Papa Francesco ed il Natale in pandemia

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Papa – Ricevendo in Vaticano i partecipanti e gli organizzatori del “Christmas Contest”, concorso canoro rivolto ai giovani,  Papa Francesco ricorda che la nascita di Cristo è “la festa della compassione” e della “tenerezza” e che sono i piccoli gesti a generare “dinamiche culturali, sociali ed educative”.

Il Papa ha iniziato l’incontro ringraziando la Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis, nata nel 2015 per sostenere la missione educativa, e le Missioni Don Bosco Valdocco per avere proposto questo concorso. Un incontro che – afferma – avviene “ormai alle porte dell’Avvento” e in piena emergenza sanitaria.

Il dono al Papa di Mogol, autore di tanti testi importanti della musica italiana

Cari fratelli e sorelle!

Un cordiale saluto a tutti voi, che a vario titolo partecipate al Christmas Contest. Ringrazio la Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis e Missioni Don Bosco Valdocco per avere proposto questo concorso, che dà voce ai giovani invitandoli a creare canzoni inedite ispirate al Natale e ai suoi valori. E dunque un benvenuto speciale a voi giovani, che con entusiasmo avete raccolto la sfida; come pure a quanti vi accompagnano: sportivi, con le loro Federazioni, e cantanti.

Sono contento di incontrarvi, ormai alle porte dell’Avvento, il periodo che ogni anno ci introduce al Natale e al suo Mistero. Anche quest’anno le sue luci saranno sommesse per le conseguenze della pandemia, che ancora pesa sul nostro tempo. A maggior ragione, siamo chiamati a interrogarci e a non perdere la speranza. La festa della Nascita di Cristo non è una stonatura rispetto alla prova che stiamo vivendo, perché è per eccellenza la festa della compassione, la festa della tenerezza. La sua bellezza è umile e piena di calore umano.

La bellezza del Natale traspare nella condivisione di piccoli gesti di amore concreto. Non è alienante, non è superficiale, non è evasiva; al contrario, allarga il cuore, lo apre alla gratuità – la gratuità, parola che gli artisti possono capire bene! -, al dono di sé, e può generare anche dinamiche culturali, sociali ed educative.

È con questo spirito che abbiamo dato vita al Patto Educativo Globale, un’ampia alleanza educativa «per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna».

Per raggiungere questi obiettivi ci vuole coraggio: «Il coraggio di mettere al centro la persona» e di «mettersi al servizio della comunità».  Ci vuole coraggio e anche creatività. Ad esempio, voi avete composto nuove canzoni natalizie e le avete condivise per un progetto più grande, un progetto che crede nella bellezza come via di crescita umana, per sognare insieme un mondo migliore.

Mi piace ripetere le parole di San Paolo VI: «Questo mondo nel quale noi viviamo ha bisogno della bellezza per non cadere nella disperazione».  Quale bellezza? Non quella falsa, fatta di apparenza e di ricchezza terrena, che è vuota e generatrice di vuoto. No. Ma quella di un Dio che si è fatto carne, quella dei volti – la bellezza dei volti –, la bellezza delle storie; quella delle creature che formano la nostra casa comune e che – come ci insegna San Francesco – partecipano alla lode dell’Altissimo.

Vi ringrazio, cari giovani, artisti e sportivi, perché non dimenticate di essere custodi di questa bellezza, che il Natale del Signore fa risplendere in ogni gesto quotidiano di amore, di condivisione e di servizio. Grazie e tanti auguri a voi e alle vostre famiglie!




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