Vaticano – Ecco i nuovi Beati di Papa Francesco

Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti che danno il via libera alla beatificazione. Saliranno all’onore degli altari anche due laici uccisi con Rutilio Grande nel Salvador. Saranno canonizzati un martire in India e la religiosa italiana Maria Francesca di Gesù, fondatrice della Suore Terziarie Cappuccine di Loano.

Saranno Beati il giovane Carlo Acutis e il sacerdote gesuita Rutilio Grande García. Ha dato il via libera il Papa che ieri, ricevendo il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato il Dicastero a promulgare i rispettivi Decreti. Insieme a Rutilio Grande saranno beatificati anche due compagni laici, uccisi con lui nel 1977, in odio alla fede, nel Salvador.

Carlo Acutis

Nato nel 1991 a Londra e rientrato nello stesso anno in Italia con i genitori, Carlo Acutis fu molto legato alla devozione alla Vergine e all’Eucaristia, realizzando anche progetti informatici sui temi della fede, come un sito sui “Miracoli Eucaristici”. Un ragazzo normale, amava studiare e giocare a pallone, faceva il servizio di catechista. Forte la sua esperienza di volontariato con i clochard e nelle mense dei poveri.

Fu colto da una leucemia fulminante e morì a soli 15 anni, il 12 ottobre del 2006 a Monza, offrendo le sue sofferenze per il Papa, per la Chiesa, per andare in Paradiso. I suoi resti mortali si trovano nel Santuario della Spogliazione ad Assisi. Il miracolo attribuito alla sua intercessione riguarda la guarigione, nel 2013, di un bambino brasiliano affetto da importanti disturbi all’apparato digerente, con rara anomalia anatomica congenita del pancreas.

Padre Rutilio

Furono uccisi in odio alla fede, nel Salvador, il gesuita padre Rutilio Grande García, assieme a Manuel Solorzano Solórzano, sposo e padre di 10 figli, di 72 anni, e al giovane Nelson Rutilio Lemus, che aveva 16 anni. Era il 12 marzo del 1977 quando l’auto sulla quale viaggiavano fu mitragliata da alcuni uomini. I tre morirono all’istante mentre tre bambini a bordo si salvarono. Forte l’impegno di padre Rutilio per la partecipazione dei laici alla vita parrocchiale e la sua attenzione a poveri ed emarginati, anche condannando le azioni repressive nei loro confronti da parte del regime e dell’oligarchia al potere. Sant’Óscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, fu profondamente scosso dall’assassinio di padre Rutilio e presiedette personalmente la Messa esequiale nella Chiesa Cattedrale di San Salvador. Legato alla sua figura anche Papa Francesco che vi si soffermò nella conversazione con i gesuiti del Centroamerica durante la Gmg di Panama l’anno scorso.

 

Saranno invece proclamati santi un laico, il Beato Lazzaro, detto Devasahayam ucciso in odio alla fede in India nel 1752, e una religiosa, la Beata Maria Francesca di Gesù (al secolo Anna Maria Rubatto), fondatrice della Suore Terziarie Cappuccine di Loano, nata a Carmagnola (Italia) nel 1844 e morta a Montevideo (Uruguay) nel 1904.

Con il riconoscimento delle virtù eroiche diventano Venerabili Servi di Dio: il sacerdote diocesano Emilio Venturini, fondatore della Congregazione delle Suore Serve dell’Addolorata, nativo di Chioggia (1842-1905); il sacerdote diocesano Pirro Scavizzi, di Gubbio (1884-1964); Emilio Recchia, sacerdote professo della Congregazione delle Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo, nato a Verona (1888-1969); il laico Mario Hiriart Pulido, nato a Santiago del Cile (1931-1964).

 

L’eroicità delle virtù del Servo di Dio Emilio Recchia, Sacerdote professo della Congregazione delle Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo; nato a Verona (Italia) il 19 febbraio 1888 e ivi morto il 27 giugno 1969.

Il Servo di Dio Emilio Recchia nacque il 19 febbraio 1888 a Verona (Italia), in una famiglia profondamente cristiana e benestante. Nel 1903, mentre frequentava il quarto anno di ginnasio, entrò nella Congregazione delle Sacre Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo (Stimmatini). Il 15 agosto 1905 emise la professione religiosa temporanea e, l’8 agosto 1908, quella perpetua. Terminati gli studi, il 3 settembre 1911 fu ordinato sacerdote. Si dedicò alla predicazione e alla formazione dei giovani nelle comunità stimmatine di Gemona, Pistoia, Milano e Verona.

Durante la Prima Guerra Mondiale prestò servizio come Cappellano Militare e venne inviato al fronte. Il 30 ottobre 1917, mentre assisteva alcuni feriti, fu catturato dagli Austriaci e rinchiuso nella Fortezza di Rastatt. Nel 1918 venne trasferito nella Prigione degli Ufficiali di Schwarmstedt, da dove fu liberato un anno dopo in pessime condizioni di salute.

Nel 1919 riprese l’attività pastorale a Milano, Roma, Verona e Trento. Nel Capitolo Generale del 1934 venne eletto Segretario Generale e fu trasferito a Roma, nella parrocchia di “S. Croce”, di cui fu parroco per 32 anni. Durante la Seconda Guerra Mondiale ospitò numerose famiglie ebree.

Trasferitosi a Verona per gravi problemi di salute, morì il 27 giugno 1969.

Il Servo di Dio realizzò l’ideale del religioso fedele alla sua consacrazione. La fede fu il fondamento di tutte le altre virtù. Nutrì un’intensa vita spirituale, soprattutto con l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera anche notturna davanti al Santissimo Sacramento e la recita del Rosario, che lo portavano alla profonda unione con il Signore. Visse un’eroica speranza nel suo abbandono fiducioso in Dio, trasmettendola anche a quanti lo avvicinavano, soprattutto malati e sofferenti. Esercitò la carità verso il prossimo, dedicandosi con grande dedizione all’apostolato. Mirò alla perfezione attraverso la fedeltà quotidiana alla vita religiosa, preoccupandosi principalmente della salvezza delle anime. Eroica fu la sua costante donazione al prossimo: assisteva i malati, soprattutto se moribondi; soccorreva i poveri e i disoccupati, difendeva i deboli, consolava i sofferenti. Amava dedicarsi alla catechesi dei bambini e agli esercizi spirituali per gli adulti. Fu un formatore di coscienze, incoraggiando alla santità, conservando un atteggiamento mite, pronto all’ascolto di tutti coloro che si rivolgevano a lui per essere guidati. Luminoso fu il suo esempio di povertà evangelica, obbedienza e umiltà.

 

Il Servo di Dio Pirro Scavizzi nacque a Gubbio (Italia) il 31 marzo 1884. Trasferitosi a Roma insieme alla famiglia, nel 1900 entrò nel Collegio Capranica, studiando alla Pontificia Università Gregoriana. Con alcuni suoi compagni, emise il voto di rinunciare agli onori per dedicarsi al servizio dei più umili.

Il 7 luglio 1907 fu ordinato sacerdote e venne nominato vicario parrocchiale della parrocchia “San Vitale” a Roma. Contemporaneamente collaborò con i Sacerdoti Missionari Imperiali che avevano assunto il compito, come sacerdoti romani, di predicare gratuitamente le missioni al popolo dell’ex territorio pontificio. Durante il servizio in parrocchia, il Servo di Dio divulgò la spiritualità mariana, si dedicò ai giovani, alle vocazioni e agli ammalati. Nel 1915 prestò il servizio di cappellano militare. Con l’Ordine di Malta accompagnò un treno-ospedale, sperimentando direttamente il dramma della guerra.

Nel 1919, ricevette l’incarico di parroco di “Sant’Eustachio” in Roma. Anche qui, valorizzò le attività dei laici e si dimostrò instancabile nella predicazione e nelle confessioni. Con le sue doti di musicista creò canti e poemi per diverse occasioni liturgiche. Insieme a Mons. Ermenegildo Florit, futuro Arcivescovo di Firenze, ed Eugenio Zolli fondò l’associazione “Nostra Signora di Sion” per sostenere l’amicizia ebraico-cristiana. Accompagnò anche diversi “Treni bianchi” (UNITALSI) come cappellano, per portare gli ammalati – tra loro anche molti sacerdoti – da Roma a Lourdes.

Visse momenti di profonda prova quando, nel 1929, fu accusato di aver violentato e ucciso una ragazza. Il Sant’Uffizio si occupò del caso, il Vicario di Roma prese provvedimenti, ma fu provata la sua totale innocenza.

Nel 1932 il Servo di Dio presentò al Vicario le dimissioni da parroco e si dedicò completamente alla predicazione con i Missionari Imperiali. Con la Seconda Guerra Mondiale, il Servo di Dio riprese il ruolo di cappellano militare dell’Ordine di Malta, affrontò viaggi in Russia e in Polonia per volontà del Santo Padre, al fine di prendere contatto con i Vescovi dei Paesi occupati. A Roma si adoperò a favore degli ebrei durante l’occupazione tedesca.

Dopo la guerra, continuò la sua missione di predicatore, spesso nella modalità delle missioni popolari. Nel 1947 fu nominato da Pio XII suo Prelato Domestico. Nel 1960 fu chiamato da San Giovanni XXIII a predicare gli esercizi al Papa e alla Curia Romana.

Nel 1964 gli fu diagnosticato un tumore all’intestino. Morì il 9 settembre 1964 a Roma.

Il Servo di Dio visse eroicamente la virtù della fede, che si manifestava soprattutto nel fervore con cui celebrava la Santa Messa. Inoltre trascorreva lunghe ore in adorazione, era devoto della Beata Vergine Maria e si dedicava alla cura delle anime con la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione. Il Servo di Dio si fidava completamente della Divina provvidenza, così da essere animato da un’incrollabile virtù della speranza. La sua carità era evidente nell’annuncio della Parola di Dio, soprattutto ai poveri. Soffriva per i peccati, ma era comprensivo con i peccatori. Visitava spesso gli infermi. Ebbe una carità particolare verso gli ebrei. Visse poveramente per aiutare il prossimo bisognoso.

Il grado eroico delle virtù, lo manifestò nella resistenza alla fatica, nelle tante ore trascorse al confessionale, nella sopportazione paziente dei dolori fisici nel periodo della malattia. Fu un sacerdote tutto dedito alle anime, dalla fede forte, nutrita dalla preghiera e dall’amore del prossimo donato senza risparmio.

L’eroicità delle virtù del Servo di Dio Emilio Venturini, Sacerdote diocesano, Fondatore della Congregazione delle Suore Serve dell’Addolorata; nato a Chioggia (Italia) il 9 gennaio 1842 e ivi morto il 1° dicembre 1905.

 

Il Servo di Dio Emilio Venturini nacque il 9 gennaio 1842 a Chioggia (Italia). Nel 1858, entrò nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri della sua città natale. Il 24 settembre 1864, venne ordinato sacerdote. Fino al 1868, anno della soppressione dell’Oratorio da parte del governo, il Servo di Dio si impegnò in attività educative e pastorali all’interno della comunità, nel seminario e nel servizio dei poveri, emarginati e di quanti avevano bisogno di essere educati alla fede. Dopo la soppressione dell’Oratorio, visse in famiglia e continuò la sua attività pastorale ed educativa. Nel 1871, insieme alla maestra Elisa Sambo, fondò, l’Istituto delle “Orfanelle di S. Giuseppe” per prendersi cura delle bambine orfane o abbandonate. Nel 1873 l’Istituto si traferì in un edificio più grande e, per affiancare la maestra Sambo, il Servo di Dio diede inizio ad una comunità religiosa denominata originariamente “Congregazione delle Figlie di Maria Santissima Addolorata” e poi “Serve di Maria Addolorata”.

Nel 1893 morì il Superiore dell’Oratorio, P. Giuseppe Vianelli, e il Servo di Dio rimase l’unico sacerdote oratoriano a Chioggia. Pur continuando a vivere presso l’abitazione della sorella a causa delle pessime condizioni di salute, il Servo di Dio si diede da fare per lo ristabilimento degli oratoriani. Nel frattempo un giovane “formando”, Giuseppe Veronese, tentò di ripristinare il cammino dell’Istituto in modo inusuale e, pur senza avere i requisiti, si fece nominare dalla Curia vescovile come Rettore della chiesa del Patrocinio, retta dai Filippini. Nel 1902 la Congregazione per i Vescovi e i Regolari annullò tale decisione e nominò il Servo di Dio preposito dell’Oratorio con l’obbligo di osservare la vita comunitaria. Questa decisione portò quest’ultimo ad uscire dall’Oratorio, anche perché le condizioni igieniche della casa religiosa erano pessime. Rinunciò anche alla carica di Preposito e si dedicò alla Congregazione delle Serve di Maria Addolorata. Accolto nel clero diocesano di Chioggia, continuò a distinguersi per zelo e sapienza.

Morì il 1° dicembre 1905 a Chioggia (Italia).

 

Formato nella spiritualità oratoriana, il Servo di Dio visse una profonda fede, alimentata dalla preghiera e dalla celebrazione della Santa Messa. La Vergine Addolorata fu la figura che il Servo di Dio predilesse perché richiamava il mistero della croce, fondamento della virtù della fede. Fu un uomo pieno della virtù della speranza, fondata sulla totale fiducia nella Provvidenza Divina.

Il Servo di Dio si distinse nella virtù della carità, soprattutto verso le Suore della Congregazione da lui fondata e verso le persone indigenti. Per amore di Gesù Cristo abbracciò una vita povera e si dedicò ai poveri spirituali e materiali.

In un contesto socio-religioso contrassegnato da molteplici sfide, il Servo di Dio cercò di rispondervi con creatività evangelica. I tratti specifici della spiritualità oratoriana furono da lui vissuti in pienezza: una costante vita di grazia; uno spirito fervoroso di orazione; l’esercizio perseverante, generoso e volontario delle opere di misericordia; lo spirito di amore fraterno che si forma nell’ascolto quotidiano della Parola di Dio; la devozione profonda verso la Madre di Dio e la fedeltà alla comunione e missione della Chiesa.

Il Servo di Dio visse anche la virtù dell’obbedienza, soprattutto nei momenti più difficili della vita. In merito alla sofferta decisione di rifiutare la nomina a Superiore della Comunità degli Oratoriani da parte della Congregazione per i Vescovi e Regolari, il Servo di Dio non si sentì di riprendere la vita comunitaria per le sue critiche condizioni di salute. Non si trattò di un atto di disobbedienza nei confronti della Santa Sede, che per di più non gli imponeva una scelta ma precisava le condizioni nel caso volesse continuare la vita oratoriana. Dopo l’accurato discernimento, il Servo di Dio scelse di obbedire alla propria coscienza, anche per dedicarsi completamente alle opere di misericordia.

L’eroicità delle virtù del Servo di Dio Mario Hiriart Pulido, Laico; nato a Santiago del Cile (Cile) il 23 luglio 1931 e morto a Milwaukee (Stati Uniti d’America) il 15 luglio 1964.

 

Il Servo di Dio Mario Hiriart Pulido nacque a Santiago del Cile (Cile) il 23 luglio 1931. Frequentò l’Istituto “Afonso de Ercilla”, retto dai Fratelli Maristi. Nel 1949, mentre era studente universitario, conobbe il Movimento di Schönstatt e decise di farne parte. Il 29 maggio 1949, insieme ad alcuni amici dello stesso gruppo, il Servo di Dio fece un atto di consacrazione alla Madonna presso il Santuario di Schönstatt “La Bellavista” a Santiago de Chile, ponendosi all’interno della “Alleanza d’Amore con Maria”.

Nel 1953 si laureò alla Facoltà d’Ingegneria dell’Università Cattolica del Cile con il massimo dei voti e l’anno successivo fu assunto come ingegnere da un’importante ditta, nella quale lavorò in vari progetti di pianificazione dello sviluppo economico in tutto il Paese. Quando capì che la sua vocazione non era quella matrimoniale, decise di rimanere nello stato laicale e consacrarsi in uno dei rami del Movimento di Schönstatt, quello dei “Fratelli di Maria”. Lasciata la Società per cui lavorava, divenne insegnante a tempo pieno nella Facoltà di Ingegneria dell’Università Cattolica di Santiago. Apostolo tra i giovani, cercò di diffondere il carisma del suo Movimento. Con questo scopo, nel 1964, pianificò un viaggio in Germania. Quindi, si recò negli Stati Uniti, dove gli viene diagnosticato un cancro terminale a livello dello stomaco. Morì nell’ospedale di Milwaukee (Stati Uniti d’America) il 15 luglio 1964, poco prima di compiere 33 anni di età e dopo aver ricevuto l’Unzione degli Infermi.

Il Servo di Dio, nella sua breve vita, testimoniò l’amore a Dio e alla Chiesa, noncurante dell’ambiente in cui operò a volte ostile o indifferente alla religione. Visse eroicamente la virtù della fede, soprattutto testimoniandola in ambito lavorativo. Suoi pilastri furono l’Eucaristia e la devozione a Maria. L’esercizio eroico della virtù della speranza gli permise di vincere numerose difficoltà di percorso: la sua decisione vocazionale, la vita nel Movimento di Schönstatt, la solitudine in Cile, le defezioni dei suoi compagni. Di fronte alle difficoltà si affidava sempre alla Vergine Maria. Visse anche eroicamente la virtù della carità verso Dio e verso il prossimo. Rimase sempre vicino ai suoi familiari, in particolare alla madre malata. Fu una persona disposta ad ascoltare e ad aiutare i giovani. Percorse il cammino di santità da vero testimone del messaggio evangelico nel contesto laicale, mediante l’evangelizzazione del mondo del lavoro e della cultura. Nelle questioni interne al Movimento, il Servo di Dio cercò il dialogo, proponendo vie di conciliazione. Durante la malattia il suo atteggiamento di accettazione fu edificante per tutti.

La fama di santità è rimasta viva sino ad oggi.

 

 




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