Eventi – Un genovese vince la Coppa del mondo del panettone

Panettone – Si è chiuso con oltre 4500 presenze il primo grande evento internazionale tutto dedicato al mondo del panettone, con premiazioni, tantissimi eventi collaterali distribuiti nei tre giorni e un pubblico appassionato e numeroso. Vince un italiano: il Primo premio della Coppa del Mondo del Panettone va all’italiano Massimo Ferrante di Campomorone (GE); Secondo premio a Marzio Monaco di Losone (CH) e Terzo premio a Luca Poncini di Maggia (CH). A consegnare il Primo premio il Presidente di giuria Gabriel Paillasson.

 

Una prima edizione che ha sorpreso tutti, dai pasticcieri al pubblico, che ha dato un forte segnale di interesse: un grande evento di tre giorni che ha emozionato, fatto stare con il fiato sospeso e appassionato, con tanto di lacrime. Oltre a Iginio Massari e Gabriel Paillasson, molti grandi maestri pasticcieri, come Paco Torreblanca, Pierpaolo Magni, Andrea Besuschio, Giambattista Montanari, Mario Romani, Jose Romero, Marco Molinari e altri ancora.

 

La giuria internazionale composta da maestri pasticceri provenienti da Italia, Spagna e Svizzera ha avuto il suo bel da fare di fronte ai venti finalisti in gara a Lugano, per conquistare la Coppa del Mondo del Panettone. Parliamo di un evento di alta pasticceria che ha visto cimentarsi i migliori pasticceri e panificatori arrivati da ogni parte del mondo.

 

Prima però di poter accedere alla finalissima di Lugano tenutasi lo scorso fine settimana, ideata e fortemente voluta dal pasticcere Giuseppe Piffaretti, i pasticceri e panificatori hanno dovuto affrontare e superare una selezione molto rigida.

 

Lo scorso 13 luglio infatti, si è tenuta a Pistoia la selezione italiana per poter partecipare alla Coppa del Mondo del Panettone. In gara tra i sette finalisti italiani selezionati per andare a Lugano figura il nome di Nicola Turdo, vincitore della selezione nazionale italiana. Nicola, titolare con suo fratello Maurizio del Panificio Picernese Ciarly ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti, convincendo una giuria attenta, critica e scrupolosa di professionisti, riuscendo così ad accedere alla finalissima di Lugano e sfidandosi con svizzeri, portoghesi, francesi, giapponesi e australiani.

 

Ai partecipanti in gara è stato chiesto di preparare un panettone tradizionale dalla forma alta e con Un taglio a croce su una cupola abbronzata e priva di glassa. La “competizione” è nata per premiare il panettone artigianale, mettendo a confronto le diverse culture di chi lo produce partendo esclusivamente dal lievito madre, vero fattore identitario e caratteristico.

Il lievito naturale, dice Nicola, mi ha cambiato la vita, mi appassiona, mi ha fatto scoprire un mondo nuovo, visto che sono sempre alla ricerca di prodotti innovativi e salutari.

 

Il panettone dei fratelli Turdo è riuscito a concorrere grazie ad una lievitazione perfetta, all’eleganza delle forme, al preciso metodo d’impasto e cottura, alla scelta degli ingredienti, alla finezza e all’equilibrio gustativo, all’originalità e al colore; questo però non è bastato, nonostante, l’alto livello qualitativo (così definito dalla giuria di esperti) del prodotto, a dare un risultato più roseo.

“Siamo partiti alla volta di Lugano – ci spiega Nicola Turdo, unico partecipante lucano a concorrere – senza troppe pretese, con la consapevolezza di non avere nulla da perdere, ma solo tanto da guadagnare. Così è stato, questa esperienza, la prima in assoluto a livello mondiale, mi ha emozionato, piacevolmente sorpreso, suscitato interesse, ci ha dato la possibilità di conoscere i grandi maestri del panorama della pasticceria internazionale, come lo spagnolo Paco Torreblanca (uno dei più importanti ed innovativi pasticceri degli ultimi trent’anni), Iginio Massari (conosciuto ed affermato pasticcere italiano), Gabriel Paillasson (lo chef pasticcere più famoso in Francia e del mondo) e tantissimi altri grandi ed importanti nomi. In quei giorni, continua Nicola, si respirava un clima unico, c’era un grande coinvolgimento tra colleghi del mondo della pasticceria provenienti da diverse nazioni, quindi ringrazio, anzi ringraziamo tutti i maestri, i colleghi finalisti e tutti coloro che hanno contribuito a rendere unica e determinate questa bellissima esperienza, arricchendo il nostro bagaglio culturale dolciario.

 

Abbiamo raggiunto comunque un importante traguardo che ci ha permesso di celebrare la storia e lavorazione del nostro panettone valicando i confini d’origine ed imponendosi sulla scena mondiale. Alla prossima conquista”. Grazie al Panificio Picernese Ciarly i riflettori sono stati e sono ancora una volta orgogliosamente accesi sulla nostra Lucania.

 

Spiega Giuseppe Piffaretti, patron della manifestazione «In questi tre giorni si è creato un clima unico, con un grande coinvolgimento tra colleghi del mondo della pasticcieria, provenienti da diverse nazioni: è questo il filo rosso della Coppa del Mondo del Panettone. Ringrazio tutti i maestri, i finalisti e tutti color che hanno contribuito a rendere unica questa edizione. Complimenti a tutti e in particolare ai vincitori, un segnale di forte della passione che ci accomuna».

 

Grande emozione per il vincitore del Primo premio Massimo Ferrante di Campomorone, un piccolo paese nell’hinterland genovese, proprio vicino al ponte Morandi: la rinascita parte anche da qui.

 

Ci sono inoltre altri premi assegnati: i premi per la miglior Presentazione al pubblico vanno a Katsuei Shiga e Bruno Buletti. Mentre per il concorso riservato ai giovani apprendisti della Scuola di Trevano, il primo premio va alla giovanissima Eleonora Nardi, che ritira il premio direttamente dal maestro Paillasson.

 

la nascita del panettone è legata a numerose leggende. La più famosa narra che il panettone sarebbe nato alla corte di Ludovico il Moro, signore di Milano nel lontano XV secolo. Era la Vigilia di Natale quando, in occasione del banchetto, il cuoco ufficiale della famiglia Sforza bruciò inavvertitamente un dolce. Per recuperare la situazione Toni, lo sguattero che lavorava in cucina, decise di utilizzare un panetto di lievito che aveva tenuto da parte per Natale. Lo lavorò aggiungendo farina, uova, uvetta, canditi e zucchero, ottenendo un impasto particolarmente lievitato e soffice.

 

Il dolce venne apprezzato così tanto che la famiglia Sforza decise di chiamarlo “pan di Toni”, da cui deriverà nei secoli a venire il termine “panettone”. Questa però non è l’unica leggenda legata a tale dolce natalizio, perché secondo altre storie ad inventarlo sarebbe stata suor Ughetta oppure Ughetto degli Atellani.

 

L’unica certezza è che il panettone è nato nel medioevo ed è legato alla tradizione, che vigeva all’epoca, di preparare in occasione del Natale dei pani molto ricchi, che venivano serviti dal capofamiglia ai commensali.

Per gli storici le prime prove documentali sull’esistenza del panettone risalgono al 1606. In quel periodo infatti il Dizionario milanese-italiano parla del “panaton de danedaa”. A quell’epoca era molto basso e non lievitato, simile al pandolce di Genova. Nell’Ottocento la ricetta venne perfezionata e il dolce prese il nome di “panattón o panatton de Natal”.

La forma attuale del panettone venne infine ideata negli anni Venti, quando Angelo Motta, prendendo ispirazione dal kulic, un dolce ortodosso che si mangia a Pasqua, decise di aggiungere nella ricetta anche il burro e di avvolgere il dolce nella carta paglia, rendendolo come lo vediamo oggi.




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