5 anni fa la strage di Utoya oggi l’attentato in Germania a Monaco di Baviera coincidenze?

5 anni fa la strage di Utoya, oggi l’attentato in Germania a Monaco di Baviera. Forse solo una coincidenza ma la conclusione dell vicenda di Monaco appare ancora lontana.
Il 22 luglio del 2011, Anders Breivik, norvegese allora 32enne, uccise 77 persone, tutte giovani, e ne ferì almeno altre 200 sull’isola norvegese nella contea di Buskerud. I ragazzi stavano partecipando a un campo estivo organizzato dalla Lega dei Giovani Lavoratori. Un attentato brutale e terribile, è stato accertato nel corso delle indagini, per mandare un “messaggio forte al popolo, per fermare i danni del Partito Laburista Norvegese” e per fermare “una decostruzione della cultura norvegese per via dell’immigrazione in massa dei musulmani”. Breivik, giudicato sano di mente e capace di intendere e di volere, è stato condannato a 21 anni di carcere. ‘”Lotterò fino alla morte per il nazismo” , ha dichiarato l’estremista di destra entrando in tribunale, e dopo aver salutato i suoi avvocati con il saluto nazista. Breivik non si è mai pentito per quello che ha fatto.
L’attacco terroristico a Monaco di Baviera si è verificato esattamente cinque anni dopo la strage di Utoya. Forse è solo un caso. Ma continuano ad arrivare indizi che potrebbero portare le forze dell’ordine ad indagare su una possibile “matrice bianca” dell’attentato al centro commerciale Olympia della città tedesca. La tv N24 ha riferito che una testimone oculare avrebbe sentito uno dei terroristi gridare “stranieri di merda”.Vi sono infatti anche testimonianze di un terrorista che urlava la ormai famosa frase “Allah è grande”. Incertezza e tante ipotesi. Molti i dubbi e complicato esporsi e giungere a conclusioni. Chi vi scrive ha ancora in mente la lunga notte turca in cui Erdogan veniva dato per spacciato per poi ritrovarlo al potere e più forte di prima. Le lezioni insegnano: ipotesi sugli avvenimenti ok ma attenzione perché in situazionb così confuse senza prove tangibili nessuna pista può essere data per certa sino all’arrivo dell’evidenza (sempre che la verità ci venga raccontata).




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