di mostrare il loro lavoro, con un documentario dal nome DOVREMMO FARCI UN FILM…

Olivier Nakache: …un documentario su Stéphane e Daoud, che nel frattempo era diventato il direttore dell’associazione “Le Relais IDF”. Anche questo ente si occupa di ragazzi autistici, ma promuove anche l’integrazione
sociale e professionale di giovani da quartieri meno privilegiati. Quindi tra un film e l’altro, continuavamo a discutere dell’idea di girare quest’opera. Ha continuato a guadagnare terreno e i contatti mantenuti con le due associazioni hanno sicuramente stimolato la nostra sensibilità verso le disabilità, contribuendo all’esistenza del film Quasi Amici- Intouchables. Th Specials – fuori dal comune, è praticamente una raccolta delle ossessioni mostrate nei nostri film: un gruppo di lavoro, come in SAMBA, e un duo, come in Quasi amici  Let’s be Friends.

Éric Toledano: I nostri film raccontano sempre incontri inverosimili. Questo ha una dimensione particolare: parla
di come persone che comunicano poco, o affatto, e che sono considerate anormali, riescano comunque a far sì che delle persone considerate “normali”, che nella nostra società non comunicano più, possano comunicare. In queste associazioni si ritrova un’armonia e una miscela di culture, religioni, identità e passati atipici che dovrebbero essere d’ispirazione per molti…

Una volta deciso di girare, come vi siete mossi?

Éric Toledano: Ci siamo immersi nelle due associazioni per 2 anni. Le scene nel film, inclusa la fuga di Valentin,
sono tutte esperienze vissute. In THE SPECIALS, raccontiamo giovani autistici, genitori e assistenti, ma anche i dottori, responsabili sanitari e IGAS (Ispezione Generale degli Affari Sociali). Non volevamo allontanarci troppo dalla verità o essere sgraziatamente approssimativi. Il nostro periodo di osservazione è stato molto educativo e la sceneggiatura è stata creata sulla base di esperienze condivise quotidianamente. Inoltre, dopo due anni la nostra motivazione è cresciuta esponenzialmente. All’inizio, fare questo film era un desiderio forte, nel tempo è divenuta una necessità.

Olivier Nakache: Sarebbe stato impossibile affrontare l’argomento senza comprenderlo appieno, senza capire
tutte le tematiche più complesse. Per poter nutrire la narrativa che volevamo creare dovevamo assimilare il
soggetto a livello tecnico.

Éric Toledano: Anche solo per afferrarlo del tutto. In questo mondo, per esempio, senti una lingua difficile da capire se vieni da fuori. Ci sono tantissimi acronimi incomprensibili, come ARS, MDPH, IME, USIDATU… che tutti gli altri sembrano conoscere a memoria. Volevamo anche riprodurre l’umorismo leggero che abbiamo trovato tra i vari team,
come la battaglia di loghi a cui partecipano i giovani assistenti.

Olivier Nakache: L’idea era quella di includere nel film veri supervisori e ragazzi autistici, per unire reale e finzione in un avanti e indietro costante, per presentare l’intimità dei personaggi, nelle loro vite e lotte quotidiane.
Si parte con una telecamera a mano, quasi per comunicare un senso di urgenza totale…

Éric Toledano: Abbiamo pensato che il pubblico dovesse quasi “irrompere” nel film. Dovrebbe affrontare subito quella violenza, che esiste veramente. Anche i due protagonisti che raccontiamo sono caratterizzati principalmente dal fatto che sono sempre in movimento.

Olivier Nakache: Queste associazioni lavorano con un senso di urgenza perenne. Quindi tutte queste corse hanno senso. Volevamo afferrare l’osservatore per il braccio. Anche la musica che ci accompagna nei titoli di testa ricorda il
suono di un elettrocardiogramma.

Abbiamo scoperto per caso che Bruno (Vincent Cassel), il personaggio ispirato a Stéphane Benhamou, è ebreo. Quindi abbiamo anche scoperto che il suo alter ego, Malik (Reda Kateb, che interpreta il ruolo di Daoud
Tatou) è musulmano. Non ci si sofferma mai su questo argomento…

Éric Toledano: In queste associazioni, religione e identità politica tendono a svanire, favorendone l’umanità. È
visibile a occhio nudo. L’umanità trascende tutte queste differenze, una cosa che abbiamo notato sin dall’inizio.
C’è una mentalità aperta, un’attenzione verso il prossimo che manca nella nostra società. In contrasto con il clima teso di oggi e i conflitti interni, questo film ci ha offerta la possibilità di mostrare storie atipiche, storie che possano essere d’esempio.

Olivier Nakache: Potremmo aver “idealizzato” la nostra impressione, ma nel corso dei 2 anni ci siamo resi conto
che quello che qui potrebbe essere un problema, in realtà non lo è affatto. Conta solo una cosa, migliorare
la vita di innumerevoli ragazzi.

Per necessità, Bruno infrange alcune regole, apre appartamenti di notte per ragazzi autistici, lascia lavorare assistenti senza i certificati necessari…

Olivier Nakache: E viene investigato per aver aggirato la legge. Abbiamo trovato la prospettiva per il film proprio
quando abbiamo scoperto il resoconto dell’IGAS sull’associazione di Stéphane. È stata una delle colonne
portanti: gli investigatori responsabili hanno interrogato tutti i nostri personaggi. È stato un modo per strutturare la
storia, difendendo i diversi punti di vista. Nella nostra società, alcuni dei “poteri in essere” non funzionano più.
Bruno invece agisce.

Éric Toledano: È l’argomento principale di tutto il film. Cosa definisce la marginalità e cosa la normalità? Il
film dimostra che a volte si possono ridefinire entrambi trasgredendo. Siamo in un periodo storico in cui la
disobbedienza civile sta diventando sempre più importante. La trasgressione può essere caotica, ma è
fertile. Nel film non diamo una risposta, nessun messaggio per il resto dell’umanità. Più invecchiamo, più
siamo sicuri di cosa sia importante mettere in discussione. In questo senso, incontrando le diverse personalità per il
film siamo stati abbastanza fortunati da avvicinarci a qualcosa di assolutamente affascinante.

Perché avete scelto Vincent Cassel e Reda Kateb per Bruno e Malik?

Éric Toledano: Siamo fan di questi due attori da tantissimo tempo. Prima di scrivere anche una sola frase,
abbiamo bisogno di un impeto, di uno stimolo. Per noi, spesso viene proprio dagli attori. Abbiamo i talenti
“trasformisti” di Vincent, la sua propensione a “cucirsi addosso” gesti e fisicità delle persone che interpreta. E ci
è piaciuto fargli interpretare il ruolo di un uomo che non si sente troppo a suo agio con le donne. Per quanto
riguarda Reda invece, abbiamo visto la sua evoluzione di film in film. Le sue interpretazioni sono sottili e
realistiche, molto carismatiche. Riesce veramente a incarnare le persone. Il loro incontro ci è sembrato
un’ottima occasione per il cinema. Volevamo usare la loro energia.

Come avete proceduto?

Olivier Nakache: Abbiamo fatto una bella scommessa. Li abbiamo incontrati separatamente, dicendogli:
“Abbiamo un’idea per un film, non c’è ancora una sceneggiatura, ma vorremmo che passaste due ore
con noi in una di queste associazioni. Se non ne avete voglia, o tempo, ci fermeremo subito. Senza problemi.
Altrimenti, andremo avanti insieme, se dopo un’ora ne doveste avere abbastanza, non ce la prenderemo” Ma in realtà non era un rischio vero e proprio. Basta passare pochi minuti alla “Silence des Justes” o “Relais IDF” perché succeda qualcosa di veramente potente. Eravamo convinti di aver azzeccato in pieno. Sono venuti e la sera stessa ci hanno scritto entrambi praticamente lo stesso messaggio: “Non ci serve una sceneggiatura per proseguire quest’avventura con voi”.

Éric Toledano: Era andata. Li abbiamo fatti conoscere. Non si erano ancora incontrati, ma volevano lavorare insieme.

Nel film, Malik (Reda Kateb) insegna agli assistenti a comportarsi, il francese e la puntualità…

Olivier Nakache: Gli offre una formazione globale, “venite, accettate le regole, vi formate e vedrete che ne uscirete
vincitori”. È dotato di intelligenza, istinto e una bella parlantina. Dà loro gli strumenti con cui lavorare, ma anche per farsi rispettare dalla società e trovare il proprio posto.

Gli assistenti vengono principalmente dall’universo di diversità di tutti i vostri film…

Olivier Nakache: La diversità è uno degli aspetti cruciali di queste associazioni. La maggior parte degli assistenti vengono da quartieri meno agiati. Hanno familiarità con la violenza, ne ricevono dai loro
assistiti autistici, senza rivoltargliela contro. Per una persona che non conta troppo nella nostra società, diventare un
assistente è una parabola molto interessante. Tra l’altro, alcuni di loro si sono scoperti anche attori bravissimi! Per noi è stato chiaro sin da subito: dovevano recitare nel film.

E Bryan Mialoundama, che interpreta Dylan?

Olivier Nakache: Abbiamo notato subito la sua sincerità nei provini. Non stava recitando. Ci ricordava gli assistenti che si presentano da Stéphane e Daoud. Ha degli occhi incredibili, che trasmettono chiaramente la violenza e la verità che porta dentro. Era come un blocco di marmo da scolpire.

Éric Toledano: Avevamo bisogno di uno sguardo esterno per entrare nella storia. Dylan è quello che non sa, che fa
domande, tipo perché questo bambino autistico mi sta colpendo subito dopo avermi abbracciato? È l’occhio del
pubblico.

Come avete trovato i ragazzi autistici che recitano nel film?

Éric Toledano: “Cercando” tra le varie associazioni di Parigi e dintorni, abbiamo trovato Turbolences (un gruppo artistico che impiega persone con disturbi comunicativi, autistici o problemi del genere). La ESAT (Establishment of Service Aid Through Work) si trova in un tendone da circo a Porte d’Asnières, e ci siamo offerti di creare un laboratorio teatrale. È tramite questo laboratorio che abbiamo conosciuto Benjamin Lesieur, che interpreta Joseph. Ha una personalità veramente vincente. Non parlava, oppure comunicava in modo casuale, citando nomi di cantanti francesi o richiedendo la stessa domanda più volte: “cosa ha detto il meteorologo stasera?” Ci siamo subito resi conto che il laboratorio gli stesse piacendo. Lo abbiamo trattato come qualsiasi altro attore: gli abbiamo offerto la
parte. I genitori ci hanno avvisato che sarebbe stato complicato. Non indossava mai cravatte, né cinture o calzini, e non sopportava che qualcuno gli toccasse la pelle o i capelli. Ma accettarono. In quei 25 giorni di ripresa gli abbiamo fatto indossare cravatta, cintura e calzini, truccandolo e sistemandogli i capelli. Pensiamo che a Benjamin siano piaciuti molto il reparto costumi, Isabelle e Marine in particolare, la costumista. Sono state dolci e ricorrendo
alla psicologia gli hanno fatto indossare i vestiti che volevano. Marine alla fine ha anche interpretato il ruolo di Brigitte, la giovane impiegata nella compagnia per cui lavora Joseph. Non avrebbe potuto farlo nessun altro. Aveva obiettato “ma non sono un’attrice!”. “Fidati…” le abbiamo detto. È stata perfetta.

Olivier Nakache: Durante le riprese, chiedevamo a Benjamin, “Rifalla, riprendi la posizione, torna all’inizio, dai, facciamone un’altra…” ed è stato perfetto, come tutti gli altri attori professionisti. Parlando con i dottori,
ci siamo resi conto che il cinema utilizza un processo ripetitivo molto simile all’autismo: supervisionato e ripetitivo. Abbiamo organizzato tutta la preparazione intorno a Benjamin. Gli mostravamo i set prima di girare. Provavamo le scene con lui. E lui poteva dire qualsiasi cosa volesse. A volte poggiava la testa sulla spalla di un tecnico. Eravamo noi
stessi, provando esattamente quello di cui stavamo parlando nel film.

Éric Toledano: È diventato subito un nostro amico, gli abbiamo anche rubato qualche idea. La battuta “Sono innocente!” per esempio, l’ha ideata lui. Adorava recitare alcune battute a ripetizione, alcune le abbiamo anche tenute, come “Non siamo lontani!” Benjamin è diventato subito la mascotte del film, la scena di ballo ha commosso tutto il reparto tecnico.

E Valentin (Marco Locatelli)?

Éric Toledano: Suo fratello è autistico. Un caso molto complesso, a dirla tutta. È stato incredibilmente maturo, Marco è venuto al casting senza dirlo a nessuno, ci ha detto, “Ho un fratellino autistico. Fare questo film mi
aiuterà ad avvicina ad amarlo”. Ha fatto dei provini convincenti, gli abbiamo spiegato che ci sarebbero state diverse
sessioni lavorative con noi e training comportamentale. Abbiamo parlato anche con sua madre, che ci ha
detto: “Sta a lui. Mi fido completamente di voi”. La presenza di Marco aveva senso, per noi. Provate diverse volte a farci capire le sensazioni autistiche di Valentin in modo molto sensoriale…

Olivier Nakache: Non si può rappresentare ciò che una persona autistica prova o vede. Ma siamo sicuri che
questi bambini si focalizzino su determinati suoni. Alcuni li calmano, altri li disturbano. Volevamo provare a
riprodurre quelle sensazioni senza troppi effetti, per adottare il suo punto di vista, la sua soggettività.

Éric Toledano: Dovevamo affrontare la realtà: dimesso dall’ospedale dopo sei mesi di reclusione. Tutti i dottori ci
avevano detto: non si esce così, bisogna organizzare delle dimissioni graduali. Si inizia con una volta a settimana per tre mesi, prima di rischiare una dimissione definitiva. Per questo Malik (Reda Kateb) sceglie di assegnare Dylan come assistente a Valentin. La loro tecnica è 1 per 1. Nonostante la goffaggine di Dylan, qualcosa ha funzionato. È chimica. Non funziona sempre, certo, ma quando funziona è veramente notevole.

Avete dovuto affrontare delle crisi sul set?

Olivier Nakache: Sì, ma le abbiamo dovute gestire, volevamo assolutamente mostrare quella verità nel film.
Per qualsiasi caso, dovevamo adattarci a oltranza, improvvisare. Soprattutto per le scene di gruppo sulla
pista di pattinaggio, per esempio. C’erano sempre tre cineprese per set, sempre pronte a girare.

Hélène Vincent interpreta la madre confusa di Benjamin…

Éric Toledano: Con Hélène abbiamo un lungo trascorso, a partire da SAMBA. Quest’attrice, che
ci piace molto, ha quasi una doppia nazionalità: riesce a essere commovente in un film e molto divertente in
quello dopo. È un’attrice veramente SPECIALE! Non avremmo potuto fare questo film senza dare voce ai
genitori. Abbiamo sentito spesso le parole del personaggio di Hélène: “Cosa succederà quando non ci
sarò più? Sono carini quando sono piccoli, ma quando crescono, le persone non li guardano più allo stesso
modo.” Quando arriva la diagnosi di autismo, i genitori non hanno tempo di pensare al futuro, sono carichi e
pronti a lottare subito. Non c’è possibilità di remissione. Ti aspettano 30, 40, 50 anni. Lì, il mondo si divide in due:
quelli che ti aiutano e quelli che nemmeno ti guardano. Si dice spesso “Dietro un sorriso si nascondono mille
lacrime”, si può rigirare al contrario: “Dietro le lacrime, si nascondono mille risate”?

Éric Toledano: A volte la comicità è tristezza mascherata, ma è di più: è il nostro modo di esprimerci e comunicare
l’uno con l’altro. In queste associazioni, si vive un’intera gamma di emozioni, le risate chiaramente sono una di
queste. Ma deve incastrarsi sapientemente nella situazione. Come Bruno, che accumula appuntamenti con donne della comunità ebraica, organizzati dalla sua cerchia perché vorrebbero che si sposasse. Anche essere spiritoso è essere speciale, in altre parole infrangere le regole, perché ovviamente stempera certe situazioni. Fare un passo indietro, mantenere le distanze.

Come in C’EST LA VIE (Prendila come viene), il film finisce con una scena molto poetica…

Olivier Nakache: Quella scena illustra perfettamente il concetto del film. Il contesto può sembrare duro, ma la
poesia, il movimento e la musica hanno la meglio. Alla fine della coreografia, Joseph ritorna al centro del
cerchio intorno a cui stava ballando. Da solo, sotto le luci, incarna le lotte di tutti i nostri personaggi:
mantenere questi bambini, adolescenti e adulti al centro, senza perderli di vista, senza escluderli dalla
nostra vita quotidiana.

Éric Toledano: Benjamin è veramente poetico. Ci ha sorpreso continuamente per 2 anni. Un bambino
autistico che a cena mangia dal tuo piatto. Questo gruppo di ragazzi autistici balla, ciascuno con la sua
patologia, ciascuno nel suo mondo, ma tutti insieme. Quando Bruno è messo all’angolo, costretto forse a
chiudere la sua associazione, vede i bambini che ballano e si commuove. Quell’emozione in realtà è
anche la nostra. È quello che abbiamo provato preparando la scena, quello che abbiamo voluto
provare a ricostruire nel film.




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