Papa – Udienza generale – Le doglie della creazione. La storia della creatura come mistero di gestazione

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Papa Francesco – Il Papa conclude il ciclo di catechesi dedicate agli anziani con una riflessione sull’Assunzione di Maria che ricongiunge la Vergine a Gesù Risorto e anticipa il nostro stesso destino: la vita del corpo risorto sarà cento e mille volte più viva di come l’abbiamo assaggiata su questa terra.

La catechesi di oggi, la 18ª sul tema della vecchiaia, ha per titolo “Le doglie della creazione. La storia della creatura come mistero di gestazione”.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Abbiamo da poco celebrato l’Assunzione in cielo della Madre di Gesù. Questo mistero illumina il compimento della grazia che ha plasmato il destino di Maria, e illumina anche la nostra destinazione. La destinazione è il cielo. Con questa immagine della Vergine assunta in cielo vorrei concludere il ciclo delle catechesi sulla vecchiaia. In occidente la contempliamo elevata verso l’alto avvolta di luce gloriosa; in oriente è raffigurata distesa, dormiente, circondata dagli Apostoli in preghiera, mentre il Signore Risorto la porta tra le mani come una bambina.

La teologia ha sempre riflettuto sul rapporto di questa singolare “assunzione” con la morte, che il dogma non definisce. Penso che sarebbe ancora più importante esplicitare il rapporto di questo mistero con la risurrezione del Figlio, che apre la via della generazione alla vita per tutti noi. Nell’atto divino del ricongiungimento di Maria con Cristo Risorto non è semplicemente trascesa la normale corruzione corporale della morte umana, non solo questo, è anticipata l’assunzione corporale della vita di Dio. Viene infatti anticipato il destino della risurrezione che ci riguarda: perché, secondo la fede cristiana, il Risorto è primogenito di molti fratelli e sorelle. Il Signore risorto è Colui che è andato prima, che è risorto prima di tutti, poi andremo noi: questo è il nostro destino: risorgere.

Potremmo dire – seguendo la parola di Gesù a Nicodemo – che è un po’ come una seconda nascita (cfr Gv 3,3-8). Se la prima è stata una nascita sulla terra, questa seconda è la nascita al cielo. Non a caso l’Apostolo Paolo, nel testo che è stato letto all’inizio, parla delle doglie del parto (cfr Rm 8,22). Come, appena usciti dal seno di nostra madre, siamo sempre noi, lo stesso essere umano che era nel grembo, così, dopo la morte, nasciamo al cielo, allo spazio di Dio, e siamo ancora noi che abbiamo camminato su questa terra. Analogamente a quanto è accaduto a Gesù: il Risorto è sempre Gesù: non perde la sua umanità, il suo vissuto, e neppure la sua corporeità, no, perché senza di essa non sarebbe più Lui, non sarebbe Gesù: cioè, con la sua umanità, con il suo vissuto.

Ce lo dice l’esperienza dei discepoli, ai quali Egli appare per quaranta giorni dopo la sua risurrezione. Il Signore mostra le ferite che hanno sigillato il suo sacrificio; ma non sono più le brutture dell’avvilimento dolorosamente patito, ormai sono la prova indelebile del suo amore fedele sino alla fine. Gesù risorto con il suo corpo vive nell’intimità trinitaria di Dio! E in essa non perde la memoria, non abbandona la propria storia, non scioglie le relazioni in cui è vissuto sulla terra. Ai suoi amici ha promesso: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,3). Lui se ne è andato per preparare il posto a tutti noi e dopo aver preparato un posto verrà. Non verrà solo alla fine per tutti, verrà ogni volta per ognuno di noi. Verrà a cercarci per portarci da Lui. In questo senso la morte è un po’ il passo all’incontro con Gesù che mi sta aspettando per portarmi da Lui.

Il Risorto vive nel mondo di Dio, dove c’è un posto per tutti, dove si forma una nuova terra e si va costruendo la città celeste, abitazione definitiva dell’uomo. Noi non possiamo immaginare questa trasfigurazione della nostra corporeità mortale, ma siamo certi che essa manterrà riconoscibili i nostri volti e ci consentirà di rimanere umani nel cielo di Dio. Ci consentirà di partecipare, con sublime emozione, all’infinita e felice esuberanza dell’atto creatore di Dio, di cui vivremo in prima persona tutte le interminabili avventure.

Gesù, quando parla del Regno di Dio, lo descrive come un pranzo di nozze, come una festa con gli amici, come il lavoro che rende perfetta la casa: è la sorpresa che rende il raccolto più ricco della semina. Prendere sul serio le parole evangeliche sul Regno abilita la nostra sensibilità a godere dell’amore operoso e creativo di Dio, e ci mette in sintonia con la destinazione inaudita della vita che seminiamo. Nella nostra vecchiaia, care e cari coetanei, e parlo ai “vecchi” e alle “vecchiette”, nella nostra vecchiaia l’importanza di tanti “dettagli” di cui è fatta la vita – una carezza, un sorriso, un gesto, un lavoro apprezzato, una sorpresa inaspettata, un’allegria ospitale, un legame fedele – si rende più acuta. L’essenziale della vita, che in prossimità del nostro congedo teniamo più caro, ci appare definitivamente chiaro. Ecco: questa sapienza della vecchiaia è il luogo della nostra gestazione, che illumina la vita dei bambini, dei giovani, degli adulti, e dell’intera comunità. Noi “vecchi” dovremmo essere questo per gli altri: luce per gli altri. L’intera nostra vita appare come un seme che dovrà essere sotterrato perché nasca il suo fiore e il suo frutto. Nascerà, insieme con tutto il resto del mondo. Non senza doglie, non senza dolore, ma nascerà (cfr Gv 16,21-23). E la vita del corpo risorto sarà cento e mille volte più viva di come l’abbiamo assaggiata su questa terra (cfr Mc 10,28-31).

Il Signore Risorto, non a caso, mentre aspetta gli Apostoli in riva al lago, arrostisce del pesce (cfr Gv 21,9) e poi lo offre loro. Questo gesto di amore premuroso ci fa intuire che cosa ci aspetta mentre passiamo all’altra riva. Sì, cari fratelli e sorelle, specialmente voi anziani, il meglio della vita è ancora tutto da vedere; “Ma siamo vecchi, cosa dobbiamo vedere in più?” Il meglio, perché il meglio della vita è ancora tutto da vedere. Speriamo questa pienezza di vita che ci aspetta tutti, quando il Signore ci chiamerà. La Madre del Signore e Madre nostra, che ci ha preceduti in Paradiso, ci restituisca la trepidazione dell’attesa perché non è un’attesa anestetizzata, non è un’attesa annoiata, no, è un’attesa con trepidazione: “Quando verrà il mio Signore? Quando potrò andare là?” Un po’ di paura perché questo passaggio non so cosa significa e passare quella porta dà un po’ di paura ma c’è sempre la mano del Signore che ti porta avanti e attraversata la porta c’è la festa. Siamo attenti, voi cari “vecchi” e care “vecchiette”, coetanei, siamo attenti, Lui ci sta aspettando, soltanto un passaggio e poi la festa.

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SALUTI

Je salue cordialement les pèlerins de langue française présents à cette audience, en particulier les personnes venues de France et du Liban, ainsi que les pèlerins du Burkina Faso qui font actuellement le tour des sanctuaires d’Italie. Demain nous fêterons Saint Louis, roi de France, modèle d’époux, de père et d’homme politique : puisse son exemple soutenir votre témoignage chrétien. Que Dieu vous bénisse !

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese presenti a questa udienza, in particolare i pellegrini provenienti dalla Francia e dal Libano, nonché i pellegrini del Burkina Faso che stanno visitando i santuari d’Italia. Domani festeggeremo San Luigi, re di Francia, modello di marito, di padre e di politico: il suo esempio sostenga la vostra testimonianza cristiana. Dio vi benedica tutti!]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially the groups from Malta, Singapore and the United States of America. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Malta, Singapore e Stati Uniti d’America. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo. Il Signore vi benedica!]

Herzlich grüße ich die Brüder und Schwestern deutscher Sprache. In diesen Sommerwochen sind viele Menschen zu verschiedenen Urlaubszielen aufgebrochen. Vergessen wir angesichts der vielen Ziele, die wir im Leben verfolgen, nicht das große Ziel, die endgültige Bestimmung unseres Lebens: die Einheit und Gemeinschaft mit Gott.

[Saluto cordialmente i fratelli e le sorelle di lingua tedesca. In queste settimane d’estate tante persone sono partite per diverse destinazioni di vacanza. Non dimentichiamo – di fronte ai molti obiettivi che perseguiamo nella vita – la grande meta, la destinazione finale della nostra esistenza: l’unità e la comunione con Dio. A tutti voi la mia benedizione!]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. Pidamos al Señor que, en el camino de esta vida terrena, sepamos sembrar con gestos de amor y ternura lo que cosecharemos en el Reino de los cielos. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.

Saúdo cordialmente os fiéis de língua portuguesa, em particular os peregrinos da Diocese do Porto e os membros da Comunidade Amigos de Jesus, de Ipatinga. Irmãos e irmãs, o exemplo de São Bartolomeu Apóstolo, que hoje celebramos, reforce em vós o compromisso de levar o Evangelho a todos. Que Deus vos abençoe!

[Saluto cordialmente i fedeli di lingua portoghese, in particolare i pellegrini della Diocesi di Porto e i membri della Comunità Amici di Gesù, di Ipatinga. Fratelli e sorelle, l’esempio di San Bartolomeo Apostolo, che oggi celebriamo, rafforzi in voi l’impegno di portare il Vangelo a tutti. Dio vi benedica!]

أُحَيِّي المؤمِنينَ الناطِقينَ باللغَةِ العربِيَّة. حِكمَةُ الشَّيخوخةِ هيَ مكانُ الحَمْلِ والمَخاض، الّذي يُنيرُ حياةَ الأطفال، والشَّباب، والبالغينَ والجماعةَ بأكمَلِها، فَتَبدُو حياتُنا كلُّها مِثلَ بِذرَةٍ يجبُ دَفنُها تحتَ التُّراب، حتَّى تُعطِيَ الزهرةَ ثمَّ الثّمرة، لهذا أقولُ لكُم، أيُّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، وخاصّةً أنتم كبارُ السِّنّ، إنَّ أفضلَ ما في الحياةِ لم نُشاهِدْهُ بَعد. باركَكُم الرّبُّ جَميعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!

[Saluto i fedeli di lingua araba. La sapienza della vecchiaia è il luogo della nostra gestazione, che illumina la vita dei bambini, dei giovani, degli adulti, dell’intera comunità, e l’intera nostra vita appare come un seme che dovrà essere sotterrato perché nasca il suo fiore e il suo frutto, dunque, vi dico, cari fratelli e sorelle, specialmente voi anziani, il meglio della vita è ancora tutto da vedere. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!]

Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów, a szczególnie dzieci i młodzież, którzy przygotowują się do rozpoczęcia roku szkolnego. Wiele z nich będzie mogło się uczyć dzięki otrzymanym od Caritas Polska „Tornistrom pełnym uśmiechu”, które trafią też do uchodźców z Ukrainy. Dzielcie się z potrzebującymi i uczcie się solidarności. Z serca wam błogosławię.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi, in particolare i bambini e ragazzi che si preparano all’inizio dell’anno scolastico. Molti di loro potranno studiare grazie agli “Zaini pieni di sorrisi” ricevuti da Caritas Polonia, che andranno anche ai rifugiati provenienti dall’Ucraina. Continuate a condividere con chi ha bisogno, testimoniando la solidarietà. Vi benedico di cuore.]

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APPELLO

Rinnovo l’invito a implorare dal Signore la pace per l’amato popolo ucraino che da sei mesi – oggi – patisce l’orrore della guerra. Auspico che si intraprendano passi concreti per mettere fine alla guerra e scongiurare il rischio di un disastro nucleare a Zaporizhzhia. Porto nel cuore i prigionieri, soprattutto quelli che si trovano in condizioni fragili, e chiedo alle autorità responsabili di adoperarsi per la loro liberazione. Penso ai bambini, tanti morti, poi tanti rifugiati – qui in Italia ce ne sono tanti – tanti feriti, tanti bambini ucraini e bambini russi che sono diventati orfani e l’orfanità non ha nazionalità, hanno perso il papà o la mamma, siano russi siano ucraini. Penso a tanta crudeltà, a tanti innocenti che stanno pagando la pazzia, la pazzia di tutte le parti, perché la guerra è una pazzia e nessuno in guerra può dire: “No, io non sono pazzo”. La pazzia della guerra. Penso a quella povera ragazza volata in aria per una bomba che era sotto il sedile della macchina a Mosca. Gli innocenti pagano la guerra, gli innocenti! Pensiamo a questa realtà e diciamoci l’un l’altro: la guerra è una pazzia. E coloro che guadagnano con la guerra e con il commercio delle armi sono dei delinquenti che ammazzano l’umanità. E noi pensiamo ad altri Paesi che sono in guerra da tempo: più di 10 anni la Siria, pensiamo la guerra nello Yemen, dove tanti bambini patiscono la fame, pensiamo ai Rohingya che girano il mondo per l’ingiustizia di essere cacciati dalla loro terra. Ma oggi in modo speciale, a sei mesi dall’inizio della guerra, pensiamo all’Ucraina e alla Russia, ambedue i Paesi ho consacrato all’Immacolato Cuore di Maria, che Lei, come Madre, volga lo sguardo su questi due Paesi amati: veda l’Ucraina, veda la Russia e ci porti la pace! Abbiamo bisogno di pace!

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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore di Carità di Santa Maria che stanno celebrando il loro Capitolo, i Seminaristi partecipanti ad un incontro estivo di formazione. Tutti incoraggio a vivere la propria vocazione come servizio umile e gioioso a Dio e ai fratelli.

Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli, che sono tanti. L’esempio dell’Apostolo San Bartolomeo, che ricordiamo oggi, vi aiuti a guardare con fiducia a Cristo, che è luce nelle difficoltà, sostegno nelle prove e guida in ogni momento della vita.

A tutti voi la mia benedizione.




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